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Le ville di Domiziano in Albano e Sabaudia

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Tito Flavio Domiziano ebbe un principato breve ma indubbiamente intenso. D’altronde la sua personalità si distingueva e così anche il suo (ottimo) gusto nella scelta dei luoghi di relax. Ci sono giunti i resti di ben due ville d’ozio, costruite o ristrutturate da lui: una ad Albano Laziale, l’altra nascosta nel parco nazionale del Circeo, sulla sponda sud est del lago di Paola.

Domiziano
Busto di Tito Flavio Domiziano

Nella zona del lago di Paola (LT) erano presenti, in epoca romana, numerose dimore patrizie. I resti non ci sono giunti perché, al momento della bonifica, negli anni Trenta del secolo scorso, si andò di dinamite e con pochi riguardi: era la fame a comandare. Resta solo, maltratta dai secoli ma protetta dalla foresta, come fosse una bella addormentata, la villa di Domiziano. Ne è visibile una piccola porzione: le cisterne, le esedre monumentali che erano parte dello stabilimento balneare dell’’imperatore e i bagni termali, dotati di frigidarium e calidarium decorati di marmo. L’area della villa era di circa 50 ettari e inglobava, rimaneggiandole, le costruzioni precedentemente esistenti, risalenti all’epoca di Augusto. Tra i ritrovamenti più rilevanti c’è l’Apollo c.d. Kassel, copia marmorea romana di un originale greco in bronzo andato perduto.

La villa di Domiziano immersa nella vegetazione

Dal XVIII secolo partirono dal papato e dall’Inghilterra spedizioni organizzate e sistematiche, pronte a sfidare la malaria che imperversava nella zona, pur di appropriarsi di pregiato materiale da costruzione – bronzo e marmi per le chiese – e opere d’arte da rivendere alla nobiltà capitolina, devastando una villa che, protetta dalle paludi, aveva resistito dignitosamente ai secoli di abbandono. Resta comunque un’area archeologica importantissima, tutta ancora da scavare. Poco nota e non immediata da raggiungere, proprio nella natura lussureggiante che la circonda la villa di Domiziano trova pregio e protezione. Non distante vi sono alcuni resti di uno stabilimento termale romano, divenuto poi convento nel medioevo, mantenendo intatte alcune strutture originarie. Il complesso archeologico si chiama Casarina e, purtroppo, è chiuso al pubblico.

La villa di Domiziano ad Albano

Domiziano aveva anche una villa ai colli albani: una vera e propria tenuta che nel periodo di massimo splendore arrivò a occupare circa 6 Km quadrati. Godeva di un affaccio panoramico sul lago di Albano e, visto il luogo scosceso in cui sorgeva, era costruita su ben tre livelli terrazzati. D’altronde Domiziano si affidò all’architetto Rabirio, che aveva già costruito la residenza imperiale sul Palatino e sapeva il fatto suo. Tutte le questioni attinenti all’idraulica, vera passione per i romani, furono gestite da Alypus, che fu talmente capace nel suo mestiere da restare in carica anche sotto Traiano. Nella tenuta imperiale di Domiziano ad Albano erano presenti un teatro, un ippodromo e la villa era collegata a ben quattro acquedotti.

Dopo la morte dell’imperatore, la sua residenza fu usata saltuariamente dai successori e cadde in rapida decadenza. Quando Settimio Severo accampò la legio II Parthica ai Castra Albana, i legionari e le loro famiglie iniziarono a usare materiale della villa per le proprie abitazioni. Ma il peggio doveva ancora venire. La tenuta risultò ben presto donata al papato, così “presto” che non ci sono certezze sull’autenticità del fatto. Certo è che la villa di Domiziano che lì sorgeva cadde in abbandono e fu sistematicamente usata come cava di marmi per decorare le chiese. La facciata del duomo di Orvieto fu costruita in questo modo, per ordine dei Savelli, feudatari dell’epoca, che organizzarono una spoliazione talmente metodica da essere effettuata in soli 36 giorni. Tutt’oggi i resti della villa di Domiziano ad Albano, quando non integrati nel paese, giacciono nella tenuta papale di Castel Gandolfo.

Foto di copertina: Biancamaria Rizzoli su Mapio
Foto nell’articolo: Musei Capitolini, Roma, su Arte.it

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