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Mindfulness, la pratica del benessere e della felicità

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Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione di un grande classico sulla pratica della Mindfulness, Vivere momento per momento di Jon Kabat-Zinn, esperto di meditazione e professore di medicina del MIT, e altrettanti anni da che il giornalista Bill Moyers parlò dell’MBSR (Metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza) nella sua serie televisiva Healing and the Mind.

Il ricorso a pratiche di meditazione e a tecniche per ritrovare benessere corporeo e crescita personale continua ad aumentare e sempre più spesso, si sente parlare della pratica della Mindfulness. Diffusa ampiamente dall’America all’Europa, si tratta di una pratica le cui tecniche sono applicabili in qualsiasi contesto. Numerose le discipline coinvolte nello studio e nelle sue potenziali applicazioni: oltre la psicologia, le neuroscienze, la medicina, questa pratica trova terreno fertile anche nelle scienze sociali e nelle scienze dell’educazione.

Alla base della Mindfulness c’è la stimolazione della persona a l’implementazione della sua sicurezza attraverso un approccio che punta l’attenzione al “qui ed ora”.

Greenious ha incontrato la dott.ssa Stefania Mezzullo, psicologa, psicoterapeuta e istruttore Mindfulness, per scoprire qualcosa di più sulla pratica della Mindfulness.

Dott.ssa Mezzullo, si sente molto spesso parlare di Mindfulness, di cosa si stratta?

“Minduflness” è la traduzione inglese della parola sati che in lingua pali indica consapevolezza, attenzione e ricordo. Fonda le sue radici nelle tradizioni contemplative buddhiste, sull’assunto della regolazione delle emozioni attraverso una costante e intenzionale pratica di attenzione non giudicante focalizzata sul momento presente.
Il momento presente è prezioso perché è raro. È raro perché non dura. Viviamo quotidianamente trascinati dai ricordi passati e proiettati in progetti futuri. Difficilmente riusciamo a stare nel momento presente, nel “qui ed ora”, così com’è. Perché la nostra mente produce continuamente pensieri che ci trasportano altrove.

Provate adesso, mentre leggete queste righe. Provate a sospendere la lettura e ad osservare le vostre sensazioni, “qui ed ora”. Osservate la luminosità dello schermo, il colore dei caratteri, la sensazione delle dita che scorrono sul testo. Osservate la vostra sensazione corporea. Il punto di contatto dei piedi, il punto di appoggio del corpo al vostro sostegno (sia esso una sedia o una poltrona). Osservate i suoni, i rumori, in questo momento, come si presentano alla vostra sensazione. Portate l’attenzione al vostro respiro, osservandolo senza modificarlo, accettandolo così come si presenta. Quali sono i pensieri che passano nella vostra mente? Quali le sensazioni? Come vi sentite? Siete presenti nel “qui ed ora”?

Generalmente, si tende a vivere la vita come se fossimo condotti da un “pilota automatico”, attivato dall’esperienza passata, da preconcetti e pregiudizi che non possono funzionare nel momento presente perché ogni momento è diverso.

A tutti sarà capitato – almeno una volta – di essere arrivati a casa senza ricordarsi di aver fatto tutto il percorso. Oppure di finire una conversazione e non ricordarsi di cosa si stava parlando. In questi momenti, molto frequenti purtroppo, si vive come fantasmi, o come zombi, in un limbo in cui siamo vivi senza essere presenti.

Quali sono le conseguenze del vivere con il “pilota automatico”?

La prima conseguenza, la più evidente, è la sensazione che ci manchi sempre qualcosa. Si tende allora a cercare all’esterno ciò che manca all’interno. Il paradosso è che ciò che manca si trova proprio dentro di noi, ma non riusciamo a contattarlo perché siamo distratti dal vagare della mente. Oltre al senso di frustrazione, il continuo movimento mentale consuma la maggior parte della nostra energia. La conseguenza è che ci sentiamo stanchi anche se non “abbiamo fatto niente”.

Cosa si intende per momento presente?

Pensiamo a quanto dura il momento presente. Un attimo e meno di un attimo. È quel momento catturato da un respiro, a cui segue un altro respiro. È quel momento che precede il pensiero. È pura esperienza. Solo con la pratica lo si può ri-conoscere.

Come si può praticare la consapevolezza al momento presente?

La Mindfulness si basa sugli insegnamenti della filosofia buddhista e sulle tecniche contemplative della meditazione. È un esercizio che richiede intenzione e sforzo, un retto sforzo. Si inizia generalmente con la meditazione sul respiro, perché il respiro è alla portata immediata, ed è un buon ancoraggio per indirizzare facilmente la nostra attenzione e sganciarci dal susseguirsi dei pensieri.

Nella Mindfulness si distinguono due tipi di pratica, formale e informale. La pratica formale consiste nello scegliere una posizione comoda, seduti su una sedia, un cuscino o un panchetto da meditazione, e portando l’attenzione al respiro. Momento dopo momento. Quando la mente inizia a vagare, come spesso accade, con gentilezza e senza giudizio, si porta nuovamente l’attenzione al respiro. E così via per tutta la durata della pratica. Senza giudizio, perché la mente è fatta così. È nella natura della mente produrre continuamente pensieri. Nella pratica informale, si porta nella quotidianità l’esercizio svolto nella pratica informale. Dimorando in pace nel momento presente, è più facile gestire le emozioni.

“Essere tutti un po’ più zen” sta diventando una moda?

Anni di indagini scientifiche hanno confermato che la Mindfulness ha un impatto positivo sul funzionamento umano. È una pratica di grande rilevanza scientifica ed intellettuale che porta benefici fisici e mentali. È di grande supporto per la gestione dello stress, per il sollievo nei sintomi dell’ansia e della depressione. È di aiuto nei disturbi dell’alimentazione, del sonno, nella regolazione emotiva. Contribuisce a migliorare la memoria di lavoro e l’attenzione. Negli ultimi anni la Mindfulness ha riscontrato molto interesse nella ricerca psicologica e neuroscientifica e l’ampia letteratura in merito rivela validazioni scientifiche sull’efficacia della sua pratica. Infatti, gli studi sulle neuroscienze, stanno rilevando sempre maggiori evidenze sugli effetti positivi della meditazione sulle attività o modificazioni neurali che coinvolgono le regioni del cervello connesse alle emozioni, alla regolazione del corpo, al controllo dell’attenzione, al procedimento cognitivo, al divagare della mente alla riflessione sul sé, confermando l’influenza di tale pratica sulla regolazione degli stati mentali disfunzionali dominati da stress, ansia o depressione.

La Mindfulness una panacea per tutti i mali?

La Mindfulness non è una bacchetta magica. Non si tratta di sedersi sul cuscino con le gambe incrociate aspettando che, più o meno magicamente, diventeremo felici. La Mindfulness è un allenamento. Si tratta di un preciso training, che permette di accrescere lo sviluppo personale e di essere presenti alla vita, sperimentando sensazioni in modo pieno nel “qui ed ora”. Si tratta di “ricordare” di vivere pienamente con tutti i sensi e di riempirsi della naturale bellezza della vita, attraverso una percezione sempre più ampia e viva.

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