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Le terapie non convenzionali: fitoterapia, erbe e ipnoterapia

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terapie non convenzionali

Continuo l’elenco delle terapie non convenzionali, con tutto il rispetto dovuto a chi le segue. Il rispetto inizia proprio dal titolo: nel precedente articolo il titolo parlava di medicine alternative, ma “alternative” potrebbe essere considerato un attributo negativo, o quanto meno alternativo alle terapie normalmente usate. Sembra invece che le terapie non convenzionali non debbano escludere le terapie tradizionali o allopatiche come letteralmente fanno le “alternative”. Nel precedente articolo gli amici mi avevano rimproverato di non aver parlato delle terapie più tradizionali, questa volta voglio proprio iniziare dalla terapia più tradizionale in assoluto, la fitoterapia.

Terapie non convenzionali: la fitoterapia

Curarsi con le erbe è stata una delle prime attività umane, anche se in realtà l’uso delle erbe è sicuramente precedente all’idea di terapia. Anticamente era l’anziano del villaggio, oppure lo sciamano, a occuparsi della salute, ma il concetto era molto diverso dal nostro. A seconda dei luoghi e dei periodi, le “dottrine” quasi sempre animiste condizionavano pesantemente la salute pubblica. In alcuni casi la salute collettiva prevaleva su quella individuale e i momenti sociali erano molto diversi da quelli a cui ora siamo abituati. Nelle saghe nordiche si racconta dei cerchi in cui gli uomini si riunivano per defecare insieme, una sorta di controllo collettivo sulla salute fisica ma anche sulla capacità di reperire cibo da parte degli altri membri del villaggio, per estensione anche una verifica sulla possibilità di contare sulla forza del vicino, nei lavori collettivi, nella difesa del villaggio. Le erbe venivano consumate già dalle tribù che si dedicavano alla caccia e alla raccolta delle piante, in secoli di esperienza alcune di esse sono state considerate più utili di altre e fu così che, secondo gli archeologi, nacque l’agricoltura. Fino all’arrivo di Galeno (intorno al secondo secolo dopo Cristo) le persone si “curavano” con l’alimentazione e con gli integratori vegetali o minerali forniti dallo sciamano; fu proprio Galeno a parlare di “farmaco” e quindi a usare i farmaci (le essenze vegetali e minerali) per curare alcuni malanni. Dal primo secolo a.C. le famiglie più importanti avevano, nelle loro ville, il “viridarium” dove venivano coltivate piante medicinali, anche di origine esotica, le stesse che poi vennero coltivate, qualche secolo dopo, nei “giardini dei semplici” (i primi orti botanici) dove le essenze vegetali erano raggruppate in base al loro utilizzo terapeutico. 

Le erbe, le terapie e le mie esperienze

Ricorderete che ho scritto diversi articoli e due libri sulle Aloe, quindi mi sono dovuto interessare della storia del genere e dell’uso di queste piante, che è documentato in Grecia a partire da Teofrasto (nel terzo secolo a.C.). In realtà di piante medicinali mi sono occupato quando, lavorando per “Acquari & Natura”, mi raccontarono che la Fontinalis antipyretica, una pianta comune nei fontanili che usavamo per far depositare le uova negli acquari di acqua dolce, era usata in America per abbassare la febbre. L’idea era che col decotto si raccogliesse l’acido acetilsalicilico, in realtà uno dei miei maestri si era lasciato ingannare dal nome della specie “antipyretica” che però stava ad indicare che combatteva il fuoco, non la febbre. È proprio dalla corteccia del salice che viene ricavato l’acido acetilsalicilico, è invece interessante scoprire l’uso che nei vari periodi storici si è fatto delle piante; Paracelso, con la “signatura”, recupera l’antica idea cristiana per cui Dio, nella Creazione, avesse messo in ogni essere vivente i segni necessari ad individuare le capacità terapeutiche: se qualche parte della pianta ha la forma di un organo sarà sicuramente utile per curare quell’organo, pensate al mallo della  noce e al cervello. Questa teoria, che oggi ci sembra strana, in Giappone venne sviluppata come “omeopatia verbale”: è il nome della pianta che indica la sua capacità terapeutica e non la sua forma. 

Nel 1970, a Roma mio padre trovò grande giovamento contro il suo mal di schiena con l’applicazione di cataplasmi di erbe praticati da un medico specializzato nella terapia del dolore. La poltiglia di erbe calde che gli applicavano sulla schiena era composta secondo una ricetta segreta, ma sono comunque convinto che nella terapia abbia contato molto il carisma del terapeuta. La medicina moderna è nata studiando le piante e poi, grazie alla chimica, imparando a sintetizzare quelli che sono stati individuati come i principi attivi. La medicina allopatica conta proprio sui chimici farmaceutici, oltre che sulla grande quantità di soldi investiti nella ricerca, tuttavia ho potuto verificare che ancora c’è tantissimo da fare. I cubani, grazie alle restrizioni imposte dagli USA, hanno sviluppato nuovi farmaci partendo dallo studio di nuove essenze, in Oriente la medicina tradizionale sta contaminando le terapie convenzionali. Nelle ricerche svolte per scrivere il mio libro sullo zafferano ho potuto verificare l’interesse della chimica farmaceutica verso le sostanze naturali, in particolare gli antiossidanti e i polifenoli di origine vegetale. Ho già ricordato che l’idea base dei sostenitori della fitoterapia è la convinzione che le sostanze terapeutiche contenute nelle piante abbiano una struttura molecolare particolare e soprattutto che, combinate con altre essenze, pur non avendo di per sé capacità curative, esaltino l’efficacia del componente principale. Voi cosa ne pensate? 

Da parte mia posso darvi un consiglio: se decidete di seguire la fitoterapia evitate il fai da te, la salute è importante e quindi affidatela solo a professionisti seri, gli erboristi potranno sicuramente aiutarvi. Oltre al consiglio una raccomandazione è necessaria: non cercate di erborizzare da soli i prodotti che intendete consumare, anche le persone esperte a volte possono commettere degli errori e poi anche le terapie evolvono e potreste non essere aggiornati.  

Sul nostro terrazzo a Roma, oltre a diverse specie di Aloe, coltivo da anni varie piante usate nella farmacopea militare messicana: fino ai primi decenni del 1900 la gonorrea, molto diffusa nell’esercito, veniva curata con il lattice di Euphorbia antisyphilitica, quando poi la cura procurava piaghe e bruciature, queste venivano curate con il Sedum antieuphorbio. Per fortuna queste pratiche sono ormai state superate.

Ipnoterapia

In Italia, negli anni Cinquanta, erano molti i bambini che, dopo aver letto un fumetto di Mandrake, sognavano di fermare il male e i cattivi grazie all’ipnosi, ai poteri della mente. Tra questi bambini c’ero anch’io. Solo negli anni Settanta mi sono veramente interessato all’Ipnosi ericksoniana come tecnica di comunicazione efficace: così finì per me l’illusione “stile Mandrake” e finalmente ho potuto verificare che l’ipnosi spacciata da Mandrake poco aveva a che fare con l’ipnosi clinica. In realtà Milton Erickson, il fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica, dal 1950 aveva perfezionato le sue teorie e le sue tecniche ipnotiche, con esperienze studiate e documentate in una decina di volumi. Proprio la mia frequentazione dei corsi di ipnosi (organizzati a Roma dall’Istituto Erikson) e lo studio dei lavori di Erickson mi hanno convinto che l’ipnoterapia può essere considerata, grazie alla potenzialità dell’inconscio, non solo una psicoterapia ma una terapia in grado di curare anche problemi fisici. 

Scettici e scetticismo

In realtà non sempre nei loro corsi i docenti erano dei grandi comunicatori e soprattutto la loro caratura internazionale li faceva sentire forse più grandi di quel che realmente erano, così, nelle dimostrazioni terapeutiche che occorrevano per vedere il maestro all’opera, Jeffrey Zeig, l’allievo prediletto di Erickson,  (in mancanza del risultato sperato) ha avuto il coraggio di affermare: “la terapia è giusta ma il paziente è sbagliato!” suscitando lo scetticismo di tutti i presenti. In realtà Jeffrey Zeig, con più di 20 libri tradotti in 14 lingue e una impressionante quantità di titoli accademici e riconoscimenti professionali, ha dimostrato che non essere nell’evento è garanzia di insuccesso. Un’altra volta ho assistito alla presentazione di un corso riservato ai medici del Policlinico Gemelli di Roma. Il presentatore (un famoso trainer di PNL), introducendo il relatore nella sala piena di medici, disse: “Grazie alla capacità di intervenire sull’inconscio possiamo curare tutte le malattie, compreso il cancro”. In pochi minuti la sala si vuotò. Anche questo è un esempio di mancanza di comunicazione. A prescindere da questi esempi, non proprio edificanti, a creare lo scetticismo intorno all’ipnosi clinica c’è il terrore di perdere il “controllo” che i pazienti associano a questo tipo d’intervento. L’ipnosi viene spesso associata ai trucchi dei maghi, agli spettacoli in cui il povero “volontario” viene ridicolizzato. 

Risultati promettenti

Oggi sono in molti a credere che la psiche sia in grado di condizionare il corpo (“soma”): l’ipnosi ericksoniana funziona come una terapia breve, che lavora proprio in questa direzione e spesso ottiene risultati incredibili. 

Mi piacerebbe conoscere il vostro parere sull’argomento. Devo aggiungere che anche per l’ipnosi ci sono più preconcetti che fedeli, vi racconto solo un episodio come esemplificazione del concetto.

Un signore sfidò Erickson asserendo che mai sarebbe riuscito ad ipnotizzarlo. Erickson lo ipnotizzò, ma al risveglio il signore non ricordava di essere stato ipnotizzato e quindi era convinto di non essere un soggetto ipnotizzabile. Milton Erickson lo ipnotizzò di nuovo e fece filmare la seduta di ipnosi; quando il filmato venne presentato al cliente questi, scettico, cadde immediatamente in una trance profonda che si ripeteva ogni volta che cercavano di mostrargli il filmato. In questo modo il cliente rimase ben radicato nelle sue convinzioni. Nei molti anni di lavoro clinico di Erickson si è sviluppata una abbondante letteratura con esempi di interventi che vanno dalla cura dell’obesità alla crescita del seno nelle donne, alla terapia del dolore; in alcuni centri specializzati (negli USA) sono stati modellati (ricreati), con esercizi psicofisici, gli effetti dei farmaci tradizionali, ma senza le controindicazioni legate alla chimica.  Oggi l’ipnosi è stata integrata in diverse tecnologie di comunicazione efficace e questo fa sperare che in futuro potremo sfruttare pienamente le straordinarie capacità che oggi gli psichiatri e gli psicologi attribuiscono all’inconscio umano. Ma questo è tutto in divenire.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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