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Aromaterapia, cromoterapia e cristalloterapia. Tre terapie non convenzionali

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aromaterapia

Continuando l’elencazione delle terapie non convenzionali, senza prendere ancora in considerazione la medicina tradizionale cinese che ho sperimentato personalmente nel 1980, o l’affascinante corpo teorico della medicina tibetana, o dell’agopuntura, vi voglio parlare di tre terapie sicuramente non convenzionali che a mio parere si integrano, benché al momento siano anch’esse riservate ai “fedeli”: l’aromaterapia, la cromoterapia e la cristalloterapia.

L’aromaterapia

Quasi tutti considerano l’aromaterapia una parte integrante della fitoterapia, anche perché i prodotti usati sono olii essenziali derivati da piante o da parti di esse. Devo aggiungere che in questa terapia non viene coinvolto solo l’olfatto, si parte dalla vaporizzazione, forse la tecnica più usata e derivata dai rimedi della nonna: poche gocce di sostanza balsamica in una bacinella d’acqua calda da cui il paziente, con un asciugamano sulla testa, respira i vapori; al giorno d’oggi lo stesso risultato si ha usando inalatori o vaporizzatori professionali. Si continua con il contatto cutaneo, principalmente attraverso massaggi, impacchi, fanghi, bagni e creme. La frizione cutanea è una pratica antica quanto la vaporizzazione, pratica che ancora oggi è usata anche per migliorare la respirazione dei bambini quando hanno un raffreddore. Gli aromi hanno effetti ormai accertati: ho scoperto e sperimentato che durante la cerimonia del tè i partecipanti hanno una riduzione del valore glicemico grazie agli aromi diffusi nell’aria. Ho già scritto diversi articoli sul tè e le sue capacità terapeutiche, ai curiosi segnalo l’articolo:

Il tè verde, super alleato naturale per prevenire e curare molte malattie”; nell’articolo ho ricordato che non si hanno certezze sul meccanismo che riduce la glicemia anche nei diabetici, si suppone che responsabili dell’effetto possano essere i polisaccaridi, gli aromi volatili e le catechine (contenute nel tè Matcha giapponese). Anni fa, in un corso sulle tecniche di comunicazione della durata di diversi mesi, ho avuto come collega un medico svizzero che integrava l’aromaterapia con la musicoterapia. Egli considerava i suoni della natura come potenti strumenti per il rilassamento, ma li riteneva utili anche per facilitare la concentrazione. A tutto questo aggiungeva gli aromi esaltandone gli effetti terapeutici. Personalmente considero l’aromaterapia come integrativa rispetto alle terapie allopatiche, infatti manca un sistema diagnostico codificato e quindi le procedure operative sono lasciate alla sensibilità del singolo terapeuta oppure, come nel caso del mio amico medico in Svizzera, alla diagnostica clinica. In questi ultimi anni sono stati pubblicati su questa pratica diversi manuali che riportano la “summa” delle esperienze, ma non aiutano certo a formulare una diagnosi e quindi una corretta terapia. Ricordo che il mio amico mi regalò un CD su cui erano incisi dei suoni, e delle piccole bottiglie di essenze. Ho usato i suoni per facilitare il sonno, ma non sono riuscito a collegare gli aromi come faceva lui. Se avete vostre esperienze, dirette o riferite da altri, fate in modo che tutti possano conoscerle.

olii essenziali

La Cromoterapia

La Cromoterapia una medicina che si autodefinisce “alternativa”, non verificata scientificamente: i seguaci sostengono che le malattie possono essere curate semplicemente usando i colori. Che i colori influenzino lo stato d’animo è abbastanza provato, ma non c’è alcuna certezza sull’effetto, che è condizionato da molti fattori, compresi quelli culturali (ad esempio da noi il colore del lutto è il nero, in tantissimi Paesi è il bianco): proprio questo rende la cromoterapia una pseudoscienza. Già oltre cinquant’anni fa gli architetti studiavano la percezione dei colori soprattutto per la scelta delle sfumature nella tinteggiatura degli intonaci, il problema era nato dall’osservazione dell’effetto provocato dalla luce proveniente dall’esterno sulle pareti opposte alle finestre. All’epoca si cercava di realizzare un effetto di omogeneizzazione scurendo leggermente la parte opposta alla finestra, oppure con il posizionamento di sorgenti luminose. Il problema è la percezione visiva. Il pittore Casula studiò il fenomeno e scrisse un libro intitolato Tra vedere e non vedere, pieno di informazioni interessantissime e di esperimenti che ancora riescono a sorprendere. Questi studi, sicuramente scientifici, poco hanno a che fare con la cromoterapia, ma riguardano la psicologia del colore. Sono molte le ricerche in corso, ma nessuna porta ad identificare un “corpus” terapeutico. Se trovate una copia del libro che vi ho segnalato (edito dalla casa editrice Einaudi) potrete divertirvi a scoprire quanto il senso della vista venga condizionato dalla psiche. Cambiare un colore in un’immagine presente in un nostro ricordo è una potente ristrutturazione, ad esempio il cambio di colore nel ricordo immaginario di un piccolo problema è uno dei primi esercizi di Programmazione Neuro Linguistica (PNL): proprio questa, secondo i sostenitori della cromoterapia, è una prova a sostegno della possibilità di curare i problemi fisici utilizzando i colori. Voi cosa ne pensate, avete avuto esperienze dirette o riportate utilizzabili?

La Cristalloterapia

Oggi è considerata simile all’alchimia, la cristalloterapia è una delle terapie più antiche: ne parlava già Teofrasto nel 320 a.C. ed anche Plinio nel 70 d.C., però con l’avvento della scienza si è dimostrato che non ci sono prove della sua efficacia. I suoi sostenitori affermano che almeno non ci sono controindicazioni. Purtroppo devo testimoniare, per aver avuto tra i miei amici un “terapeuta” che mi ha sottoposto un suo caso, che controindicazioni ce ne sono e sono le stesse che possono essere associate a tutte le forme terapeutiche “alternative” in cui prevale l’effetto placebo. I “seguaci” rischiano, per praticare la loro fede, di trascurare terapie di provata efficacia specificamente usate per curare la loro patologia, questo di solito equivale a trascurare i sintomi e spesso ad aggravare la patologia.

Plinio già indicava i modi in cui i minerali venivano usati a scopo terapeutico (la cristalloterapia), infatti l’uso dei cristalli ha origini antichissime, con tecniche che (almeno in Occidente) sono andate perse per secoli e solo dalla seconda metà del 1900 stanno tornando in uso.

Plinio, elencando i modi in cui i cristalli venivano utilizzati, ne evidenziava l’uso:

  • come amuleto: per secoli si è creduto che l’energia dei cristalli, specialmente di quelli colorati, potesse influenzare il fato. Forse questo ha origine dall’osservazione che alcune pietre esposte al sole o scaldate cambiavano colore (secondo gli addetti ai lavori si “caricano”) come se accumulassero energia.
  • Come oggetto per concentrare l’attenzione, anche usato per la meditazione; questo secondo uso è ancora frequente in Oriente. L’oggetto simbolico, spesso individuato dalla sensibilità dell’operatore solo per le caratteristiche soggettive di forma o altro, era considerato la rappresentazione del “Genius loci” e quindi veniva usato come aiuto per la concentrazione mentale.
  • A contatto con alcuni punti del corpo doloranti: oggi, con lo sviluppo anche in Occidente dell’agopuntura, alcuni tipi di cristalli scaldati vengono posizionati sui punti individuati dalla agopuntura tradizionale. Plinio indicava solo l’uso di particolari cristalli messi a contatto con parti del corpo.
  • Come fonti di energia trasmessa all’acqua che poi veniva bevuta dal paziente: i cristalli “carichi” venivano lasciati in acqua per un certo periodo di tempo; è una forma antica di omeopatia!

Devo confessare che io stesso, che non credo di essere superstizioso, ho diversi amuleti a cui sono particolarmente affezionato, specialmente se sono oggetti carichi di storia o che mi sono stati regalati da amici. Io associo all’oggetto una sorta di benedizione, sono convinto che un pensiero positivo è sicuramente benefico. Se un pensiero positivo non riesce a condizionare gli eventi esterni almeno migliora la situazione di chi lo ha e quindi migliora la “percezione” del mondo che ci circonda, siamo tutti in grado di verificare che (in negativo) la sensazione funziona. Cercare di leggere il mondo come se le cose positive avvenissero proprio per noi è piacevole e condiziona il mio umore, è così anche per voi?  

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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