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Scienziati all’UE: lettera aperta sulla deforestazione del Brasile

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La foresta amazzonica è il polmone verde del pianeta ma la sua esistenza rimane a rischio. Dopo un breve rallentamento, dal 2018 il ritmo della deforestazione è tornato a crescere e gli scienziati, insieme alle organizzazioni di nativi, prendono posizione pubblicando su Science una dura lettera aperta rivolta all’UE.

Cifre della deforestazione in Brasile

La responsabilità del singolo, delle nazioni e delle organizzazioni sovranazionali sta nelle scelte compiute e in quelle evitate, così come il potere di cambiare le cose sta nell’agire con realismo, accettando la pressione economica – in positivo e in negativo – come fattore di propulsione per le politiche ambientali. A tale realtà si appellano centinaia di scienziati nella lettera aperta all’UE sulla deforestazione della foresta amazzonica. Ogni ora, in Brasile, una superficie di foresta pluviale della grandezza pari a quella di un campo da calcio è abbattuta per produrre mangime per animali e carne da consumo che arriva sulle tavole europee. Sempre l’Europa ha speso circa 3 miliardi di euro per importare ferro estratto dalle zone della foresta amazzonica, in condizioni di rischio per i lavoratori e senza rispetto per l’ambiente.

I dati alla base della lettera aperta degli scienziati all’UE

Immagini satellitari e sforzi congiunti di università e associazioni di tutela mostrano una realtà sconfortante: il tasso di deforestazione del 2018 è stato il più alto da dieci anni a questa parte. Un danno al pianeta, alla biodiversità, alle popolazioni native e anche al futuro del Brasile. Mantenere intatta la foresta amazzonica è cruciale panche per l’economia carioca nel lungo periodo. L’agricoltura brasiliana infatti dipende strettamente dalle condizioni di integrità delle foreste, che regolano l’andamento delle precipitazioni. Tuttavia, il presidente Bolsonaro ha di recente accorpato il ministero dell’Ambiente a quello dell’Agricoltura, notoriamente invischiato negli interessi economici delle lobby.

Richieste e auspici nella lettera aperta apparsa su Science


Un’economia etica è possibile ed è questo che gli scienziati auspicano nella loro lettera aperta all’UE: che porti avanti negoziati con il Brasile, di cui è il secondo partner commerciale, chiedendo sostegno alla dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni, l’applicazione di una procedura di tracciamento che accerti l’eticità dei prodotti – ossia che la loro produzione non sia legata a deforestazione o vessazioni sui nativi – nonché la definizione di criteri sociali e ambientali per una produzione economica che avvenga d’intesa con le comunità locali. Proprio appellandosi ai suoi principi fondanti, l’UE può porsi alla guida di un cambiamento globale nel modo di intendere crescita e produzione, facendo della sostenibilità una pietra angolare nei suoi negoziati commerciali con il Brasile.

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