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Aloe ciliaris, la specie dalle ciglia sul colletto

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Aloe ciliaris

Un’esperienza personale, che mi ha fatto conoscere l’Aloe ciliaris, una pianta straordinaria, che se coltivata come si deve rappresenterà, sul vostro terrazzo, sui vostri balconi una straordinaria occasione di socio-biologia. Se vi piacciono le Aloe, e se vi piace regalare le piante agli amici, troverete nell’Aloe ciliaris un soggetto che vi farà ricordare da molti. È una pianta che da me rimane fiorita per almeno otto mesi all’anno, che cresce in modo incredibile e da talea si moltiplica in modo infestante. Per me parlare dell’Aloe ciliaris rimanda immediatamente alle mie esperienze di semina: prima del 1990 seminavo in un terreno con una granulometria abbastanza sottile, a cui avevo tolto la polvere setacciandolo, Purtroppo i risultati non erano ottimali, oltre alle piante che avevo seminato nascevano anche una quantità straordinaria di erbacce.  Anche le semine fatte nel lapillo nero, il terreno che mi aveva consigliato uno dei nostri soci, dopo poche settimane si riempiva di erbe che limitavano la crescita dei cotiledoni. Per spiegare cosa c’entrano le semine con l’Aloe ciliaris devo fare una doverosa premessa. La prima volta che ho visto, in tutta la sua maestosità, un’Aloe ciliaris è stato all’orto botanico di Cagliari, eravamo in una gita di studio con l’Associazione degli amatori delle piante succulente, il curatore dell’orto botanico era il nostro riferimento a Cagliari. Così la nostra guida, dopo averci parlato delle sue tecniche colturali, ed in particolare delle sue semine ci face fare un giro all’interno dell’Orto. Conoscevo già la pianta dell’Aloe ciliaris, ne avevo una che coltivavo in un vasetto di dieci centimetri di diametro ma nessuno mi aveva detto, e non avevo letto da nessuna parte, che la pianta poteva crescere (nel pieno del suo vigore) di circa un metro all’anno. Nell’orto botanico di Cagliari, l’Aloe ciliaris si era appoggiata a dei tronchi ormai secchi creando una grotta, una specie di pergolato che copriva una panchina.  Rimasi stupito quando il curatore ci raccontò che quella pianta aveva solo una decina d’anni. Ma era già stupefacente aver potuto verificare le semine fatte dal curatore in un terriccio nero, che ci spiegò essere il terreno delle carbonaie: terreno raccolto nel posto dove con il permesso degli enti locali, dei privati ammucchiano il legname che trasformeranno in carbonella, con una lentissima combustione controllata, bloccando l’ossigeno nella combustione attraverso gli strati di rami freschi che coprono il legname secco.

Aloe ciliaris
Il particolare delle ciglia nell’Aloe ciliaris

Le temperature nella carbonaia non sono elevatissime, ma la terra dove per una o due settimane si è formata la carbonella è perfettamente sterile, non ci sono semi di altre piante, è una soddisfazione veder crescere solo le piantine seminate. Da allora non ho considerato più pazzo chi consigliava di mettere in forno la terra per le semine. Il curatore mi regalò un paio di piantine di Gasteriae che aveva seminato da un anno ma che erano già belle grandi. Ricordo che mi regalò anche un pezzo lungo circa 50 cm di Aloe ciliaris, raccomandandomi di metterla a dimora, dopo una decina di giorni. È da quel pezzetto che ora ho una pianta alta più di quattro metri, confinata in una gabbia di sostegno di un metro per un metro. L’Aloe ciliaris è una specie facile da individuare ed è molto amata da chi preferisce le piante rampicanti (anche se da sola non si arrampica). Questa specie è estremamente interessante per gli studiosi di genetica che hanno scoperto che l’Aloe ciliaris è poliploide (hexaploide con 42 cromosomi) mentre la maggior parte delle Aloe è diploide e ha solo 14 cromosomi, attenzione, non è una brutta malattia ma solo la scoperta delle grandi possibilità di variazione di questa specie. Ritornando all’interesse sociobiologico di questa pianta: nell’esemplare in terrazzo da me ci sono almeno tre nidi di merli, ma anche altri uccelli e diversi insetti: una vera e propria società, che è rimasta anche dopo che ho dovuto spostare il vaso. Vi ricordo le caratteristiche della specie:

 Caratteristiche dell’aloe specie ciliaris:

  •  Deve il suo nome alle ciglia (foto 16) che escono dal colletto (l’attacco tra la foglia e il tronco).
  • La pianta forma un tronco sottile (10/15 mm), incapace di auto-sostenersi, che si dirama dalla base, ma anche dai numerosi nodi .
  • Le foglie nascono sempre da una rosetta apicale (sull’apice) e con la crescita del fusto si allontanano tra di loro.
  • Il colore delle foglie è verde chiaro, le foglie raramente raggiungono i 20 cm.
  • I margini sono coperti da spinette inermi cartilaginose lunghe 1 mm (a volte solo peluria).
  • Fiori arancio-rossi, su inflorescenze semplici e singole, lunghe 20/30 cm, che escono dai colletti, orientate verso l’alto.
  • I rami appoggiati al terreno emettono radici e nuove piante.
  • La crescita è enorme anche in vaso (se sufficientemente alimentata), può superare il metro all’anno.
  • La fioritura è molto lunga e in piante adulte con molti rami può durare tutto l’anno, con la sola esclusione dei periodi di riposo.
  • La specie è originaria del Capo di Buona Speranza in Sudafrica.

Cercando di far aderire la pianta ai tutori capita spesso che i rami si spezzino, niente paura, basterà aspettare una settimana e poi inserirli in un terreno sabbioso, povero di humus. Avrete decine di piantine da regalare che, se ben alimentate, cresceranno a dismisura.

Per approfondimenti leggi anche questa pagina 

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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