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Una piccola Aloe del Corno d’Africa: l’Aloe Ellenbeckii

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aloe dumetorum o Aloe ellenbeckii
Aloe ellenbeckii
Fiore di Aloe Ellenbeckii

Nel 1994, all’Orto Botanico di Roma, conobbi Susan Carter Holmes, e ne rimasi molto colpito. La “signora delle piante succulente” aveva tredici anni più di me, all’epoca lei aveva solo sessantuno anni, ma sembrava una persona molto anziana, la sua pelle era bruciata dal sole, era insaccata in una specie di sahariana color sabbia, e non sembrava molto felice, anche se l’incontro all’interno dell’Orto Botanico di largo Cristina di Svezia era stato organizzato in suo onore per presentare il suo ultimo libro appena pubblicato: Flora of Tropical East Africa. Sapevo che la signora era uno dei dirigenti del Royal Botanic Garden Kew, e anche che aveva scoperto e classificato centinaia di specie, ma non riuscivo a vederla come un’esploratrice, nonostante la sahariana, sembrava più una classica anziana e grassoccia signora inglese.

Aloe ellenbeckii
Aloe Ellenbeckii

Susan Carter Holmes un’esploratrice privilegiata

Susan Carter ci mostrò una serie di diapositive con Aloe fotografate in natura ad altitudini tra i 1600 e i 1700 metri sui dirupi sassosi nel Corno d’Africa e oltre i 2300 metri in Yemen. C’erano molti esemplari di Aloe ellenbeckii, rimasi molto colpito dalla particolarità delle immagini, pensando alla difficoltà che aveva dovuto superare per farle, quando glielo chiesi mi rispose che le foto le aveva fatte il pilota del suo elicottero. In realtà il marito della signora lavorava per una compagnia di ricerche petrolifere o mineralogiche (ora non lo ricordo) e Susan approfittava dell’elicottero della compagnia per le sue ricerche botaniche in zone praticamente inaccessibili per le persone normali e da lei invece raggiunte comodamente. Oltre alla Aloe ellenbeckii ci presentò diverse altre Aloe di cui mi riservo di parlare in seguito.

Aloe ellenbeckii o Aloe Dumetorum 

Dopo avervi raccontato di come ho incontrato quest’Aloe, permettetemi di parlarvene: l’Aloe ellenbeckii, è stata dedicata al medico tedesco Hans Ellenbeck che la raccolse durante la lunga spedizione in Africa Orientale del giovane ornitologo dottor Carl Erlangers, a cavallo tra il 1800 e il 1900. La specie venne descritta da Alwin Berger nel 1905, tuttavia Reynolds sosteneva che la descrizione era “incerta”. Devo aggiungere che quest’Aloe per molti anni è stata ceduta e scambiata, nel mercato amatoriale, con il nome di Aloe dumetorum (dal latino “dumetum”, il genitivo plurale “dumetorum” = dei cespugli). Oggi però il nome riconosciuto e accettato è Aloe ellenbeckii mentre A. dumetorum è considerato un sinonimo.

  • La pianta è priva di fusto (acaule) ed ha la tendenza ad accestire formando dei bassi cespugli.
  • Ogni individuo ha da 6 a 12 foglie allungate, lanceolate, disposte a rosetta.
  • Le foglie, di colore verde glauco, sono fortemente coperte da larghi e allungati spot bianchi, che sulla pagina inferiore della foglia formano bande orizzontali irregolari.
  • Negli esemplari adulti coltivati in terra le foglie vanno da 30 a 75 cm di lunghezza e sono larghe da 3 a 7,5 cm mentre in vaso rimangono più piccole.
  • Le foglie, ricche di un succo giallo, sono lisce (non tubercolate), lievemente ricurve verso l’esterno e concave nella parte superiore.
  • Il margine delle foglie è cartilagineo, con piccoli denti da 05 a 2 mm di lunghezza che distano tra loro da 2 a 6 mm.
  • I fiori, radi, vanno dall’arancione al corallo e hanno le punte giallo-verdi; quando sono aperti, stami e stilo sporgono dal fiore per 2-4 mm.
  • I fiori, in numero da 10 a 18, sono disposti su racemi singoli.
  • La forma dei fiori è a becco di tucano e sono rigonfi all’attacco con il peduncolo (nella parte che racchiude il corto ovario), la lunghezza dei fiori è di 2,5 – 3,5 cm.
  • I racemi sono lunghi da 50 a 75 cm.
  • Aloe ellenbeckii
    Aloe Ellenbeckii

    Il “locus typicus” di questa specie è localizzato nel Corno d’Africa (sud Somalia) ma anche nel nord del Kenya; sono piante che in natura crescono su dirupi rocciosi ad altitudini tra 1300 e 1800 m sul livello del mare.

Come ho anticipato, questa specie, coltivata in vaso, rimane un poco più piccola delle dimensioni indicate nella descrizione della specie, anche se gli esemplari raggiungono ugualmente la forza da fiore. In terrazza ho potuto verificare che una specie di Aloe ugandese, l’Aloe amudatensis (che è stata trovata a 1300 m di quota, vicino alla frontiera del Kenya), nelle sue forme giovanili può essere confusa con l’Aloe ellenbeckii . Può darsi che, nonostante il riconoscimento delle specie differenti, entrambe facciano parte dello stesso clade (gruppo di individui costituiti da un antenato singolo comune e da tutti i discendenti di quell’antenato). Ricordo questo fatto perché alcuni autori riportano, nelle loro pubblicazioni, immagini di piante giovani: per questo, specialmente per le Aloe, consiglio a chi voglia fare verifiche tassonomiche di privilegiare la descrizione della specie piuttosto che l’eventuale immagine. Su una delle enciclopedie specializzate in piante succulente ho visto la foto di un’Aloe ramosissima, ma senza ramificazioni, in pratica una talea. C’è poi un ulteriore fenomeno che ha preso piede in questi ultimi anni, quello di realizzare cultivar di Aloe. Ricordo ai lettori che i cultivar, attraverso selezioni e incroci, esaltano una o più caratteristiche di una specie, queste caratteristiche (colore, spine, dimensioni) di solito regrediscono quando gli esemplari vengono riprodotti.

Le foto sono del dottor Luciano Toma e raffigurano alcune sue piante.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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