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Aloe arborescens, la specie “scaccia diavoli”

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Aloe arborescens
Gruppo di Aloe arborescens

Fino al 1980 l’Aloe arborescens era l’Aloe più famosa e diffusa in Italia, veniva considerata come un portafortuna, o meglio come uno “scaccia diavoli”. Il professor Giuseppe Lodi (il vate delle piante grasse in Italia) ricorda che a Bologna è chiamata “ruota della fortuna”, ma dice anche che questa specie raramente supera il metro di altezza. Purtroppo lo devo smentire: coltivata in terra, o in vasi sufficientemente grandi, la specie supera velocemente il metro d’altezza, e lo stesso per molti suoi ibridi naturali (A. arborescens X A. ferox e A. arborescens X A. marlothii) che sono gli esemplari più diffusi; in natura la specie raggiunge e supera i due metri d’altezza. È questa la specie che padre Zago usa per preparare la sua pozione antitumorale. Un mio amico che ha lavorato in diversi ristoranti negli Stati Uniti D’America mi ha confermato che nelle cucine c’è sempre una pianta di A. arborescens o di A. vera a disposizione di chi si scotta. È usata da secoli per curare le ustioni, e ha un ruolo anche nella farmacopea ospedaliera in Sudafrica.

  • Il suo nome ne descrive l’andamento arborescente (fino a due metri di altezza).
  • Le foglie hanno un colore che va dal grigio-verde al verde brillante e nascono dalle solite rosette apicali.
  • Le foglie possono raggiungere i 60 cm di lunghezza e 5/7 cm all’attacco, ma sono sempre fragili e, se la pianta è ben coltivata, hanno un interno acquoso e naturalmente gelatinoso.
  • Le spine sono disposte al margine delle foglie e sono cornee, di solito dello stesso colore della foglia (concolor), lunghe 3/5mm e distanti 1/1,5 cm tra di loro, ci sono cultivar con spine a forma di becco di pappagallo (forma maleata).
  • L’inflorescenza è di solito semplice e raggiunge un metro di lunghezza, i racemi lunghi fino a 40 cm sono di forma conica.
  • I fiori vanno dal colore rosa, all’arancione, al giallo.
  • In natura la fioritura va da maggio a luglio e lo stesso accade (di solito) anche in Italia.

A mio parere la specie è sicuramente sudafricana e ancora colonizza (anche con i suoi ibridi naturali) tutta la zona costiera orientale del Sudafrica a partire da Città del Capo; purtroppo Miller quando la descrisse dichiarò che la pianta derivava da semi che aveva ricevuto dall’Africa nel 1698, senza specificarne l’esatta localizzazione. Sono molte le nazioni africane in cui esistono antichi endemismi della specie (Rodesia, Mozambico, Malawi, Sudafrica) ma, proprio per la sua diffusione, la presenza di ibridi naturali e altre considerazioni colturali, credo nell’origine sudafricana.

Per approfondimenti leggi anche questa pagina 

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

2 Commenti

  1. Didattico e bello questo articolo! A seguito di un tumore al seno faccio uso di questo prezioso succo suggeritomi da una mia amica di Frosinone che faceva chemio. Non posso far altro che confermare le proprietà di questa pianta che mi ha permesso di vivere meglio e a lungo. Nei reparti oncologici molti sono deceduti e guarda caso non utilizzavano la mia ormai inseparabile aloe arborescens pura. Ho provato decine di prodotti dal frullato di padre zago a Teo natura in Sicilia ma se la malattia è cattiva ci sono solo due aziende veramente riconosciute in soccorso alla chemio ovvero Aloe Ghignone di Pecetto torinese ed Angel Ariel di Vicenza , il resto è meno efficace. Abbiate fiducia e non mollate mai l’aloe arborescens se siete gravemente ammalati

  2. Le segnalo anche che ho aggiunto la sezione tassonomia alla voce Aloe
    vera di wikipedia. Le consiglio di leggerla.

    Un caro saluto e un milione di auguri!

    Luciano Zambianchi

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