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Il Coronavirus e gli effetti positivi sull’Agenda ONU 2030. Una lezione fuori dai banchi

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Agenda 2030

Covid-19: è colpa della globalizzazione?

Non ci sono né barriere né limiti alla globalizzazione. Il Coronavirus ce ne ha dato conferma. Dalla Cina all’Italia e al resto del mondo sono bastate poche settimane perché l’effetto domino della malattia ribaltasse di fatto le prese di posizione di negazionisti e oppositori e rinvigorisse le tesi a favore. Di certo le file dei no global si saranno rimpinguate a seguito dei recenti stravolgimenti alla vita quotidiana causati dal lockdown, ma a ben vedere sono emerse esigenze  di partenariato e riflessioni sulla necessità di un nuovo approccio alla globalizzazione, di cui l’Agenda ONU 2030 costituisce la massima espressione.

Essere resilienti per la sopravvivenza

La parola routine con tutto il carico di negatività che la connota, è ora fedele compagna del defluire degli eventi quotidiani nella attuale modalità di stand-by da emergenza. Ci siamo scoperti resilienti, aggettivo recentemente abusato nella narrazione delle competenze per la sopravvivenza, ma che appartiene ancora prevalentemente alla generazione della terza età, cui dobbiamo la ricostruzione dell’Italia nella fase del dopoguerra. Psicologi e sociologi si avventurano in pronostici per il futuro delle relazioni umane e, al di là della retorica, sono in tanti a profetizzare che non saremo più gli stessi. Studi o attitudini caratteriali fanno deporre per prospettive più o meno radiose. A motori spenti, nei settori non di primaria necessità, si è riaccesa la miccia dell’introspezione: valori sopiti si riaffacciano all’animo, percorsi emozionali che consideravamo lontani si sono scoperti sorprendentemente ad un passo. 

Agenda ONU 2030: i virus che la minacciano

Il coronavirus, cui dedichiamo forme umanizzate e vignette, a detta degli esperti per esorcizzare la paura, ci sta sorprendentemente spingendo, in modo accelerato, verso strade credute impervie nella direzione dei 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Potremmo individuare almeno due virus, altrettanto nefasti, che ci avevano allontanato dalla meta: il benessere di troppi e la gestione inadeguata del tempo. Il virus del benessere si annida tra  Paesi e popolazioni benestanti, cresce a dismisura ed impedisce a chi ne è affetto di guardare oltre il proprio pingue addome, tanto da non riuscire a riconoscere le difficoltà del prossimo.

Covid-19: il “vaccino” che rende i 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 meno distanti

COVID-19, virus quanto mai aggressivo, si preannuncia sorprendentemente come il vaccino utile a ridurre le distanze tra i popoli, rendendo condivisibili condizioni impensabili tra fasce di popolazione più e meno abbienti, tra il Nord e il Sud del mondo. Ecco alcuni esempi. Prendiamo in esame il tema della povertà, la cui riduzione è oggetto dell’Obiettivo n.1 nell’Agenda ONU 2030: Sradicare la povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo. Condividere la paura di non poter avere accesso a beni ritenuti essenziali, per le misure di contenimento che hanno determinato la chiusura di intere filiere produttive, può mettere in connessione empatica popoli con condizioni di accesso al benessere diametralmente opposte. La riduzione degli sprechi sta vivendo certamente la sua stagione migliore. Travalicati i confini dell’emergenza saremo in grado di dare valore ad esperienze di privazione, sia pure per natura diverse, con azioni politiche globali, sistemiche e proattive a favore di chi vive la privazione come condizione esistenziale? 

La  distanza sociale necessaria per la riduzione del contagio osservata con la permanenza forzata al proprio domicilio sta facendo riscoprire il valore del fitness casalingo. Esaurita la vis legis avremo imparato la lezione di Giovenale a proposito del detto mens sana in corpore sano e ci saremo avvicinati all’Obiettivo n.3Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.

Coglieremo forse l’opportunità che ci avrà offerto l’esperienza SARS-Cov-2 per imparare a pianificare e gestire la vita socio-economica con interventi che abbiano ripercussioni positive sul cambiamento climatico (Obiettivo 13.b). Sarebbe proficuo anche solo portare a sistema parte delle misure decretate. Metteremo sul piatto della bilancia pro e contro dei beni di consumo  di cui stiamo forzatamente facendo a meno e ne coglieremo i vantaggi.

Stiamo beneficiando indirettamente di una insperata quanto inaspettata riduzione di CO2 nell’atmosfera a seguito della temporanea chiusura delle filiere produttive di beni ritenuti non strettamente necessari nella fase 1 della lotta al coronavirus, del conseguente fermo dei mezzi di trasporto, del passaggio a smart working  e smart studying. Deposte le armi contro SARS-Cov-2, potremo riconvertire alcune filiere industriali di particolare impatto sull’atmosfera in produzione   ecosostenibile di presidi sanitari, settore in cui ci siamo scoperti vulnerabili. Avremo in tal modo ridotto le distanze che ci separano dall’Obiettivo n. 9: Costruire un’infrastruttura resiliente, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione e dallObiettivo n. 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili.  

Il continuo richiamo nelle campagne pubblicitarie in atto all’igiene personale e alla sanificazione di oggetti e locali frequentati ci mette nella disposizione d’animo di meglio comprendere chi si trovi in  condizioni di non potervi provvedere. È noto come molti Paesi siano esclusi di fatto dalla possibilità di approvvigionarsi di acqua per assenza di infrastrutture, condizioni climatiche o entrambe. L’anno 2020, entro il quale ci si era prefissati, secondo l’Obiettivo n. 6  di  garantire a tutti l’accesso ad un’acqua sicura, in modo facile e continuo e, ai sensi dell’Obiettivo 11.b, di adottare e attuare politiche integrate e piani tesi all’inclusione, all’efficienza delle risorse, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla resistenza ai disastri, in linea con il Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030, è diventato paradossalmente l’anno che ci ha posto ex abrupto di fronte alle nostre responsabilità per scelte non attivate o incompiute e ci ha resi vulnerabili agli eventi di cui siamo vittime. Tutto ciò dovrebbe indurci a riflettere sull’opportunità di creare “focolai” di ricerca, supportando con strumenti tecnici e finanziari i tanti ricercatori e studenti costretti a migrare a dispetto delle loro vocazioni. Capitalizzare l’urgenza maturata per condividere conoscenze e competenze, risorse umane, tecnologiche e finanziarie per attivare piani di collaborazione plurilaterali pur nel rispetto degli spazi politici nazionali, ci porterà più vicini all’Obiettivo n. 17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Anche il settore dell’educazione e dell’istruzione sta facendo la prova del nove. Università e scuola di tutti gli ordini e gradi si stanno cimentando con la didattica a distanza, pur non avendo tutti i docenti previe competenze o norme contrattuali che lo prevedano. Codici deontologici ed etici muovono gli addetti ai lavori verso espressività e comunicazioni non ancora avvalorate dalla prassi quotidiana che spingono verso l’Obiettivo n. 4, che vuole “garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti”. Docenti e discenti stanno dimostrando come il concetto di scuola travalichi i confini strutturali degli edifici  e come assuma il valore più alto delle relazioni che è capace di instaurare.  A fine emergenza saranno venute a galla le falle tecnologiche e la necessità di un improcrastinabile ammodernamento per il potenziamento della banda larga, capace di abbattere distanze e disparità sociali  ed economiche tra il Nord e Sud del mondo, secondo l’Obiettivo n. 10. Le attuali misure del Ministero dell’Istruzione sono volte a  garantire il diritto-dovere all’istruzione ai sensi della nostra Carta costituzionale e in linea con i  Trattati UE e si sostanziano nel  conferimento di  computer in comodato d’uso e “pacchetti giga” alle famiglie meno abbienti, al fine di garantire pari opportunità rispetto alle iniziative di didattica a distanza.  

Anche l’Obiettivo n. 5 e l’Obiettivo n.8 potranno di conseguenza incanalarsi verso la piena realizzazione:l’autodeterminazione del sesso femminile, la piena occupazione e il lavoro assicurato a tutti, perché nessuno sia lasciato indietro e perché ciascuno possa contribuire ad una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile della comunità cui appartiene sono direttamente ed inevitabilmente connessi all’istruzione, alla formazione, alla capacità di poter rinnovare le proprie competenze alla luce del progresso e della scienza per tutti.

Il futuro ci ruberà il presente?

Il rischio del ritorno ai ritmi frenetici quotidiani cui torneremo inevitabilmente per recuperare la stabilità economica compromessa ci induce a pensare che il fattore tempo remerà in senso contrario rispetto a riflessioni, prese di posizione e bozze progettuali maturati in tempi di Coronavirus. 

Di sicuro il dibattito proseguirà sulla necessità di diminuire il rumore e la velocità per ascoltare il grido di umanità che il Covid-19, suo malgrado, ha lanciato. Occorrerà fare sistema, portare a organicità i buoni propositi e le iniziative dettate dall’emergenza.  Servirà fare rete, adunare i sognatori per farne dei visionari capaci di condividere un progetto, quello sistemico, innovativo, rivoluzionario rappresentato dall’Agenda ONU 2030 in cui  hanno creduto i 193 Paesi che lo hanno sottoscritto nel 2015.

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