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San Clemente: come un viaggio nel tempo

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Mitreo nella basilica di San Clemente a Roma

Poco conosciuta, forse perché situata a pari distanza tra due monumenti universalmente ammirati come il Colosseo e la Basilica di San Giovanni, San Clemente ha un valore unico, perché in uno spazio relativamente piccolo riesce a riassumere l’intera storia di Roma. È una basilica minore la cui costruzione al XII secolo e che ha subito più restauri e rimaneggiamenti, in particolare nel Cinquecento e nel Settecento. L’aspetto, sia esterno che interno, è caratterizzato da una sobrietà elegante e leggiadra, che ispira pace e distacco. La bellezza delle decorazioni, tra antiche colonne riutilizzate e il ciborio medievale, è indubbia e oggettiva ma accomunerebbe San Clemente a tante altre chiese d’Italia, se non fosse per una particolarità unica.

interno basilica san clemente
La basilica di San Clemente a Roma

Nel 1857 l’allora priore di San Clemente, padre Joseph Mullooly, iniziò dei lavori di scavo che ebbero risultati sorprendenti. Nel I secolo, infatti, l’area tra il Celio e il Colle Oppio era più bassa di circa venti metri: la storia dell’uomo e quella della città, gli incendi, i saccheggi e gli eventi naturali hanno trasformato Roma non solo in un museo a cielo aperto ma anche in uno, ancora più sensazionale sebbene di difficile accesso, sotterraneo. Quel che uscì dagli scavi di San Clemente è assolutamente stupefacente e offre la possibilità di compiere un viaggio indietro nel tempo, dal barocco allo splendore dell’impero romano, dall’apollineo al dionisiaco, dalla luce confortante ma fredda al buio più vero e vibrante.

Gli scavi interni alla basilica di San Clemente

Oggi per compiere questo percorso basta pagare un biglietto e scendere lungo delle scale. L’attuale basilica di San Clemente, quella costruita appunto nel XII secolo, sorge sui resti della precedente, abbattuta perché pericolante e abbandonata dopo le devastazioni portate dai Normanni nel 1084. Quella che oggi viene chiamata la basilica inferiore è decorata da affreschi antichi, che raccontano i miracoli di San Clemente e il suo scontro con il prefetto Sisinnio, contrariato dalla conversione della moglie Teodora. In essi si trovano anche delle iscrizioni, quasi un fumetto, in una lingua di transizione tra il latino e il volgare, che li rende ancora più preziosi.

Livelli su livelli, tornando indietro nel tempo

La vecchia basilica, d’altronde, sorgeva a sua volta su antiche costruzioni romane, in parte scavate e visitabili. C’è una villa patrizia, edificata al di sopra di horreum, un magazzino rettangolare, caratterizzato da belle volte a botte e blocchi di tufo coperti di travertino a livello dei muri, probabilmente al servizio dell’area del Colosseo. Questo magazzino fu interrato intorno al III secolo, con il vicolo e l’insula, una modesta residenza di più appartamenti, che vi sorgevano al fianco. E, preziosissimo, al livello dell’insula sorge anche un mitreo. Tutto questo era costruito sopra le rovine del grande incendio del 64 a.C., il cosiddetto incendio neroniano. Insomma, scendendo di livello si va indietro nel tempo, sempre più vicini alle proprie radici più profonde.

Il fascino del mitreo

Il mitreo, poi, merita due parole a parte. Il soffitto è a forma di volta per ricordare la grotta in cui nacque il dio lì adorato, Mitra, ritratto nell’atto di uccidere un toro sul fondo dell’edificio, ai lati dei quali sorgono delle panche per il banchetto rituale. Come tutti i mitrei, sorge nell’oscurità per celebrare la luce e nelle vicinanze di una sorgente. Anche chi visita gli scavi di San Clemente, a quel livello, sente scorrere le acque. Il culto di Mitra proveniva dall’Oriente, giunse a Roma al seguito delle legioni già alla fine del I secolo a.C. e, per un lungo periodo, fu il principale “competitor”, se così si può dire, per quello di Cristo. D’altronde tra le due figure c’erano parecchie analogie e a stabilire il vincitore della gara sarà, per motivi ben poco spirituali e molto pragmatici, l’imperatore Costantino. Di queste storie, di vite e di speranze, di incendi e di piogge, di giochi e di preghiere, di ricche dimore e povere case, raccontano gli scavi di San Clemente.

 

La foto nel testo appartiene a Di Duvda

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