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Mozambico colpito da Kenneth: 800 vittime accertate

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ciclone Kenneth in mozambico

Il riscaldamento globale, lo sappiamo, non implica un mero aumento delle temperature, ma uno squilibrio sistemico nel clima del pianeta, incidendo quindi sulla distribuzione delle piogge, sulle correnti marine e sulla circolazione d’aria. Il ripetersi di fenomeni estremi, rafforzati dal surriscaldamento dei mari, è uno dei segni più evidenti nell’immediato, ed è collegabile a ciò che sta avvenendo di recente in Mozambico.

Il ciclone Kenneth sul Mozambico e le cause della sua forza anomala

Il paese africano è stato colpito nel giro di 5 settimane da due cicloni estremamente violenti, Idai in marzo – almeno 800 le vittime, dovute soprattutto alle inondazioni e alle altissime onde che hanno flagellato la costa – e, in questi giorni, da Kenneth i cui venti raggiungono i 220 km/h Sebbene Kenneth si sia indebolito a largo del Mozambico, resta uno dei più forti ad aver colpito il paese. Gli esperti lo definiscono un’anomalia. Eric Holthaus, meteorologo con alle spalle anni di lavoro nell’est Africa, spiega che le correnti alterate hanno di fatto creato un fronte di blocco nella parte più alta dell’atmosfera, impedendo a Kenneth di dissiparsi o di scivolare verso sud, come sarebbe naturale. La sua stessa presenza continua ad alimentarlo, attirando aria umida dall’Oceano Indiano. Le precipitazioni, disastrose, possono raggiungere i 750 mm in alcune aree. «Possiamo collegare direttamente Kenneth al cambiamento climatico» spiega Holthaus. «Abbiamo fortissime evidenze dell’intensificarsi delle precipitazioni, ovunque»

Le conseguenze dei ripetuti cicloni sul Mozambico

I due cicloni, Idai e Kenneth, hanno colpito il Mozambico proprio durante la stagione del raccolto, rischiando di portare alla carestia una popolazione già colpita dal terribile ciclone Idai. Sono stati spediti pallet di aiuti medici in direzione di Maputo, per supportare il lavoro Health Alliance International: contengono oltre un milione di dosi di antibiotico, medicine per trattare malattie croniche e fluidi reidratanti, fondamentali in un luogo in cui il colera è endemico. Michel Le Pechoux, rappresentate dell’UNICEF in Mozambico, aggiunge che il suolo è saturo di pioggia e i fiumi gonfi: con il proseguire delle piogge, la situazione può solo peggiorare. Un disastro sociale, sanitario e ambientale. Il Mozambico aveva appena chiesto un prestito di 118 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale per rialzarsi dalla devastazione portata dal ciclone Idai in marzo e varie considerazioni si sono aperte al riguardo, ma ora la preoccupazione principale è quella di portare immediato soccorso alle popolazioni colpite dal secondo ciclone, tra città isolate, villaggi rasi al suolo e famiglie nascoste tra le macerie delle loro case.

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