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    Insetticidi contro le api: quali conseguenze?

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    rischi delle api

    In queste righe troverete la conclusione della prima parte del lavoro sulle api, in particolare le risposte alle vostre domande sui rischi che le api corrono lavorando e vivendo in città. Come ho già raccontato le api verranno usate come biomonitori in area urbana (per ora a Roma), grazie alla collaborazione tra la Federazione Apicoltori Italiani e i Carabinieri Forestali del CUFA. I lettori, in particolare i cittadini, hanno fatto molte domande e così ho pubblicato domande e risposte, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il rispetto verso le api in città. Chi vuole approfondire potrà leggere i miei precedenti articoli su Greenious.

    Le api respirano?

    La domanda su come respirano le api è collegata al fatto che è stato annunciato il loro impiego come biomonitori, sia delle sostanze inquinanti che della biodiversità. Viene naturale per chi vive in città pensare ai polmoni come luogo dove si accumulano le sostanze inquinanti presenti nell’aria, ma le sostanze da monitorare non si accumulano solo nei polmoni. E poi abbiamo detto che verrà studiato anche il miele che produrranno le api “arruolate” a Roma dai Carabinieri Forestali, per scoprire la biodiversità romana. La risposta sulla respirazione delle api la voglio usare per presentare ai lettori il loro sistema di respirazione: le api respirano grazie a un complesso sistema composto da una trachea che permette all’aria di penetrare nel corpo attraverso una fitta rete di tubicini. Le api non hanno i polmoni, ma le sostanze inquinanti incontrate nei giri di bottinatura si fissano ugualmente nel corpo, sia quando respirano nei tubicini che, quando bottinano, tra la fitta peluria del corpo. Il progetto della FAI esposto dal dottor Nicola Palmieri prevede di prelevare periodicamente un numero significativo di esemplari di ogni arnia collocata strategicamente nei quartieri romani, in modo da poter ottenere, attraverso lo studio degli inquinanti e dei pollini, gli obiettivi del progetto.

    Quali sono i numeri delle api in italia, ce ne sono molte o le malattie degli scorsi anni le hanno sterminate?

    Sono state molte le richieste dei lettori per far estendere anche alle loro città il progetto di collaborazione FAI – CUFA. Naturalmente molti si sono informati sulla presenza delle api e degli apicoltori nella loro zona.

    Sempre dal dottor Nicola Palmieri abbiamo i numeri del 2015 (dati Mipaaf): gli alveari denunciati in Italia sono circa 1.300.000. Considerando il numero medio di api operaie per alveare, e il percorso medio di ogni ape operaia, le api italiane nel 2015 hanno percorso ben 26 miliardi di chilometri (174.000 volte la distanza Terra – Sole). Gli inquinanti e i parassiti hanno causato delle perdite che però, grazie al lavoro e alla passione degli apicoltori, si stanno riducendo.

    Quali sono i rischi se vengono usati insetticidi contro le api?

    Dopo che ho raccomandato di evitare di usare fitofarmaci letali in città mi è arrivata la richiesta di spiegarne meglio le ragioni. Tra gli insetticidi più usati, a seconda delle mode (o dell’incoscienza umana), nel tempo si sono cambiati diversi prodotti dopo aver scoperto che uccidevano gli insetti, ma, alla lunga, anche i disinfestatori. Alcuni di voi (i più anziani) ricorderanno il DDT, qualche anno fa era il periodo d’oro degli esteri fosforici, prima che si scoprisse la loro capacità di influire sul genoma umano, ricorderete lo straordinario aumento di casi di focomelia in Gran Bretagna. Dal 1996 si usano i “neonicotinoidi” che sembravano la soluzione di molti problemi ma, grazie agli attuali studi, si è scoperta la necessità di limitarne l’impiego. L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha confermato che le modalità d’uso dei neonicotinoidi in agricoltura, sia per la polvere sollevata dalle sementi trattate, che per l’esposizione a pollini e nettari contaminati, nuoce gravemente alle api. Il principale danno è legato all’azione disorientante che le molecole di questi pesticidi svolgono sulle api: le operaie non riescono a trovare, se contaminate dai neonicotinoidi, la strada per tornare a casa, o addirittura per rientrare nell’arnia. Molti amici mi hanno chiesto un consiglio sull’uso dei pesticidi in città, sia contro mosche e zanzare che contro le vespe e i calabroni. Come “esperto”, visto che sono ormai tanti anni che ho il patentino per l’uso dei fitofarmaci, confermo che l’uso dei pesticidi è severamente vietato in ambiente urbano, ad esclusione dei presidi ammessi a livello comunale ed acquistabili in farmacia. Per le zanzare, e in particolare per la zanzara tigre, consiglio l’uso di trappole per sterminare le larve: trappole ad imbuto, facilmente realizzabili anche tagliando delle bottiglie di plastica. È comunque importante non lasciare in terrazza o in balcone sottovasi o recipienti con acqua stagnante: la zanzara tigre è in grado di riprodursi anche in piccolissime quantità di acqua. Altri insetti molesti possono essere eliminati usando delle bottiglie trappola in parte riempite con sostanze che li attraggono. Ricordo anche che l’uso di insetti antagonisti (come ad esempio le coccinelle) tiene sotto controllo lo sviluppo di molti insetti fitofagi parassiti che danneggerebbero le nostre piante. L’uso indiscriminato dei pesticidi nella coltivazione delle piante in terrazzo è un grave reato contro l’ambiente, e mette anche a rischio la salute di chi ne fa uso e dei suoi vicini. Il mio consiglio è di usare sistemi biologici (ci sono diversi articoli su Greenious). Con i fitofarmaci si avvelenano anche gli insetti utili e gli uccelli, in ultima analisi si favoriscono i parassiti.

    Ho chiesto, nell’articolo “le api in città“, di collaborare coltivando piante da fiore sul vostro terrazzo: vi prometto che quando ci saranno risultati significativi dal lavoro previsto dalla convenzione FAI – CUFA li farò pubblicare e chissà che non ci siano delle piacevoli sorprese.

    A quali e quante domande sulle api avete saputo rispondere prima di leggere?

    Se dopo aver letto le risposte alle vostre domande non sono ancora riuscito a convincervi che le api sono alleate preziose, vi chiedo scusa per i miei limiti. Vi prego però di non usare una mia incapacità come vostro alibi per la distruzione dell’ambiente!

     

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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