Home Cultura e Spettacolo Levante – Nel caos di stanze stupefacenti

Levante – Nel caos di stanze stupefacenti

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Foto: Alan Chies

Venerdì 7 aprile è uscito Nel Caos di stanze stupefacenti, ultimo lavoro di Levante al secolo Claudia Lagona cantante e scrittrice di pasta siciliana. Già ad inizio anno, Levante ha fatto parlare di sè proponendosi con un romanzo Se non ti vedo non esisti, edito da Mondadori uscito a gennaio come un antipasto prima del piatto principale.

Non c’è due senza tre

Album interessante anche se non affine al mio gusto personale, perfettamente coerente a mio avviso con il percorso musicale di Levante. L’album, pensato e curato tutto dalla cantante stessa vede felici collaborazioni, sia nella produzione in cui si incontra il nome di Antonio Filippelli, sia nelle tracce come ad esempio nel duetto con Max Gazzè, del quale anni fa apriva i concerti, nella canzone Pezzo di me, di poche pretese nonchè, per me, la più felice dell’album. Di questo terzo lavoro due parole mi brillano in testa: rumore e caos. Rumore rielaborato, rumore reso armonico sì ma che mantiene potenza e sorprende. Caos primordiale da dove tutto ha origine e tutto finisce. Risorgere. Promesse. Violenza. Quel caos che nasce in ognuno di noi Levante lo ascolta e cerca di farne musica e parole. Prende dai suoi lavori precedenti ma rende i suoni accattivanti e forse più pop, arrangiati prepotentemente, come ci spiega il singolo approvato ed estratto Non me ne frega niente e che si  fa critica del social network, strumento sì indispensabile e al contempo, lo sappiamo bene, indisponente, presuntuoso o meglio, non tanto “lui” strumento ma chi sul social si fa leone. La prima traccia Caos è un’introduzione dolce, un preludio che di caotico ha ben poco a sentirla così ma “mi si legge in fronte il caos che ho dentro” dice Levante, e noi non possiamo che chiederle di raccontarci ancora. A Levante piace giocare con il suono delle parole, si capisce benissimo da come lega le sillabe insieme, e canzoni come Santa Rosalia, Gesù Cristo sono io o Diamante ne sono un esempio lampante.

Nel complesso il lavoro è ben fatto ma, come ho già accennato in precedenza, non mi “prende la pancia” e personalmente vorrei lo facesse perché la voce di Levante è sensuale e decisa al punto giusto e mi fa ricordare di Meg e il suo mondo solista, onirico e melodico ma forse, già mi scuso, questo è un paragone semplice e banale. Potrei azzardare a definire questo terzo album come una conferma, un qualcosa che ci assicura di avere a che fare con una cantautrice di tutto rispetto. Ne aspettiamo di buoni e nuovi e nel frattempo buon caos a tutti.

Foto di Alan Chies, tratta da deejay.it

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