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Giulia Domna, imperatrice che venne dalla Siria

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Giulia Domna

Giulia Domna fu la seconda moglie di Settimio Severo, madre di Caracalla e Geta, simbolo femminile della dinastia dei Severi. Una donna distante da noi secoli, eppure per molti aspetti incredibilmente vicina. Perché? Tanti erano i motivi.

Giulia Domna nacque nell’assolata e splendente Emesa, che oggi è Homs, città devastata dalla guerra in Siria. Ebbene sì, la futura imperatrice era siriana e il suo futuro consorte, Settimio Severo, capo del mondo civile, era di origine libica. Giova sempre ricordare che i romani non erano razzisti in senso moderno: per loro, sin dai tempi più remoti, il colore della pelle non aveva alcun significato. Era altro ciò che distingueva il romano dal barbaro. La raffigurazione di schiavi di colore è tipica dei quadri dell’Ottocento e riflette la cultura dell’epoca in cui quelle opere furono dipinte, non certo il sentire romano autentico. Fa riflettere pensare che un libico e una siriana ressero le sorti della culla della civiltà occidentale per diversi anni. I loro luoghi di nascita oggi sono legati a crisi politiche e belliche fortissime, che generano onde di tensione in tutto il mondo e portano ad interrogarsi profondamente e dolorosamente sul domani.

Il matrimonio con Settimio Severo

Il padre di Giulia Domna, Giulio Bassiano, era un sacerdote della divinità solare El-Gabal. L’impero, che già covava germi di

Chiara Pavoni monologo "Io, Giulia Domna" scritto da Stefania Severi
Chiara Pavoni nel monologo “Io, Giulia Domna”, scritto da Stefania Severi

una forte crisi, era tuttavia al massimo della sua espansione: merci e persone si spostavano agevolmente, aiutate da un sistema stradale e postale ineccepibile, dall’unica lingua, dall’unica moneta e dalla chiarezza del diritto. Caracalla, figlio di Giulia Domna, avrebbe in pochi anni concesso la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Giulia Domna, giovanissima, fu scelta come moglie da Settimio Severo tra il 185 e il 187 d.C. Lui allora si trovava in Gallia, era un proconsole ambiziosissimo e, venuto a conoscenza di un oroscopo in base al quale la giovane Giulia avrebbe avuto un marito “regale”, decise di assicurarsi con le nozze un altro passo avanti nel sentiero verso l’ambito potere.

Il potere di Giulia Domna

Giulia Domna fu la prima imperatrice a esercitare veramente un potere politico e decisionale, è l’unica donna che vediamo raffigurata in un atto pubblico di rilevante importanza come il sacrificio, insieme a suo marito. Fu sua l’iniziativa di restaurare la casa delle Vestali. D’altronde, ormai, ci troviamo nel “dominato” e non più nel “principato”: la finzione che l’imperatore sia la voce del Senato, primo e quindi princeps tra loro, è caduta. Eppure proprio il potere della corte, che rende più agili alcune decisioni, inizia a mettere in crisi le casse dell’impero. Giulia Domna ebbe forte influenza sulle decsioni del marito e seguì Settimio Severo nelle sue campagna militari e per questo ricevette l’appellativo di Mater Castrorum, Madre degli Accampamenti. Era una donna colta, amava documentarsi sulle popolazioni con cui veniva in contatto e, in un periodo di contrasto con il prefetto del pretorio Plauziano, ritiratasi parzialmente dalla gestione del potere, animerà anche un circolo culturale che annoverava tra i frequentatori anche il medico Galeno.

Il tramonto di un’imperatrice

Rimasta vedova, Giulia Domna cercò invano di mantenere la pace tra i due figli, Caracalla e Geta. Per loro Settimio Severo aveva immaginato un dominato condiviso e sano, ma gli screzi tra i due fratelli finirono nel sangue quando Caracalla fece uccidere Geta, il minore. Nonostante il dolore e il trauma – Geta, vale ricordarlo, morì proprio tra le braccia della madre – Giulia Domna fece di tutto per sostenere, moderare e consigliare l’altro figlio. Non fu sufficiente. Caracalla aveva un carattere forte, pensava in grande ed esigeva grandemente: fu molto amato ma anche molto odiato, e fu l’odio ad essergli fatale. Morì ucciso dal prefetto del pretorio Macrino, che epurò la corte imperiale dei suoi sostenitori. Non fece in tempo a uccidere Giulia Domna: malata e ferita, si era già lasciata morire di fame, compiendo il suicidio stoico. Il sole caldo e splendente dell’est, El-Gabal, stava tramontando anche ad occidente.

La foto di copertina al busto di Giulia Domna conservato ai Musei Vaticani è opera di Sailko.
La foto interna all’articolo è opera di Sonia Morganti.

2 Commenti

    • Posso dire con certezza che “la cosa più importante” per il benessere dell’impero non era certo il colore della pelle di un imperatore, quanto la sua capacità di governare o il suo talento militare. Settimio Severo era un romano di capacità tali da riuscire a gestire un impero, ai romani importava questo. Lei ne sarebbe stato capace? Mi auguro di sì. Il suo fototipo sarebbe stato influente? Io credo proprio di no.
      Che per i romani ciò che contava fosse altro – il biondo Caligola non fu certo ricordato come uno dei migliori imperatori – lo prova il magnifico “tondo severiano”.
      Non si era romani per colore della pelle, ma per cultura e aderenza a un sistema di valori tanto semplice, a modo suo, quanto profondo e forte.
      Ci sono fior di saggi per approfondire la cultura, l’arte, il pensiero e la filosofia romana, ci sono i testi originali da leggere, in latino o in traduzioni di altissima qualità. Può chiaramente non fidarsi delle mie parole, ma se vuole sono a disposizione per metterla in diretto contatto con esperti dell’epoca severiana, conosciuti a livello nazionale.

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