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Cambiamento climatico e diritti umani: quale prezzo l’uomo è disposto a pagare?

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Il cambiamento climatico è una realtà, i suoi effetti sono visibili dal punto di vista ambientale e sono confermati da studi scientifici, ma è solo la natura a pagare il prezzo di tutto questo?

Le società contemporanee continuano la loro inarrestabile corsa al progresso: crescita incontrollata della popolazione, aumento della domanda di beni, crescita esponenziale dei livelli di produzione. L’attività umana è la principale causa del cambiamento climatico; il sistema capitalistico sul quale sono fondate le società occidentali è basato su queste rigide regole di produzione che, fin quando si baseranno sull’uso di combustibili fossili, implicheranno elevati tassi di inquinamento.

Siamo abituati a pensare al cambiamento climatico correlandolo unicamente ad alterazioni ambientali: innalzamento della temperatura terrestre, innalzamento del livello dei mari e acidificazione, riduzione dello strato dei ghiacci, riduzione del ghiaccio marino artico, eventi estremi, decrescita del manto nevoso, alterazione del sistema di precipitazioni. Forse è proprio il fatto di vedere questi cambiamenti “soltanto” in natura che ci fa sentire meno colpevoli, meno in pericolo, e ci fa esitare nel mettere in atto soluzioni e pratiche per affrontare questa grave minaccia.

Ma sono davvero solo queste le conseguenze del cambiamento climatico?

Gli esiti del cambiamento climatico sulla vita dell’uomo

Un argomento di cui si parla poco e che risulta meno visibile è quello relativo agli esiti del cambiamento climatico sulla vita dell’uomo. Gli effetti del cambiamento climatico si ripercuotono su numerose sfere della vita umana: salute, acqua, alimentazione, abitazione e lavoro.

Per quanto riguarda l’aspetto relativo alla salute, l’innalzamento delle temperature e il cambiamento delle precipitazioni permetterà a malattie tropicali, come per esempio la malaria e la dengue, di viaggiare e arrivare fino a luoghi dove prima non esistevano, per via dello spostamento delle zanzare portatrici di queste patologie.

Non solo il clima più caldo che sta caratterizzando zone prima meno temperate consente a questi insetti di migrare ma, sempre per via del surriscaldamento, l’acqua tenderà a essere sempre più inquinata e questo comporterà la proliferazione di numerosi organismi infestanti.

Tutte queste alterazioni comportano cambiamenti anche dal punto di vista della produzione alimentare, poiché siccità e inondazioni non permetteranno  buoni raccolti e di conseguenza ci saranno zone soggette a carestie e malnutrizione.profili di testa

La FAO afferma che, entro il 2080, nei paesi in via di sviluppo vi sarà una perdita dell’11% dei terreni coltivabili

Per effetto del cambiamento climatico, in zone come l’area orientale del Nord e Sud America, il Nord Europa e l’Asia centrale, le precipitazioni subiranno un aumento tale da provocare forti inondazioni, In altre zone, quali Mediterraneo, Africa e Asia meridionale, le precipitazioni tenderanno a diminuire drasticamente, causando così siccità.

Inoltre, il rischio di desertificazione aumenterà: un quarto della superficie terrestre si trova in pericolo e, ad oggi, il 47% delle terre emerse sta subendo un processo di inaridimento.

Questi procedimenti implicano la perdita dei raccolti, con conseguenti problematiche relative all’alimentazione e anche migrazioni di massa.

I cambiamenti climatici contribuiranno a rendere invivibili alcune zone della terra e, per questa ragione, molte popolazioni saranno costrette a spostarsi.

Oggi un milione di persone l’anno migra dalla propria terra di origine e, secondo lo United Nations Convention to Combat Desertification dell’ONU, sessanta milioni di individui potrebbero spostarsi da zone desertificate dell’Africa Subsahariana verso il nord Africa e l’Europa entro il 2020.

Le migrazioni e i rifugiati ambientali

Tutto questo avrà ripercussioni sul sistema economico e sociale, sia per quanto riguarda le migrazioni di massa e le conseguenti guerre sociali, sia per quel che riguarda le mutate condizioni di sviluppo e i relativi cambiamenti nel mondo del lavoro e dell’occupazione.

Gli scenari futuri ipotizzati sulla base dei livelli di inquinamento degli ultimi anni sono catastrofici: se la temperatura dovesse alzarsi di altri due gradi la disponibilità di acqua potabile diminuirebbe del 20-30% nell’area mediterranea e dell’Africa meridionale, le rese dei cereali diminuirebbero del 5-10%, i casi di malaria in Africa ammonterebbero a 60 milioni, il pericolo delle alluvioni lungo le coste coinvolgerebbe 10 milioni di persone in più rispetto a oggi.

Nel 2015 è stato pubblicato lo studio “Climate Change, Human Rights, and Social Justice” in cui si affermava che “le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute, conseguenze che colpiscono in modo sproporzionato i Paesi a basso reddito e le persone povere nei Paesi ad alto reddito, influenzano profondamente i diritti umani e la giustizia sociale. Esse incidono negativamente sulla produzione agricola, l’accesso all’acqua potabile e la produttività dei lavoratori, e, inondando la terra o rendendola inabitabile e incoltivabile, costringeranno molte persone a diventare rifugiati ambientali”.

I paesi sviluppati sono i principali colpevoli del cambiamento climatico, eppure sono gli ultimi a subirne le conseguenze. Risorse e consumo non sono distribuiti equamente nel mondo; i paesi industrializzati hanno un accesso illimitato alle risorse naturali e le sfruttano a loro vantaggio, incessantemente e senza freni. I paesi in via di sviluppo, al contrario, non solo si vedono depredare dalle loro risorse, ma sono anche i primi sui quali gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire.

i cambiamenti climatici, provocati dalle attività umane di produzione industriale e di consumo, colpiscono in maggior misura le popolazioni indigene, gli indigenti, le donne ed i bambini, i più deboli, le piccole comunità insulari e le comunità costiere a bassa altitudine, i paesi in via di sviluppo ed i paesi meno sviluppati, le future generazioni e gli innumerevoli esseri viventi ed ecosistemi

Questo è quanto afferma la Dichiarazione sui Diritti Umani e sui Cambiamenti Climatici. Di seguito i i principali punti che la compongono:

  • I Diritti Umani ed un profondo impegno per una giustizia climatica sono interdipendenti ed indivisibili.
  • Tutti gli esseri umani, gli animali ed ecosistemi viventi hanno diritto ad un sistema Terra sicuro, salubre ed ecologico.
  • Tutti gli esseri umani hanno diritto ad imparzialità, equità e giustizia per ogni misura e sforzo di resilienza, adattamento e mitigazione del clima.
  • Tutti gli esseri umani hanno diritto ad un clima che permetta di soddisfare equamente i bisogni ecologicamente responsabili delle presenti generazioni senza compromettere il diritto delle generazioni future.
  • Tutti gli esseri umani, animali ed ecosistemi viventi hanno diritto al più alto livello di salute raggiungibile privo di inquinamento.
  • Tutti gli esseri umani hanno diritto ad investimenti in misure di adattamento e mitigazione atte a prevenire le conseguenze dannose derivanti dai cambiamenti climatici di tipo antropico.
  • Tutti gli esseri umani, animali ed ecosistemi viventi hanno diritto ad imparzialità, equità e giustizia in merito alle forme di risposta contro la minaccia dei cambiamenti climatici.
  • Tutti gli esseri umani hanno diritto ad una giusta transizione verso una società sostenibile caratterizzata da una significativa inclusione e da una giustizia distributiva.

 

I paesi sviluppati continuano l’inarrestabile corsa al progresso, i paesi in via di sviluppo cominciano la loro. Procedendo a questi ritmi l’innalzamento delle temperature sarà esponenziale, avverrà in breve tempo e implicherà un cambiamento radicale dello stile di vita di tutte le popolazioni del mondo. I diritti umani quali il diritto alla vita, l’accesso ad acqua potabile, al cibo, al lavoro, sono diritti fondamentali e andrebbero tutelati e resi uguali ovunque.

Popolazioni in tutto il mondo si sono battute per anni per riuscire a vedere sanciti i loro diritti, ma ora siamo disposti a cancellare tante battaglie in nome di un progresso che a quanto pare ci sta togliendo quello che di più importante abbiamo: salute e sicurezza.

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