Home Natura Alveari e ferormoni: tutte le attività dell’ape regina

    Alveari e ferormoni: tutte le attività dell’ape regina

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    ape regina

    Come ho avuto occasione di scrivere in un altro mio articolo sulle api, credo che alla base del rispetto ci sia la conoscenza di una specie, in questo caso dell’ Apis mellifera, con la sua sottospecie Apis mellifera ligustica (Spinola 1806), e del sistema che la ospita, l’Alveare.

    Non sono certo il primo a farlo, posso citare una frase di Marco Aurelio: “Ciò che non giova all’alveare non giova neppure all’ape”, come la prova di quanto sia radicata la metafora dell’alveare come società, ed aggiungerei anche come “intelligenza” collettiva. Perciò continuando a rispondere alle domande degli amici cercherò di darvi dei buoni motivi per apprezzare e rispettare le api, anche in città.

    Perché le api erano considerate vergini nel medioevo?

    Al naturalista che parla di piante, di animali e di ambiente, capita spesso di dover rispondere a delle domande che afferiscono ad altri campi di studio, primariamente a quello storico o antropologico, ma anche psicologico ed umanistico. Questa domanda ne è la prova, quindi prendete la risposta come frutto di un “interdisciplinare” buon senso, più che di una documentata ricerca. Un master in tecniche di comunicazione mi ha fatto conoscere il lavoro dello psicologo Abraham Maslow che nel 1954 propose un modello motivazionale di progresso umano, in base a questo modello posso supporre che l’umanità, superati i periodi in cui prevalevano i bisogni fisiologici e di sicurezza si sia messa a ricercare e studiare modelli di “appartenenza”, i modelli di società. L’alveare deve essere stato uno dei primi modelli studiati, assieme ai formicai, per cercare di comprendere le leggi che li governano, ma anche le divisioni sociali e le lotte di potere. A mio parere, con i limiti della scienza antica nessuno era stato in grado di osservare un accoppiamento delle api regine. Erano state osservare le api operaie che però, come ben sappiamo, non hanno una vita sessuale e solo raramente evitano l’azione inibitoria dei ferormoni della loro regina. In questo caso un’operaia potrebbe deporre le uova, ma non avendo fatto il volo nuziale è un’ape vergine e dalle sue uova nasceranno solo maschi. Sicuramente ad influenzare le credenze medioevali ha collaborato l’aspetto religioso e teologico legato alle Sacre Scritture: già nel Talmud è riportato che Dio promette di condurre il suo popolo in una terra dove troverà latte e miele. Anche l’aspetto liturgico deve aver avuto il suo peso: dai primi secoli dell’era cristiana, la cera prodotta dalle api, che serve agli uomini a far candele “fonti di luce”, ha un ruolo importante nelle cerimonie di rappresentazione della resurrezione di Cristo, e dovunque serva la rappresentazione metaforica della luce. Infine il lavoro di alimentazione e cura delle larve nelle cellette, lavoro svolto dalle giovani operaie nutrici, ha fatto pensare al fatto che la riproduzione avvenisse tramite la bocca e non tramite la “peccaminosa”, per alcune religioni, via sessuale.

    Cosa succede quando nasce una nuova ape regina?

    È la nascita di un’ape regina che garantisce la sciamatura, quella che alcuni definiscono la “gravidanza” dell’alveare, con la formazione di una nuova famiglia di api. Come ho già raccontato, la prima azione della neonata regina è la verifica che nell’alveare non ci siano altre regine giovani: nel caso che altre regine siano presenti o stiano nascendo, la nuova regina le attaccherà e cercherà di ucciderle. Successivamente (dai 5 ai 16 giorni dopo la nascita) la giovane ape regina spiccherà il volo nuziale. Può capitare che un’ape regina vergine resti nell’alveare per qualche giorno, emettendo una vibrazione (chiamata anche “il canto della regina”) che sembra essere un segnale per avvertire della sua presenza le eventuali api regina che stanno nascendo. Dopo la sciamatura l’apicoltore verifica la presenza della nuova regina nell’alveare e la segna con un puntino colorato che indica l’anno di nascita, i colori sono diversi a seconda del numero finale dell’anno di nascita:

    per anni che finiscono con 0 o con 5 il colore è l’azzurro

    per anni che finiscono con 1 o con 6 il colore è il bianco

    per anni che finiscono con 2 o con 7 il colore è il giallo

    per anni che finiscono con 3 o con 8 il colore è il rosso

    per anni che finiscono con 4 o con 9 il colore è il verde

    Quante volte si accoppia un’ape regina nella sua vita?

    La regina si accoppia soltanto una volta: durante il volo nuziale la regina viene raggiunta e fecondata da un certo numero di fuchi che la inseguono e si “mettono in fila” per l’accoppiamento. Sono stati contati fino a 25 accoppiamenti durante il volo nuziale. Fino a qualche anno fa si diceva che la regina “selezionasse” con il volo nuziale (in cui può coprire distanze fino a 15 chilometri) il maschio più forte, oggi si sa che lei assorbe il seme di un gran numero di maschi. Da questo accoppiamento riceverà la quantità di seme maschile che le basterà per tutta la vita. Il seme resterà attivo dentro di lei, conservato in una spermateca. Anche la quantità di maschi presenti al volo nuziale è determinato dalla regina: derivano dalle uova non fecondate deposte dalla vecchia ape regina. Per capire quanto ci sia ancora da studiare, e quanto sia difficile superare le vecchie credenze, basta andare a cercare nel web le informazioni sul volo nuziale dell’ape regina. Troverete anche in siti importanti l’informazione falsa che la regina si accoppia con un solo maschio ed una volta avvenuto l’accoppiamento ordina alle operaie di uccidere tutti gli altri maschi.

    È vero che la regina è la mamma di tutte le api dell’alveare, e quante uova depone in un giorno?

    Sono più le amiche a sottolineare con queste domande la perfezione della società matriarcale, in cui solo le femmine vivono e lavorano mentre i maschi hanno la sola funzione di fecondatori, per giunta una sola volta nella storia della famiglia. L’importanza della femmina fertile in qualunque specie è decisiva per la sopravvivenza della specie stessa, in questo caso viene da chiedersi quanto possa essere stata vantaggiosa o svantaggiosa, dal punto di vista dell’evoluzione della specie, l’estremizzazione sessuale.

    Comunque nell’alveare la ovodeposizione dipende dalla temperatura, ma soprattutto dalla stagione, è molto variabile e passa da 100 fino a 3000 (alcuni sostengono 6000) uova al giorno. Ricordo che all’interno dell’alveare la temperatura subisce meno variazioni rispetto all’esterno, grazie alle operaie ventilatrici che sbattendo le ali ventilano l’alveare, durante la stagione fredda le api si raggruppano riuscendo a riscaldarsi a vicenda.

    È la regina che stabilisce il tipo di api che nasceranno dalle uova, le uova fecondate saranno operaie (individui femmine rese sterili da ferormoni inibitori). In primavera la regina deporrà alcune uova non fecondate (maschili) che diventeranno fuchi e quando deciderà di sciamare produrrà delle uova che non inibirà con i suoi ferormoni; queste femmine verranno introdotte nelle celle reali in cui le larve verranno alimentate con pappa reale. La regina è veramente la madre di tutte le api dell’alveare. Se nell’anno non ci sono voli nuziali dall’arnia in cui sono nati, i fuchi parteciperanno al volo nuziale della regina di qualche altra arnia, contribuendo alla ricchezza genetica delle famiglie vicine. A dimostrazione che non sono degli inutili succhia miele!

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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