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Parità tra i generi. Un obiettivo possibile?

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“Per arrivare al vertice, una donna deve aver fatto un immenso sforzo di adattamento. Le donne non giocano mai in casa. Giocano sempre in trasferta, in un posto estraneo. Alla fine padroneggiano perfettamente due sistemi: quello altrui e il proprio. Gli uomini al vertice si muovono come pesci nell’acqua. Lo stesso accade alle donne. Ma le donne possono anche volare”. Maria Fischer, capo della società di consulenza e head-hunting Fischer HRM, rilasciò questa dichiarazione sul tema della parità tra i generi al popolare settimanale tedesco Der Spiegel nel 2008 e, a ben vedere, le sue parole riflettono le quotidiane difficoltà che incontra una donna, non solo per raggiungere il vertice di un’azienda o di un’istituzione ma anche nella vita di tutti i giorni spesso passata a dividersi tra lavoro e famiglia. Ed ora che cade nuovamente la ricorrenza dell’8 marzo, torneremo a leggere commenti di circostanza, discorsi sempre uguali e misure un po’ “buoniste” come riduzioni al cinema o per entrare in discoteca. Con l’immancabile mantra sul fatto che le donne guadagnano meno degli uomini, che le opportunità sono minori per il gentil sesso e gli stipendi ridotti rispetto all’altra metà del cielo.

Parità tra i generi, ancora molto da fare

Ma quello che allora dobbiamo domandarci sono alcuni semplici interrogativi: cosa si sta facendo realmente per introdurre una reale parità tra i generi? È davvero sufficiente fissare delle quote, le cosiddette “quote rose”, nei vari settori della nostra comunità per rispettare veramente la parità? Oppure è realmente necessario cambiare passo per avviarsi sulla strada di un reale riconoscimento del ruolo delle donne? Sono ormai passati più di vent’anni dalla Convenzione di Pechino del 1995 dove i rappresentanti dei governi di tutto il mondo si riunirono nella quarta conferenza sulle donne e affermarono solennemente di voler “far progredire gli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace per tutte le donne, in qualsiasi luogo e nell’interesse dell’intera umanità”. Certo, notevoli passi avanti sono stati fatti nel corso di questi anni ma è opinione diffusa come ancora manchi un vero salto di qualità che permetta di superare i divari materiali e psicologici tra donne e uomini e che ci consenta di arrivare a un’effettiva parità tra i due sessi. Il nostro paese può vantare indubbiamente un piccolo primato e cioè quello di aver ratificato immediatamente la Convenzione di Istanbul del 2011 sul tema della violenza sulle donne e sugli abusi domestici ma ancora troppe diseguaglianze segnano la nostra società se solo pensiamo al fatto che le donne italiane si laureano mediamente prima degli uomini ma restano più facilmente disoccupate e che almeno il 27% di loro è spesso costretta a lasciare il lavoro in seguito alla maternità. E allora non possiamo che sottoscrivere le parole della giornalista Valeria Palumbo nel suo libro L’ora delle ragazze alfa, nella speranza che la parità diventi effettiva e non solo sbandierata in occasione dell’8 marzo: “In tempi di nuovi odi razziali, di ‘leghe’ xenofobe e omofobe, in un periodo di rinnovato odio verso le donne, verso gli ebrei, verso chi vive e pensa in modo diverso […] crediamo che proprio questa Terza Ondata [del femminismo, N.d.a.], che invita finalmente a un’alleanza delle donne e degli uomini ‘di buona volontà’, sia una straordinaria scommessa. E una straordinaria opportunità. Per tutti”.

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