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Una colonna per Marco Aurelio, imperatore filosofo  

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colonna aureliana Marco Aurelio

La colonna aureliana è l’unico monumento della zona del Campo Marzio, oggi occupata da Via del Corso, che sia rimasto nel luogo in cui sorgeva originariamente. È gemella, per altezza e messaggio, alla colonna traiana, ma passa quasi inosservata tra il traffico della strada centrale di Roma, la frenesia dello shopping e la magniloquenza dei palazzi del potere. D’altronde non si può dire che Marco Aurelio, l’imperatore filosofo, fosse un amante dei riflettori.

Una gemella più giovane e cupa rispetto alla colonna traiana

Dedicata alle vittorie di Marco Aurelio sui Quadi, i Marcomanni e i Sarmati nelle campagne succedutesi tra il 172 e il 175 d.C, la colonna aureliana è alta circa 30 metri, che diventano 42 se si conta anche l’alto basamento su cui poggia. Anche qui abbiamo un insieme di “rocchi”, componenti cilindriche scolpite e sovrapposte, realizzati in pregiato marmo di Carrara, con uno spazio ricavato all’interno per una scala a chiocciola. Sulla cima della colonna era posta una statua dell’imperatore Marco Aurelio, distrutta in epoca medievale e sostituita con una statua di San Paolo a opera di Sisto V, Papa che si renderà artefice di un restauro del monumento con esiti abbastanza invasivi. Infatti sul basamento sorgeva un fregio con delle Vittorie intente a sorreggere dei festoni e una rappresentazione dei barbari sottomessi, il tutto però venne distrutto nel corso del suddetto restauro. Il fregio che avvolge la colonna si snoda in 21 fasce, con 115 quadri che narrano quei drammatici eventi bellici. Se questo fregio potesse essere svolto, come un lungo foglio di carta, otterremmo una striscia di racconto lunga circa 110 metri. Di nuovo, come in un film, vengono raccontate le gesta di un imperatore sui campi di battaglia. Questa volta, però, il racconto che inizia con il passaggio del Danubio e viene diviso in una sorta di “primo tempo” e “secondo tempo” dalla figura di una Vittoria, contiene nuovi elementi e un altro tono.

Marco Aurelio, un imperatore conscio del dovere e della realtà

Sembrerebbe estremamente simile alla colonna traiana, eppure c’è una grande differenza nello stile di narrazione. I tempi sono cambiati, Marco Aurelio è l’imperatore saggio e coscienzioso che si trova a fronteggiare i primi segnali di quella che sarà Particolare colonna aurelianal’inarrestabile caduta dell’impero romano. La maniera di raccontare, in quel periodo già inquieto, in cui fosche nuvole si addensavano vicino a un orizzonte ancora lontano ma già visibile, diventa più drammatica, crudele, rigida. Non c’è la dolcezza pittorica, l’attenzione all’umanità del vinto, non ci sono paesaggi da ammirare ma solo una guerra aspra e cruda, da vincere. Le profondità sono marcate dal minor affollamento dei quadri e da un uso più intenso del trapano, per disegnare barbe, corazze, vesti. Marco Aurelio appare spesso in posa frontale, rigida, quasi a distaccare l’imperatore da chi lo ascolta, posto intorno a lui e a lato. Un’iconografia che, presto, ritornerà nei primi dipinti cristiani. Per la prima volta, su una colonna che narra una guerra e una vittoria, appare une elemento irrazionale, miracoloso: Giove, barbuto e con l’aspetto di un fiume, travolge con forti piogge i Quadi, che avevano accerchiato il soldati della Legio XII, salvando i romani e disperdendo i barbari. C’è meno prospettiva nella narrazione, meno ariosità, più asprezza e più violenza. Marco Aurelio, imperatore stoico, aveva accettato il suo destino e affrontato i primi tempi cupi dell’impero, dopo secoli di crescita e prosperità. Gli artisti, un po’ perché impoveriti dalla crisi che aveva colpito l’impero un po’ perché come sempre sensibili ai mutamenti, percepivano le nuove inquietudini e trasformavano il loro linguaggio, perdendo un po’ della grazia classica in favore di un’introspezione senza sconti, dolorosa, come una cruda riflessione sul destino.

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