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Antispecismo. È ora di parlarne.

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antispecismo mani gorilla

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di interesse nei confronti degli animali, si è soliti utilizzare la parola “animalismo” come l’insieme delle idee e delle pratiche in difesa degli animali. Oggi però noi sappiamo che questo è solo un punto di partenza e un livello di ingresso nei confronti di quella che abbiamo il compito di chiamare, con un linguaggio più emozionato e avanzato, “questione animale“. Detto questo, lo step successivo è quello di non usare più termini come “animali” e “umani” ma “animali non umani” (o “altri animali” ) e “animali umani”, cercando di raffinare il linguaggio  prima di cominciare a parlare di Antispecismo  e della sua esistenza in contrapposizione al concetto di Specismo.

L’Antispecismo, un cantiere aperto

Dopo questa premessa, per parlare di Antispecismo, siamo allora costretti a cominciare dall’inizio, da quando Richard. D. Ryder, psicologo britannico, conia nel 1970 il termine Specismo per indicare  la nostra convinzione di aver diritto a trattare i membri di altre specie in una maniera che non sarebbe ammessa per i membri della nostra stessa specie. Da qui la discriminazione e la concezione degli animali non umani come oggetti o proprietà. Ryder  poi, nel 1971 fa un passo in avanti e paragona lo Specismo al Razzismo, definendole entrambe come forme di pregiudizio. Per il noto psicologo, esisterebbe dunque qualcosa di irrazionale nel considerare prima moralmente sbagliato procurare sofferenza ad animali umani innocenti e poi procurare dolore ad innocenti di altre specie. Nel 1975, la parola Specismo diventa popolare grazie a Peter Singer il quale dentro “Liberazione Animale” parla  di  “un pregiudizio o atteggiamento a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”. Singer stesso si spingerà poi oltre parlando di principio di uguaglianza violato riscontrabile nello Specismo, nel Razzismo e nel Sessismo. Nel 2002, il sociologo David Nibert mette mano alla questione e supera il concetto di pregiudizio fino a considerare lo Specismo un sistema di credenze socialmente condivise che rafforzano il pregiudizio fino a condizionare l’individuo che reputerà accettabile lo sfruttamento e l’oppressione di un’altra specie. È quindi con Nibert che arriviamo a pensare ad un concetto di Specismo attaccabile dall’Antispecismo che possiamo qui definire come un’opposizione filosofica, politica e culturale alle pratiche di oppressione degli animali non umani. Da Nibert in poi allora  possiamo dire, in definitiva, che l’Antispecismo è un cantiere aperto, un dibattito permanente tra varie correnti di pensiero che  illustreremo successivamente.

 

 

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