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Francina Elsje Blankers-Koen, la mammina volante

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Elsje Blankers koen mentre taglia il traguardo foto in bianco e nero

Francina Elsje Blankers-Koen, detta Fanny (Baarn, 26 aprile 1918 – Hoofddorp, 25 gennaio 2004), è stata una delle atlete simbolo dell’atletica femminile del XX secolo vincendo ben quattro medaglie d’oro olimpiche ai Giochi di Londra del 1948 guadagnandosi così il soprannome di “mammina volante”.

Francina Elsje Blankers-Koen, la mammina volante

L‘olandese Francina Elsje Blankers-Koen, detta Fanny fece parecchio “rumore” nel lontano 1948. Nonostante la maternità e i suoi trent’anni, decise, in barba alle consuetudine del tempo assai restie ad accettare la presenza di una donna non più giovanissima e per giunta mamma, di continuare la sua già brillante carriera agonistica prendendo parte alle Olimpiadi di Londra.

Francina Elsje Blankers-Koen
L’atleta olandese Francina Elsje Blankers-Koen

E, così, con il solo appoggio del marito e allenatore, Jan Blankers, partì alla volta della sua seconda avventura olimpica. La prima fu a Berlino nel 1936 quando di anni ne aveva appena diciotto. Questa volta, però, data la sua poliedricità atletica, decise di concentrarsi solo su alcune discipline: scelse i 100 e i 200 metri, gli 80 metri a ostacoli e la staffetta 4×100. Fu un vero e proprio trionfo. Fanny riuscì non solo a raggiungere tutte e quattro le finali ma anche ad aggiudicarsele mettendo, nella sua già affollata bacheca, ben quattro ori olimpici; un risultato conseguito, nella storia dei giochi, solo da pochissimi atleti, come Carl Lewis nell’edizione del 1984 a Los Angeles. La stampa di tutto il mondo le dedicò così fiumi di pagine e riconoscimenti usando per lei soprannomi trionfalistici come “la mammina volante” e “Amazing Fanny”. Arrivarono anche i primi contratti lavorativi e pubblicitari e altre medaglie d’oro, tre agli Europei di Bruxelles nel 1950 (edizione in cui perse solo la finale nella staffetta) prima di ritirarsi. Scelse, però, di rimanere nella sua tanto amata atletica prendendo la guida della nazionale femminile olandese: lo fece dagli Europei del 1958 alle Olimpiadi del 1968. Il suo ultimo momento di gloria fu nel 1999 quando, durante un gala organizzato dalla IAAF a Monaco di Baviera, fu eletta come “Atleta femminile del secolo”. Nel 2003 le fu dedicata una seconda biografia (alla prima, nel 1949, collaborò anche il marito) prima di trascorrere gli ultimi anni di vita in una clinica psichiatrica (a causa dell’insorgere dell’Alzheimer). Morì nel 2004.

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