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Aloe da collezionare: roba da specialisti

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Esistono moltissime specie di Aloe, alcune di queste possono ritenersi “da collezione” e sono la passione dei collezionisti . I produttori di piante mettono a dimora ogni anno decine di milioni di semi, e quindi capita che nelle loro serre nascano esemplari insoliti, mai visti in natura e incapaci di vivere se non in ambienti protetti. Sono stranezze vegetali: tentativi della specie di aumentare le possibilità di sopravvivenza. Sono questi esemplari unici ad affascinare i collezionisti, spesso disposti a fare pazzie per averli.  “Ho una pianta unica al mondo” è la frase che, da quando mi interesso di coltivazione amatoriale, sento più spesso.  In linea di principio questa è anche un’affermazione vera: ogni esemplare ha una sua unicità, una forma particolare che rappresenta la storia dell’individuo e la storia dell’ambiente in cui è cresciuto. Non è questo il senso che normalmente l’orgoglioso coltivatore dà all’affermazione: la sua è quasi una dichiarazione d’amore, l’orgoglio di un genitore, la passione del collezionista. È una delle emozioni umane degne di essere provate! Naturalmente, proprio per la sua “umanità”, è un’affermazione a cui siamo abituati a non dare troppo peso: i napoletani che di umanità sono maestri, hanno un’espressione che giustifica questo comportamento: –  Ogni scarrafone pare bello a mamma soja – Questo per dare una misura del cinismo dell’amatore di piante nei confronti del collezionista. Ora potete capire con che spirito ho preso la telefonata dell’amico che, al ritorno da una visita ad uno dei tanti vivai del Lazio, chiamava per dirmi di aver visto un’Aloe che, a detta del suo proprietario, era unica al mondo: da oltre un quarto di secolo, e con la collaborazione di tanti amici, raccolgo e coltivo Aloe (o Aloi, come propone il professor Levis) e Haworthiae. Comunque sono corso a Tarquinia per vedere la pianta “strana” e questa volta ho avuto il piacere di stupirmi. La pianta che  ho visto e fotografato è  davvero strana, è un’Aloe variegata completamente bianca. Di per sé il fenomeno non sarebbe troppo strano se non ci fossero una serie di particolari a renderlo tale:

  • L’esemplare è perfettamente in grado di crescere nonostante la quasi totale assenza di clorofilla.
  • La pianta è stata ottenuta per talea da un esemplare variegato di Aloe mitriformis, ma è un esemplare di un’altra specie, come dicevo la pianta ha la struttura esterna dell’Aloe variegata.
  • La pianta madre continua a produrre getti anomali.
esemplare di aloe variegata
Ibrido di Aloe mitriformis albina incrociata forse con variegata.
aloe mostruosa
foglia mostruosa di Aloe saponaria, le spine si sono trasformate in strane pelurie e sulla punta della foglia si è formato una specie di testa mostruosa che ricorda Alien.

Si tratta certamente di un ibrido tra le due specie di Aloe che però, cosa non rara nelle Aloe, manifesta la particolarità di mantenere separate nella stessa pianta entrambe le caratteristiche dei genitori: una chimera botanica. Particolarissima è la forma albina del lato Aloe variegata che di solito ha “un carattere forte” e segna in modo deciso la sua presenza. Probabilmente l’incrocio è stato fatto e ripetuto con un’Aloe mitriformis  a foglie variegate. Il proprietario di questa rarità botanica, il signor Rechichi, è un esperto produttore di piante grasse e non mi ha raccontato la storia dell’ibrido. Rechichi,  di origine ligure,  ha gestito per anni i più importanti vivai dell’Italia centrale specializzati in piante succulente, e ha promesso di regalarmi uno degli esemplari separati dalla pianta madre. Tra qualche anno, se tutto andrà bene, potrò descrivervi meglio la pianta che ora, per espressa richiesta del proprietario non posso mostrarvi. Potete ammirare nelle foto che propongo alcune Aloe albine. In particolare sarà interessante scoprire se la pianta fiorisce (se l’esemplare riesce ad arrivare in forza da fiore), se i fiori saranno in grado di produrre frutti e poi se i semi saranno fertili. Dal punto di vista forovivaistico l’esemplare avrà un valore elevato se accestendo i getti manterranno la forma trifaria caratteristica dell’Aloe variegata. Per esperienza posso già anticiparvi che entro un certo numero di generazioni la forma albina regredirà e tutto tornerà come previsto per gli individui specie specifici. Tra i collezionisti sono commercializzati, ormai da alcuni anni, esemplari ibridi di Aloe variegata x Gasteria maculata e di Aloe mitriformis x Aloe brevifolia (quest’ultimo ibrido, per la particolarità delle sue foglie viene erroneamente chiamato Aloe minima, che però è tutt’altra cosa). Per tornare alle stranezze nelle Aloe, complimentandomi ancora con il signor Rechichi per la sua magnifica pianta, ricordo che le Aloe della specie A. spinosissima hanno la particolarità di emettere delle foglie a sezione triangolare con tre file di spine marginali quando dividono il loro tronco (dicotomizzano). Quando il tronco si divide, si divide anche la foglia da cui parte la divisione, formando  una specie di lingua bifida.  È una delle mie molte osservazioni fatte negli ultimi venti anni quando, sempre con l’insostituibile collaborazione di amici e vivaisti, ho cercato le stranezze e le “malformazioni” che si manifestano nella famiglia delle Aloaceae. In questa ricerca abbiamo tenuto sotto controllo chilometri di siepi spartitraffico, sia in Liguria che in Sicilia (due delle regioni in cui le Aloe vengono usate come piante “normali” nell’arredo urbano): in queste due regioni le Aloe vengono potate senza tener conto della loro specificità, danneggiando gli apici vegetativi, troncando alle rinfusa foglie e fusti. Di solito quando gli apici vengono danneggiati si formano malformazioni. In questo super esteso l

aloe mostruosa
Stelo floreale deformato in una specie di cabochon circondato da foglioline, in primo piano uno stelo floreale normale.

aboratorio ideale abbiamo potuto osservare la particolare tenacia di queste piante nell’eliminare ogni insorgere di deformazioni. Fino ad ora abbiamo potuto osservare solo un caso di “crestatura apparente” in un’Haworthia bolusii che però dopo dieci anni ha perso la sua forma. Anche le affezioni deformanti (i cosiddetti “cancri vegetali”) sono rare e spesso mortali nelle monocotiledoni, con il risultato di ridurre la possibilità di trovar “stranezze” in questo gruppo di piante. Invito tutti i lettori a segnalarmi eventuali variazioni strane sulle Aloe e Haworthiae che coltivano. Anche questo è un contributo che, come amatori, possiamo dare ai botanici professionisti, per continuare ad approfondire gli aspetti del mondo delle piante che amiamo. In realtà tempo fa nel vivaio di Manera a Ventimiglia trovai un esemplare di Aloe veramente strana che la signora Manera, al corrente delle mie ricerche, mi regalò. La pianta, portata a Roma, morì quasi subito ma prima riuscì ad infettare le altre Aloe che coltivo, per fortuna non tutte.  Per rispettare in qualche modo la legge di Murphy le piante infettate e poi morte erano le più rare. Nonostante abbia usato tutte le precauzioni possibili, isolando gli individui infettati, non sono riuscito ancora a scoprire le cause delle malformazioni e neppure a capire come l’infezione si trasmette. Gli individui colpiti non muoiono più, ma in alcuni punti si formano dei grumi vegetali, delle palle da cui partono degli steli che sembrano delle piante aliene. Probabilmente sono alcuni animali fitofagi a trasmettere le malformazioni, animali che iniettano liquidi in grado di cambiare il DNA delle piante. Queste malformazioni colpiscono (come potete vedere nelle due immagini, una di una foglia e una di uno stelo floreale di Aloe saponaria) soltanto le Aloe.  Neppure i generi della stessa famiglia ne vengono colpiti, assieme alle Aloe io coltivo Gasteriae e Haworthiae. Permettetemi però di raccomandare ancora la massima prudenza nella coltivazione di questi esemplari, il fatto di non conoscere l’origine del problema consiglierebbe la loro condanna al rogo, e qualche anno fa sarebbe stato l’Istituto Superiore di Patologia Vegetale ad ordinarlo. Pensate alle pandemie diffuse in Italia per inerzia o tardato intervento, con le nostre osservazioni  abbiamo la possibilità di svolgere un’operazione di controllo e salvaguardia in difesa delle nostre piante. Facciamolo!

Per approfondimenti leggi anche questa pagina 

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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