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Conoscere la città di Roma attraverso gli itinerari geoturistici

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Roma Tevere San Pietro

In questo articolo vi parlerò di alcuni possibili itinerari geoturistici a Roma, ma prima di farlo è necessaria una premessa.

Ho letto in internet che alcune importanti metropoli hanno promosso studi di geomorfologia urbana, purtroppo non tutte le città lo hanno fatto. Credo che ogni insediamento urbano con un minimo di storia ci guadagnerebbe ad averli. Ho scoperto che già nel suo Giro del mondo, Gemelli Careri (nella terza edizione del 1719, libro VIII capitolo III “Viaggio fino all’Imperial Città di Mexico, e descrizione di essa”), presenta per la città del Messico qualcosa di simile, con mappe idrogeologiche e racconti di leggende locali. Ho saputo, da un amico che si è trasferito proprio lì, che anche in quella città ci sono edifici che sprofondano, quartieri allagati, frane, e quanto si sarebbe potuto prevenire grazie a seri studi di geomorfologia e in particolare di geomorfologia urbana, cioè di quella parte della geografia fisica che studia l’origine e l’evoluzione delle forme della superficie terrestre: dei rilievi, e anche delle modifiche introdotte da attività naturali e meno naturali, quelle dovute alle attività umane, in particolare in ambiente urbano. Le principali ragioni di questi studi riguardano i vincoli geomorfologici che condizionano lo sviluppo urbano, ma anche l’impatto e quindi i mutamenti introdotti dallo sviluppo urbano sulle forme della superficie terrestre. Probabilmente gli ingegneri che hanno edificato la moderna Città del Messico non hanno letto il Giro del mondo di Gemelli Careri, e neppure i moderni studi di geomorfologia urbana.

La geomorfologia di Roma. Esempi di itinerari geoturistici

Per fortuna da noi il professor Maurizio del Monte ha presentato, in un accattivante volume, il lavoro svolto da lui e dai suoi collaboratori in anni di ricerche nell’ambiente urbano di Roma.

Il volume è La geomorfologia di Roma, edito da Sapienza Università editrice nel 2019.  Ho già ampiamente presentato gli intenti e i risultati del professore, tuttavia, come introduzione alla presentazione delle ultime quattro tappe del primo degli itinerari geoturistici inseriti nel libro, voglio riportarvi le domande che si possono leggere nella prima parte della quarta di copertina del volume:

Perché i fondatori di Roma si insediarono sui Sette Colli? Quali processi generarono le erte colline affacciate sul Tevere? Per quale motivo il maestoso Circo Massimo fu eretto tra il Palatino e l’Aventino?…

Le risposte sono contenute nel libro, ma soprattutto il libro è la metafora sul come fare (e cosa fare) per scoprire da soli i collegamenti tra cultura, storia, leggende e il territorio fisico, che poi è quello che “inconsapevolmente” aveva fatto Gemelli Careri per Città del Messico.

Altri esempi

Ho già parlato delle prime tre tappe di itinerari geoturistici di Roma proposti dal professore; ora eccovi le altre quattro.

Lo Stop 4 si intitola Storia di una collina rovina…ta. Dove si può scoprire un fatto poco noto anche ai romani DOC: il Teatro Marcello con i suoi ruderi è all’origine di una delle colline artificiali nel centro di Roma, ed anche di una speculazione edilizia del XIV secolo ad opera della famiglia Savelli, che approfittò del “montarozzo” (come lo definiscono i romani) per costruirci la fortezza che poi ha dato il nome alla collina che da allora venne chiamata Monte Savello.

Lo Stop 5 è in piazza della Bocca della Verità e si intitola La leggenda di Roma ha origine qui. In questo paragrafo potrete trovare alcuni interessanti studi e deduzioni sulla situazione idrogeologica della zona all’epoca della fondazione di Roma. Tutti sanno della cesta in cui Romolo e Remo vennero abbandonati nella zona del Velabro e della lupa che li salvò e li allattò (secondo la leggenda). Il professore naturalmente contesta la leggenda ma, da gentiluomo, non approfondisce la storia della “lupa”. Oggi, come potrete verificare, studi storici e filologici hanno chiarito che all’epoca le “lupe” erano le prostitute che in quelle zone, per attirare i clienti, ululavano, non avendo altri mezzi poiché l’illuminazione era quella delle stelle e quindi era difficile usare richiami visivi. Comunque la leggenda in parte testimonia la antica situazione idro-geomorfologica alle pendici dei colli Capitolino e Palatino, come viene confermato nel paragrafo che cita a conferma i rilievi geologici effettuati.

bocca della verità
Itinerari geoturistici a Roma: Bocca della Verità

Anche la cosiddetta “Bocca della verità” è una testimonianza della presenza nella zona dell’acqua, infatti gli archeologi hanno riconosciuto nel “mascherone” una chiusura di un pozzo o la rappresentazione di una divinità dalla cui bocca usciva l’acqua. Intorno al mascherone, in età medioevale, si sviluppò una leggenda sulla sua capacità di scoprire la verità. La leggenda parla di come i soldati, tornando dalle guerre, portassero alla Bocca della Verità le proprie compagne per farsi confermare dall’oracolo la loro fedeltà. Come mia suggestione vi segnalo la seconda parte della leggenda, che narra di come una delle signore sottoposte al test riuscì ad imbrogliare l’oracolo che da quel momento smise di funzionare. Brevemente vi riporto questa seconda parte: la moglie di un soldato, che si era data da fare in assenza del marito, quando questi tornò si accordò con l’amante e organizzò una scenetta a favore del marito che voleva la conferma della fedeltà della sposa dalla Bocca della Verità. Mentre era in fila, la fedifraga si fece avvicinare dall’amante che, fingendosi ubriaco, le si gettò addosso facendola cadere e la baciò. Naturalmente il marito intervenne per scacciare il presunto intruso. Quando fu il turno della donna di dichiarare la propria fedeltà la signora disse: “Posso giurà che solo quer pezzente m’ha baciato e sbattuta da quanno sei partito“. Naturalmente la Bocca della Verità confermò, ma per la vergogna dell’imbroglio smise di dar risposte. In quella zona decine di turisti in fila cercano ancora oggi di avere dal mascherone le sue sentenze.

Lo Stop 6: Deve passare ancora molta acqua sotto quel ponte … Nella mappa il punto è indicato in piazza Castellani, dopo aver attraversato il Tevere sul ponte Palatino. In realtà siamo proprio sul ponte ad osservare l’isola Tiberina. È interessantissimo, per chi vive a Roma ed anche per i turisti, scoprire i ruderi del Ponte Rotto (pons Aemilius), il primo ponte romano in muratura, un ponte obliquo (ne esiste ancora uno funzionante a Lanuvio) realizzato un paio di secoli prima di Cristo. Chi guarda, osservando il Tevere e l’ultima arcata in piedi del ponte, difficilmente può rendersi conto sia della forza del fiume (il cui alveo è stato ampliato anche in epoca fascista) che della resistenza di Ponte Emilio. Il Tevere, all’uscita dell’Isola Tiberina, era particolarmente violento, con una corrente incanalata proprio sulle arcate esterne del vicinissimo ponte. Alcune piene straordinarie, già in epoca romana e poi nel 1598, fecero crollare tre delle sei arcate.  Il ponte rimase inutilizzato per secoli, fino a quando Pio IX nel 1853 fece restaurare le tre arcate esistenti (che vennero anche marmorizzate). Invece di ricostruire le arcate mancanti, Pio IX fece aggiungere una passerella metallica e così il ponte rimase attivo fino al 1887. Ricordo che nel frattempo (con il decreto del 3 febbraio 1871) Roma venne dichiarata Capitale d’Italia e Il Papa si trovò rinchiuso in Vaticano. Nel 1888 vennero costruiti i muraglioni e parte delle banchine, questo fece abbattere due delle tre arcate rimaste di Ponte Rotto. La parte della storia dal 1600 ad oggi è mia, ho dovuto approfondirla per colpa di intere comitive di turisti che negli anni scorsi chiedevano notizie del ponte, nelle notti dell’Estate Romana a cui partecipavo e che aveva come simbolo proprio l’arcata di Ponte Rotto illuminata da decine di fari. Non ci crederete, ma la maggior parte di loro chiedeva se poi (finita la festa) l’arcata (vissuta come una costruzione cinematografica) sarebbe stata smontata o lasciata lì.

Stop 7: Il geomorfismo dell’Isola Tiberina. Questa volta accennerò soltanto alle decine di stimoli (itinerari geoturistici) presenti nel libro; aggiungo solo una nota di colore che ho scoperto qualche anno fa: alcune delle grandi pietre con cui sono stati realizzati i muraglioni di contenimento provengono dal Colosseo e quindi sono protette dalla Sovrintendenza alle Bella Arti. Affascinante è la leggenda che sostiene che l’isola si sia formata quando, nel 509 a.C., i romani, cacciando Tarquinio il Superbo (il settimo re di Roma), gettarono nel fiume tutte le ricchezze e il grano confiscato alla sua famiglia, troppo impuri per essere distribuiti. Nel volume troverete altre due leggende e molte informazioni serie sulla reale geomorfologia della zona: un ulteriore motivo per acquistare il libro, leggerlo e girare Roma da geoturisti.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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