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Ondate di calore: la nuova normalità estiva per il pianeta

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ondata di calore

32° a inizio luglio. Non male, vero? Se non fosse che ci troviamo ad Anchorage, in Alaska, dove la temperatura del periodo è mediamente di 18°. Se Sparta piange… gocce di sudore, Atene non ride certo. L’Europa è piegata dalla terza ondata di calore dell’estate 2019. Ma di cosa si tratta e cosa possiamo fare?

Ondate di calore: dal 2003 un crescendo rovente sul’Europa

Se guardiamo le registrazioni delle temperature estive da inizio secolo a oggi, vediamo che picchi di caldo anomalo, in estate, si sono verificati ma restando entro certi limiti, per un periodo breve e circa una o due volte per decennio, fino all’esplosione del 2003. Da allora si è iniziato a parlare di “ondate di calore” e fare la conta dei morti, la cui media durante tali periodi sale del 40% all’aumentare delle temperature. Per anni, siti meteo in cerca di click facili, hanno rinominato in maniera suggestiva ed eccessiva questi flussi di aria bollente, battezzandoli Caronte a Caligola. Ormai anche loro hanno esaurito la fantasia, le ondate di calore sono diventate parte della normalità estiva e le previsioni del tempo si limitano ad avvisare che è in arrivo un fronte di calore sull’Europa. Ossia, l’anticiclone delle Azzorre, il nostro miglior amico estivo, è fuori posto, così l’aria rovente del Sahara può salire sul Mediterraneo e sull’Europa continentale, causando una forte evaporazione che, generando una cappa d’afa, aggrava il tutto.

Cosa comporta l’ondata di calore sull’Europa?

Consumi energetici alle stelle, malori, danni all’agricoltura con conseguente aumento dei prezzi, rischio di incendi – il 27 giugno, in Catalogna, sono bruciati 5000 ettari di foresta e anche una centrale nucleare della zona ha corso rischi – mortalità aumentata anche per la fauna selvatica e alterazioni del suo comportamento: basta guardarsi intorno e vedere come le ondare di calore causino una sofferenza diffusa negli esseri viventi. E, quando la temperatura cala, lo fa con violenza, portando piogge torrenziali o persino grandinate massicce come quella che ha colpito Pescara il 10 luglio, al primo abbassamento della temperatura. Se gli eventi climatici estremi sono naturali, sono la loro frequenza e la loro aumentata intensità a renderli immediatamente e inequivocabilmente correlabili con il riscaldamento globale. Come dice il dottor Dim Como, esperto in cambiamento climatico e studioso degli eventi climatici estremi all’università di Amsterdam, spiega che «Questo tipo di eventi sono sempre più probabili. Se c’è una circolazione atmosferica che può generare un’ondata di calore, l’ondata ci sarà e sarà molto più intensa.» Se le emissioni di gas serra continuano a crescere a livello del 2018, i modelli di calcolo prevedono che entro il 2100 il 74% del pianeta sperimenterà ogni anno circa venti giorni di calore potenzialmente letale. L’America, però, è lontana dal Sahara, eppure in Alaska si suda come non mai. Il riscaldamento globale galoppa ancora più veloce man mano che ci si avvicina all’Artide: lo scioglimento del Polo Nord, alternando gli equilibri dell’oceano con l’immissione di acqua dolce e fredda, incide sulle correnti e, al momento, rende più calde della media le acque superficiali dell’oceano, che incidono sul clima delle zone costiere.

Cosa possiamo fare? Piccoli passi di adattamento e contenimento del danno.

Tante gocce fanno il mare, ma davanti alla minaccia del cambiamento climatico ci sentiamo così impotenti che cerchiamo di dimenticarla. Riduco la mia impronta climatica, meno carne e più bicicletta, ma poi? Se i governi firmano trattati che non rispettano, cosa può il comune cittadino? Sicuramente mettere il sale sulla coda di questi unicorni in giacca e cravatta, facendo capire ai politici che la salvezza del pianeta ci sta a cuore e che anche in base al loro concreto impegno noi orienteremo il nostro voto. E ci sono piccole azioni che anche i governi nazionali e locali possono compiere, senza scomodare trattati e accordi. Una miglior gestione del territorio, del verde urbano e dell’irrigazione può limitare la sofferenza di uomini, piante e animali durante questi periodi segnati da temperature infernali. La manutenzione degli immobili volta a un miglior isolamento termico potrebbe evitare sprechi di energia, che peraltro aggravano la cappa d’afa che schiaccia le città, per l’aria bollente emessa all’esterno dai condizionatori. Una pianificazione delle risorse sanitarie e una maggior prevenzione degli incendi potrebbero evitare danni in questi spiacevoli momenti a cui, in parte, dobbiamo fare l’abitudine. Un po’ resilienti, un po’ rivoluzionari.

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