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Anche gli animali hanno un’anima

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anima degli animali

Come spesso accade, il banco della farmacia e la cassa del supermercato sono la fonte di inaspettate ispirazioni estive. Questa volta al centro della chiacchierata c’erano i gatti del fratello di Ornella. Per scherzare una delle persone coinvolte ha parlato delle “povere anime” dei gatti e così, sempre per scherzare si è passati a parlare di “teologia”. Gli animali hanno l’anima? Questo era il tema centrale, ma indipendentemente da quello che ne pensiate, rispondere seriamente a questa domanda non è un argomento leggero, infatti sottintende che tra gli interlocutori ci sia l’accettazione dell’esistenza dell’anima, l’accettazione di una comune definizione di anima, eccetera, eccetera.   

Anche il Papa ne ha parlato

Anche Papa Francesco ne ha parlato, ma il suo era un discorso serio, che tra i tanti risultati raggiunti ha molto irritato i miei amici “gattari”. Il dotto Papa, in un’intervista del 2016, parlò della follia della nostra società che “ama troppo gli animali”. Secondo lui tantissimi “cristiani” spendono centinaia di euro al mese per le super scatolette destinate ai propri amici gatti o cani, ma restano assolutamente insensibili ai drammi dei rifugiati e dei profughi. Ricordo che l’intervista scatenò una serie di risposte irritate. Il settimanale “Donna Moderna”, giocando sull’iconografia di San Francesco, pubblicò un articolo intitolato “Papa Francesco non ama gli animali. Peccato”.  Noi stavamo solo scherzando e così si sono formati dei gruppi, chi amava i cani sosteneva che erano i gatti quelli privi di anima, gli altri invece sostenevano che erano i cani a non averla. Naturalmente era tutto uno scherzo che nulla aveva di teologico, infatti tutti gli interventi miravano a vantare le prodezze degli amici a quattro zampe.

Una ghiotta occasione per ricordare due grandi amici dei gatti

Ascoltare queste chiacchiere tra amici mi ha fatto ricordare che proprio nel mese di luglio (il 16 luglio) era nato un grande scienziato, naturalista, etologo, entomologo, scrittore e tantissimo altro, tra i primi in Italia ad esibire il suo amore di “gattaro”: il professor Giorgio Celli. È a lui che dobbiamo la nascita in Italia della biofabbrica di Cesena, ma tutti lo ricordano perché nei suoi interventi televisivi, sia come conduttore che come scienziato, aveva sempre con sé uno dei suoi magnifici gatti. In pratica è stato lui a sdoganare la presenza degli amici gatti in televisione. Un’altra grande scienziata, Margherita Hack (12/6/1922-29/6/2013) la famosissima astrofisica italiana, era una gattara e ha scritto anche alcuni libri sui gatti, nella sua casa vivevano con lei otto gatti oltre ad un cane. Sempre la Hack nel suo testamento, tra le altre cose, aveva disposto di lasciare in eredità ad associazioni animaliste gran parte del suo patrimonio. Ma non solo gli animali hanno un’anima!

Ricordo di Giorgio Celli: il nuovo Regno degli Animali

Gli animali hanno un’anima e tutto ha un’anima.

Mi piace pensare che ogni cosa, indipendentemente dall’attributo “animato” o “inanimato”, abbia un’anima, dalle piante ai luoghi. Tuttavia, riprendendo il “discorso” para – teologico da ombrellone, ho raccontato a chi mi ascoltava, e voglio raccontare anche ai miei lettori, una curiosità che ho letto nella mia edizione del 1713 del “Giro del mondo” di Gemelli Careri rispetto alla “ragione”, il pezzetto spiega cosa si pensava in quegli anni degli animali (e degli ibridi con gli umani che si credevano possibili). Riporto la pagina:

“… Nel Regno di Canarà dicesi, che una Scimmia invaghita di una donna, inquietava in si fatta maniera la casa del di lei padre, rompendo quanto vi trovava dentro; alla fine, non potendosi più resistere, permisero che la stuprasse, e d’indi in poi avesse sempre copia della giovane. Passò a caso per quel luogo un Portoghese, il quale essendo rimaso la sera ospite del Gentile, e vedendo venire un grande scimmione, e fare sì grande fracasso; volle della cagione essere inteso. Il Padre della giovane donna, con un sospiro, rispose: questo ha tolto l’onore a mia figliuola, e quando non la truova in casa fa tanto strepitio. Soggiunse il Portoghese perchè non l’uccidete? E il Contadino replicò, che egli era un Gentile, e che la Regina, essendo della stessa Religione, l’avrebbe severamente di cotal fatto punito. Il Portoghese, senza altro dire, aspettò che tornasse la bestia dalla campagna e, venuta l’uccise: e perchè il Gentile temeva del gastigo, egli stesso la portò fuori dall’abitato e la sotterrò: Per si fatto benificio il Portoghese fu regaleto di molti fardi di riso; siccome egli medesimo quindeci anni dopo di sua bocca mi raccontò. Riferisce il Padre Causino. Che nel Capo di Buona Speranza essendo naufragata una nave, nel principio che furono scoperte l’Indie dà Portoghesi: una donna, abbracciatasi ad un pezzo di legno, fu dall’onde  portata a galla in un’Isola Quivi un  bertuccione prese di lei piacere, e lungamente in una grotta nutrilla di ciò, che trovava in campagna; sicchè a capo di alcuni anni v’ebbe fatti due figli. Capitando poscia di passaggio colà una nave, la meschina donna, per segni cercò aiuto, e così fu liberata; ma sopraggiunta la scimmia dalla campagna; e trovatala allontanata dal lido, di tanta rabbia s’accese, che prese i due figli, e a veduta della medesima gli uccise.  Però vorrei sapere, cotai figli di che spezie fussero; poiche né scimmie, né uomini egli è possibile. Egli si racconta eziandio come, essendo nel Brasile una donna stata conosciuta da uno scimmione, e divenuta gravida; a suo tempo partorì un fanciullo, con tutte le membra umane, ma pelose; e che quautunque mutolo, faceva nondimeno quanto gli si diceva. E che sopra questo parto ebbero gran dispute i Padri Domenicani, e i Gesuiti, se dargli gli si dovesse battesimo, o no; ed alla  perfine conclusero, non esserne capace, essendo nato di padre irragionevole: e che se questi fusse stato uomo, e la madre scimmia, gli si avrebbe potuto dare. …”

In sintesi tre secoli fa, anche se non c’era ancora internet, c’erano già le fake news, e in Occidente le più importanti istituzioni culturali dell’epoca, i Domenicani e i Gesuiti, erano d’accordo nel sostenere che la ragione (e quindi l’anima) veniva trasmessa ai figli per via maschile! Per fortuna le cose sono cambiate e questo dà speranze anche agli animali!

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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