Aloe squarrosa e Aloe juvenna, una rettifica legata al nome

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 15 ottobre, 2018, 7:14 pm

La doverosa rettifica è legata al nome che ho attribuito ad alcune specie di Aloe, quando le ho descritte sul mio precedente volume “Le mie prime venti Aloe”. Come potrete verificare io conoscevo perfettamente le caratteristiche di quelle specie e le polemiche che erano in corso sull’attribuzione del nome. In aggiunta alle polemiche sul nome ho anche considerato il concetto espresso da C.Darwin nel suo volume “L’origine della specie”:

…io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza, serve a designare un gruppo di individui strettamente simili tra di loro, per cui la specie non differisce granché dalla varietà, intendendosi con questo termine le forme meno distinte e più fluttuanti. Inoltre anche il termine di varietà viene applicato arbitrariamente per pura praticità nei confronti delle semplici variazioni individuali. …

Le polemiche sul nome di alcune Aloe dello Zimbabwe

Aloe squarrosa

Nel mio volume ho scritto che questa specie (relativamente all’Aloe squarrosa) è una di quelle che i venditori usano per accontentare i “collezionisti” alla continua ricerca di nuove specie o varietà: come mi è già capitato di dire, alcuni super esperti offrono allo stesso collezionista talee della stessa pianta con nomi e prezzi diversi. Nello Zimbabwe l’Aloe squarrosa viene chiamata Aloe juvenna, in realtà anche la specie Aloe squarrosa è stata descritta sulla base di alcuni esemplari inviati al Royal Botanic Garden Kew di Londra, esemplari dichiarati come raccolti nell’isola di Socotra, senza verifiche sulla reale consistenza e diffusione della specie in quel sito. Conoscete quello che penso della signora Susan Carter Holmes, forse proprio per questo ho avuto dei dubbi sulla sua attribuzione del nome della specie Aloe juvenna, datata 1979, in società con Peter Edward Brandham. Ora ho qualche certezza in più sul fatto che quella che ho descritto come Aloe squarrosa sia da considerare Aloejuvenna. La descrizione della specie è basata su esemplari raccolti in Kenya su altipiani rocciosi ad altezze di 2300 metri ed oltre. A sostegno delle mie precedenti affermazioni c’è il fatto che ancora nel 1994 nella pubblicazione “Succulents, The illustrated dictionary”della Cassel editore, scritta da Maurizio Sajeva e Mariangela Costanzo, le due specie erano riportate con i nomi che io ho indicato. In quell’anno Maurizio Sajeva era il Presidente nazionale dell’Associazione degli amatori delle succulente e Mariangela Costanzo era la Segretaria nazionale, incarico in cui, una decina di anni dopo venni eletto io. Il loro lavoro, non eccelso per le immagini che spesso rappresentano piante molto giovani e ancora non caratterizzate, era comunque il più accurato dell’epoca.

Storia e descrizione dell’Aloe Juvenna

Aloe juvenna

Come ho già avuto occasione di dire, in molti pensavamo che l’Aloe juvenna fosse una “invenzione” che in Zimbabwe era stata importata, probabilmente dal Sud Africa. A giustificare questa teoria c’era anche la scoperta che è tetraploide (ossia ha un numero doppio di cromosomi) e quasi tutte le succulente tetraploidi provengono dal Sud Africa.  Finalmente, nel 1982, in un piccolo ed isolato areale nel Kenya, in una zona montagnosa quasi alla frontiera con la Tanzania, vennero trovate un gruppo di Aloe juvenna e questo bastò per decidere che la specie fosse realmente originaria del Kenya.

Questa specie era già nota agli amatori da tanti anni e coltivata in molte parti del mondo, tuttavia non si conosceva il suo reale luogo di origine: la sua forma assai diversa dalle altre Aloe aveva fatto pensare a molti che fosse un ibrido tra un’Aloe e un’Astroloba, altri credevano che fosse ancora una forma giovanile di Aloe, ed ecco la ragione del nome juvenna, che secondo Urs Eggli e Leonard E. Newton (nel: Dizionario etimologico dei nomi di piante succulente. Springer, Berlin / Heidelberg 2010) è una trascrizione sbagliata del termine latino “iuvenilis”.  Per farla breve, quella che avevo descritto come Aloe squarrosa ora è Aloe juvenna .

Perciò eccone la descrizione

  • L’ juvenna forma gruppi di 5/6 rami che raggiungono 40/45 cm di lunghezza e 8-10 cm di larghezza. Gli esemplari usati per descrivere la specie (A. squarrosa) erano decisamente più corti.
  • Le foglie triangolari (deltoidi) con accrescimento a rosetta hanno un colore verde brillante e sono fortemente macchiate di bianco, ma diventano scure (fino al bruno) se esposte al sole.
  • Le spine lunghe 4/5 mm e di colore bianco sono disposte lungo i bordi.
  • Le foglie hanno una sezione concava, durante la stagione estiva le punte possono seccare ed arricciarsi.
  • L’inflorescenza è di solito semplice (un’unica spiga) spesso incurvata e di 25 cm di altezza, i racemi sono lunghi 10 cm e hanno il diametro di 8/10 cm.
  • I fiori sono di solito rossi   e la pianta in natura fiorisce in inverno.

Ed ecco la descrizione dell’Aloe squarrosa

Che invece avevo descritto come Aloe concinna, oggi Aloe zanzibarica.

  • La pianta rimane abbastanza piccola: raggiunge i 30 cm da adulta, ha un tronco sottile 10/20 mm, a volte ha stoloni alla base.
  • Le foglie, in numero di 12/16, ricurve verso l’esterno, sono lunghe 10 cm e larghe 2,5 (alla base), sono lanceolate e acute, ricordano la forma della barca degli antichi romani. 
  • I fiori arancio-rossi sono su un’inflorescenza (di solito singola) lunga 20 cm, hanno origine dalla rosetta apicale e sono orientati verso l’alto.
  • La fioritura in natura è primaverile, da noi fiorisce da ottobre a novembre.

Con queste poche righe spero di aver spiegato le ragioni della mia rettifica, che ho deciso di scrivere nonostante i molti dubbi di alcuni colleghi. 

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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