Home Natura Primo Stupidario Verde: leggende metropolitane, balle e anche peggio

    Primo Stupidario Verde: leggende metropolitane, balle e anche peggio

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    muro con muschio verde

    Sono moltissime le notizie false che girano nel mondo di internet, il mondo verde non fa certo eccezione. Visti i molteplici usi delle piante è comprensibile come se ne parli in vari ambienti e sotto vari aspetti: florovivaistico, ma anche sanitario, scaramantico, ecc. ecc.. Più le leggende sono strambe e più c’è gente disponibile a crederci. Fino a qui tutto bene, si fa per dire, il problema è che i creduloni, o peggio i superficiali dispensano senza ritegno il loro presunto sapere. Penso che i creduloni siano meno pericolosi delle persone che usano generalizzare la propria esperienza trasformandola nel libro sacro del coltivatore. Ho intenzione, se me lo permetterete, di pubblicare tutte le “balle”  che sento e che mi vorrete inviare spiegandone i pericoli a cui si espone chi le segue. Aspetto al mio indirizzo luciano@einaudiroma.it le vostre segnalazioni. Inizio con riportare alcune leggende metropolitane sentite oggi alla cassa del centro commerciale in cui vado a far la spesa.

    Le orchidee vanno annaffiate spesso e con l’acqua calda

    vaso con orchidea Dendrobium, orchidee epifite
    Al centro commerciale sono in vendita questi Dendrobium, sono orchidee epifite (che vivono su altre piante
    usate solo come sostegno), ne ho trovate diverse specie in natura al confine tra la Tailandia e il Myanmar
    (ex Birmania)

    È vero che la maggior parte delle orchidee in vendita dai fiorai provengono da zone pluviali, ma sarebbe difficile riprodurre in un appartamento le condizioni “naturali”. La maggior parte delle piante in vendita da noi non hanno mai visto l’ambiente naturale dei loro progenitori, mentre sono abituate alla coltivazione forzata che alle nostre latitudini avviene in serra, nel Lazio nella fascia costiera. Le orchidee, sia epifite che terricole (se provengono dalle zone umide) hanno bisogno di un ambiente umido, non necessariamente di tanta acqua nel vaso, questo ambiente può essere prodotto appoggiando i vasi delle orchidee su grate o supporti a loro volta appoggiati su bacinelle che contengano acqua. Il massimo lo si ottiene inserendo nell’acqua delle vaschette alcuni riscaldatori da acquario (i più piccoli in commercio da quindici o venti watt) che di notte potranno essere spenti da un interruttore a tempo di quelli programmabili.

    Per quanto riguarda l’uso dell’acqua calda per le annaffiature, questa pratica può produrre solo danni, la migliore temperatura per l’acqua è quella ambiente. Probabilmente la leggenda che occorra l’acqua calda deriva dai supposti luoghi di origine delle piante di cui stiamo parlando e dal fatto che alcuni (confesso di averlo fatto anch’io) poiché le piante tropicali non gradiscono l’acqua fortemente calcarea, consigliano di far bollire l’acqua dell’acquedotto e poi lasciarla decantare e naturalmente raffreddare. Con questa pratica si elimina la durezza temporanea, ma in alcune situazioni non basta e a causa dei costi del gas per il riscaldamento e della comodità di avere acqua sempre disponibile consiglio di usare acqua oligominerale in bottiglia. Ci sono diverse marche che forniscono acqua con un residuo fisso inferiore a duecento milligrammi per litro a costi che si aggirano sui venti centesimi per un litro, se la userete noterete sicuramente la differenza.

    Le piante carnivore vanno annaffiate una volta alla settimana e si nutrono degli animali che catturano

    vaso con orchidea del genere Cymbidium
    Anche questi sono fiori di orchidea del genere Cymbidium sono piante terricole presenti in Tibet e in zone montane asiatiche. Il vaso e le foglie sono una presentazione estetica, non la pianta che ha foglie lunghe e pseudo bulbi. I fiori rimangono freschi per molto tempo, nei luoghi di origine è la loro strategia per essere impollinati dai rarissimi insetti

    Quando ho provato ad intervenire, la signora che stava elargendo consigli ad un’amica che aveva appena acquistato una Dionaea, ha reagito spiegando che lei ne ha una che in un anno è raddoppiata di dimensione, la sua pianta insettivora, che da lei si nutre di mosche e zanzare, cresce benissimo in casa. Purtroppo alla mia domanda: “lei la tiene esposta al sole o in ombra?” ho ricevuto in risposta solo una occhiataccia.  Intanto è bene ricordare che le piante insettivore e non carnivore perché non sono attrezzate a digerire pezzi di carne, provengono prevalentemente da ambienti umidi in cui le acque disponibili sono o piovane o completamente prive di sali minerali, spessissimo sono acide: stagni in torbiere, foreste pluviali malesiane, ecc.. Quello che più conta per la loro sopravvivenza è la raccomandazione di usare per la loro bagnatura acqua priva di calcio e sodio. Queste piante hanno radici molto esigue e in natura si nutrono realmente solo con gli insetti che catturano e digeriscono attraverso l’apparato fogliare, tuttavia in mancanza di insetti non muoiono e si limitano a crescere di meno; continuo a ricordare che a farle morire rapidamente può essere l’acqua calcarea o l’acqua stagnante. Gli allevatori professionali, per non avere il disturbo di catturare insetti, o peggio di allevarli in serra con seri pericoli personali, hanno selezionato esemplari con radici più sviluppate che riescono ad assorbire azoto anche dalle radici. Le piante insettivore temono il freddo ma hanno bisogno di tanta umidità ancora più delle orchidee, potremmo disporle sulle stesse griglie che ho consigliato per le orchidee ma a seconda della densità e permeabilità del substrato (terriccio torboso o sfagno in cui sono vendute) andranno bagnate con acqua demineralizzata o piovana in cui terremo immerso un calzino riempito di torba; quest’acqua arricchita di acidi umici potrà essere utilizzata più volte per tenere bagnata, ma non completamente inzuppata la terra. La frequenza delle bagnature dipende principalmente dalla temperatura esterna, dalla permeabilità e dal tipo del terreno, dalla ventilazione dell’ambiente in cui le piante vivono. Raccomandare di annaffiare una volta alla settimana, senza portare l’attenzione sulla qualità dell’acqua è finalizzato a far morire la pianta della signora (vissuta come rivale?). Personalmente  consiglierei di tenere la nostra insettivora, a meno di esigenze speciali,  all’esterno (temperatura permettendo) in ambiente molto luminoso ma non al sole diretto, con il terreno sempre ben umido, magari appoggiando il vaso su una grata posta sul solito recipiente d’acqua: in questo modo gli insetti verranno attratti dai ferormoni emessi dalla pianta e serviranno da buon pranzetto, questa raccomandazione vale per la maggior parte delle specie commercializzate. In casa, purtroppo le zanzare preferiscono noi e il nostro sangue, e per orientarsi usano i gas (CO2) della nostra respirazione e il nostro calore e sudore.

    Ricordavo all’inizio che considero pericoloso generalizzare, mi rendo conto che mi ci sono spinto molto vicino:  avere una sviluppata sensibilità vegetale è bellissimo, se non si hanno le sufficienti informazioni sarà difficile anche a “pollici verdi naturali” dare consigli utili, spesso il loro successo dipende anche dall’ambiente in cui vivono e dalle piante scelte, per questo penso che la signora dei consigli alla cassa abbia agito in buona fede, purtroppo chi ci dà consigli pericolosi spesso non è in buona fede, se chi vi vende una pianta (che vi piace) ve la sconsiglia come esemplare difficile da tenere, non sempre lo fa perché è onesto, ma per avere una buona scusa se la pianta seguendo i suoi consigli vi muore. Diffidate sempre dai rivenditori che, senza chiedervi dove avete intenzione di far vivere la pianta che state acquistando, vi danno indicazioni su come e quando annaffiarla.

    piante carnivore insettivore in vaso
    Ecco il vassoio da cui la cliente del centro commerciale ha scelto la Dioneae che ha scatenato i consigli, non
    richiesti e sbagliati, di un’altra cliente alla cassa del supermercato
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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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