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Aloe magica, la storia e i suoi utilizzi

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aloe vera

In queste righe userò le mie conoscenze scientifiche per giustificare e far comprendere la suggestione che collega l’aggettivo “magica” a una pianta che conosco ed amo. Chi mi legge sa che detesto enfatizzare la natura, farlo per il genere Aloe: uno dei generi della famiglia delle Aloaceaea a cui ho dedicato oltre trenta anni di studio, sarebbe veramente un peccato mortale.

Aloe, un po’ di tassonomia

Per i più esperti in Aloe, quelli che conoscono la mia fissazione di regalare almeno una nuova informazione ai miei lettori, ricorderò che quando ho iniziato ad interessarmi a questo genere la famiglia a cui tassonomicamente apparteneva era quella delle Liliaceae (come i gigli). Qualche anno dopo la famiglia venne dedicata alle Aloaceae e questo mi piacque molto; rimasi molto deluso quando il genere Aloe venne riclassificato nella famiglia delle Asphodeloideae, non che gli Asphodeli non mi

Aloe Vera in Vaso
Aloe vera Miller non Linneo, secondo la migliore definizione tassonomica, nel mio libro “le mie prime venti Aloe” spiego il perché. Questa è una pianta vecchia alta più di 70 cm che coltivo in un vaso da 40 cm di diametro

piacessero ma non mi sembravano così importanti. Mi sono invece arrabbiato quando venne di nuovo cambiato il nome della famiglia in Xanthoroeaceae, per fortuna non sono stato il solo ad arrabbiarsi così da quest’anno (il 2017) la famiglia è tornata ad essere quella delle Aloaceae con le Asphodeloideae come sottofamiglia.  La storia del genere giustifica questa “promozione”.

Cenni storici sull’Aloe

L’Aloe è forse la più antica pianta grassa di cui si abbia notizia, ne parla già la Bibbia, ma la nomina anche Galeno tra i suoi “farmaci”, e ricordiamo che fu proprio Galeno (129  – 200 d.C.) ad usare per primo il termine “farmaco”; Galeno, di origine greca, si trasferì a Roma dove sviluppò i suoi studi, sezionando cadaveri, ma anche curando i  gladiatori. Divenuto famoso usando l’Aloe come cicatrizzante e disinfettante, divenne il medico personale dell’imperatore Marco Aurelio. Lucio Flavio Filostrato, tra il II e il III secolo, afferma di aver letto da Dioscoride Pedanio che anche gli elefanti usavano l’Aloe per curare le loro ferite. Negli anni ’90 a Viterbo, grazie a Padre Zago che ha osservato l’uso che di questa pianta fanno in America Centrale per la cura di molte malattie, compresi i tumori, è nata in Italia l’ARA (Associazione Ricerca Aloe), composta da medici e studiosi che si interessano alle applicazioni nel campo terapeutico dell’Aloe (di solito dell’Aloe arborescens o dell’Aloe vera, chiamata anche Aloe barbadensis). È difficile dire quale sia l’Aloe più nota in Italia, forse l’Aloe arborescens molto comune lungo le strade che costeggiano il mare, dalla Liguria alla Puglia, oppure l’Aloe saponaria che invece è la più coltivata sulle terrazze e nei giardini. Una cosa è certa: il genere Aloe  comprende circa 400 specie, divise in trenta sezioni, dieci sudafricane e venti dell’ Africa tropicale e del Madagascar. Le dimensioni vanno da 2 cm a 15 m di altezza, alcune sono erbacee e hanno dei bulbi, altre specie sono arborescenti (le Aloe più alte), altre ancora sono acaule (piante prive di fusto). Quasi tutte le Aloe provengono dal continente africano, sono particolarmente presenti in Sudafrica e in Madagascar, ma molte di esse sono state scoperte nella penisola arabica e nel sud dell’Europa. Parrebbe far eccezione l’Aloe barbadensis: l’isola di Barbados è nelle piccole Antille. In realtà, come è ormai storicamente provato, l’A. barbadensis è diventata un endemismo dell’isola dopo essere arrivata a Barbados a bordo delle navi spagnole o portoghesi e per essere stata lasciata sull’isola. Di solito le Aloe sono facili da coltivare, hanno solo bisogno di avere un terreno ben drenato in cui sviluppare le loro abbondati radici e di non essere tenute in pieno sole. Anche nei mesi invernali potremo darle un po’ d’acqua, sarà necessario tenerla asciutta solo se, dove la coltiviamo, la temperatura dovesse scendere sotto lo zero.

L’Aloe, una pianta che porta fortuna

Secondo la tradizione popolare l’Aloe porta fortuna e per questo ne veniva coltivata almeno una piantina in casa. Questa credenza ha origini in diverse storie molto antiche: alcune derivano da interpretazioni tribali africane della religione cattolica. Secondo i cattolici le sante anime di chi ha peccato, ma non troppo, scontano nelle fiamme del purgatorio i loro errori, nelle credenze animiste africane chi ha peccato non è così santo e se traffica con il fuoco può incendiarti casa. L’Aloe, con le sue foglie spinose, impedisce a questi possibili “incendiari” di entrare in casa. Potete verificare nel Museo delle Sante Anime del Purgatorio l’associazione tra questi spiriti e le fiamme. Il museo è custodito nella chiesa del “Sacro cuore del suffragio” esempio di  gotico lombardo sul Lungotevere a Roma vicino alla sede della Corte di Cassazione a piazza Cavour. Gli spiriti malvagi, quelli di origine asiatica ed euroasiatica, hanno delle limitazioni e sono fermati dalle punte (le spine delle Aloe).   È anche probabile che l’associazione “Aloe – cose buone” derivi dalla presenza dell’Aloe nei Viridarium (l’equivalente dell’odierno armadietto dei medicinali per gli antichi romani).

Gli usi dell’Aloe, dalla cosmesi alla cucina

Da sempre questa pianta è usata per reidratare la pelle dopo una scottatura, o per cicatrizzare una ferita. È molto usata in cosmetica, ma anche per combattere la stipsi. La particolarità più attraente è che funziona veramente e con raFiore di Aloe Verapidità.

Per le scottature basterà rompere un pezzo di una foglia, aprirla e porre la gelatina a contatto con la parte ustionata, il dolore di solito svanisce in pochi secondi, spesso non resta neppure la vescica.

Per l’uso interno la ricetta più comune (quella di padre Zago) prevede un frullato di 300 gr di materiale vegetale (pulito dalle spine e dalle parti dure) di Aloe vera o di Aloe arborescens con mezzo chilo di miele e mezzo bicchiere di alcolico ad alta gradazione. Di questo composto, che dovrà essere conservato in frigo, si potrà assumere un cucchiaio tre volte al giorno prima dei pasti, per 20/30 giorni. Dell’Aloe possiamo elencare centinaia di impieghi più o meno magici, segnalo solo quelli che credo siano i più curiosi.

Il succo d’Aloe è usato come componente principale nel liquido  amaro che gli aspiranti adepti bevono nelle iniziazioni massoniche.

Lo chef siciliano Luigi Scalfaro (in: La cucina vecchia, edizione Miglioranza, Roma, 1986) propone una variante con l’Aloe per la bagna cauda: consiglia di utilizzare dei pezzi di foglia di Aloe, pelati, e senza la parte amara (che è sotto la buccia) tra le verdure che si mettono nella salsa con il tonno e le sardine.

Francisco Ferrer nel suo elisir di lunga vita mette a macerare per 30 giorni in un litro di alcool a 90°, 30 gr di Aloe, 15 gr di rabarbaro, 10 gr di china, 10 gr di genziana, 10 gr di cedoaria (curcuma), 5 gr di zafferano, 5 gr di chiodi di garofano. Poi filtra con un filtro di carta e imbottiglia il liquido.

Un vermout digestivo si ottiene miscelando 150 gr di Aloe tritata, 250 gr di miele, 250 gr di vino rosso e 100 cc di alcool a 96°.

Il francese Xavier J. Martel consiglia in un suo libro di aggiungere una foglia di Aloe tagliata per lungo a fette in una bottiglia di Liquore Strega, dopo aver tolto il liquore eccedente. L’amarognolo dell’Aloe pare si sposi benissimo con il sapore dolce dello Strega. Vi garantisco che lo Strega all’Aloe è veramente magico.

Per approfondimenti leggi anche questa pagina 

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Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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