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Nadia Nadim, dalla guerra al calcio

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Nadia Nadim

E’ solo una ragazzina Nadia Nadim, quando, insieme alla mamma Hamida e alle sue sorelline, lascia Kabul per andare alla ricerca di una vita migliore, di un futuro che le possa restituire almeno un po’ di quella serenità già così tanto segnata dagli orrori della guerra.

Nadia Nadim, dalla guerra al calcio

Papà Rabani, generale dell’esercito afghano, è stato, infatti, prima sequestrato e poi ucciso nel deserto dai talebani: pare perché troppo sovversivo e ribelle per le idee totalitarie e per nulla garantiste del regime. E così, passato il confine con il Pakistan e grazie a dei passaporti falsi, mamma e figlie arrivano in Italia ma solo per un breve passaggio.

Nadia Nadim, una vita per lo sport

Con l’aiuto di alcuni contrabbandieri, che le caricano sul retro di camion, proseguono, infatti, il loro viaggio fino ad arrivare in Danimarca dove finiscono con lo stabilirsi definitivamente. É dura, ma con il tempo e gran fatica, riescono in quella che è senza dubbio la battaglia più dura, recuperare piccoli sprazzi di serenità. E perché no, anche di normalità: già perché quel paese così freddo e a nord dell’Europa, ha il gran dono di far risultare semplici e giuste anche le cose più impensabili, come quella di vedere giocare a pallone, in strada, una ragazzina in mezzo a tanti, e soli, maschietti. Quella ragazzina è Nadia da sempre appassionata di calcio, come suo papà Rabani.

Nadia Nadim, oggi nel campionato americano

Da lui ha ripreso anche il talento: così almeno sembrerebbe visto che a sedici anni viene notata e ingaggiata prima dall’Aalborg, e poi dal Viborg e dallo Skovbakken. Con la maggiore età arriva anche la cittadinanza danese, la nazionale e il Fortuna Hjorring con cui nel 2012 vince il campionato e debutta in Champion League. Oggi Nadia milita nel campionato americano, uno tra i più importanti al mondo, con la squadra dello Sky Blue. La sua maglia, numero nove, è il simbolo della lotta per la libertà contro ogni forma di disparità, anche fra sessi. La semplice libertà di affermarsi in uno sport da sempre considerato di assoluta prerogativa maschile.

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