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Friday for Future: è di nuovo sciopero globale per il clima

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sciopero globale per il clima

Il 27 settembre 2019 è di nuovo sciopero globale per il clima, indetto dal movimento Fridays for Future. Ci restano pochi anni per invertire il processo che sta facendo salire la temperatura del pianeta in maniera inarrestabile, causando ondate di calore alternate a fenomeni metereologici estremi e gli studenti di tutto il mondo scenderanno in piazza per ricordacelo.

Fridays for future: chi sono e cosa vogliono i ragazzi del movimento

Fridays for Future, movimento globale di giovani, giovanissimi e “diversamente giovani”, lo dice forte e chiaro: siamo politici ma apartitici. Facciamo pressione dal basso sui governi, prendiamo posizione, ma siamo mossi da un interesse che riguarda tutti, da quanto di più collettivo e inclusivo possa esistere: la preoccupazione per le sorti dell’unico pianeta su cui possiamo vivere. E così i ragazzi di tutta Italia e del mondo scenderanno pacificamente in piazza venerdì 27 settembre, per chiedere con urgenza l’attuazione degli accordi internazionali volti a contenere l’aumento della temperatura globale entro i +1,5°, una soglia foriera già di grandi cambiamenti e stravolgimenti, ma ancora compatibile con la sopravvivenza della nostra specie. E i ragazzi chiedono che sia fatto in maniera “socialmente giusta”, per il bene dell’umanità e a scapito di nessuno. In due parole, chiedono giustizia climatica.

Sciopero globale per il clima: risultati e critiche al Fridays for Future

Il movimento attira non solo l’attenzione di chi ha il potere decisionale, ma anche diverse critiche. “Scioperate solo per non andare a scuola” obiettano gli stessi adulti che ieri hanno scioperato contro la guerra del Golfo o l’altro ieri contro la guerra in Vietnam. Forse qualcuno, guardando il film della sua memoria invece che gli status sullo schermo, ricorderà quei giorni. Scioperano perché è quanto di più visibile uno studente possa fare.Vi limitate a non andare a scuola e poi non pulite le spiagge.” E chi dice che non lo facciano? E chi muove questa obiezione, lo fa? Lo sciopero mondiale degli studenti sta dando visibilità e riconoscibilità a un movimento che comprende infinite anime e infinite vie, tutte però dirette a un solo obiettivo: salvare il pianeta. Tant’è che il ministro Fioramonti ha chiesto alle scuole di considerare giustificata l’assenza degli studenti di venerdì 27 settembre. Per depotenziare il messaggio dei Fridays for Future è anche di moda ridicolizzare Greta, il suo aspetto e, per come suona in italiano, il suo nome. Vista la levatura delle argomentazioni, il web si è mobilitato riunendosi sotto l’hashtag #siamotuttigretini. Così, scienziati e divulgatoricome il climatologo Luca Mercalli e l’astronomo Stefano Giovanardi hanno scelto l’ironia per schierarsi apertamente in difesa della giovane attivista svedese e a favore del suo messaggio, condividendo la propria foto corredata del termine che i cinici di moda usano come insulto posh per sminuire il grido di aiuto di Greta Thunberg.

Due mondi e due linguaggi: i giovani e il potere

È anche un problema di linguaggio, quello dei Fridays for Future. Lo scrittore Alex Steffen ha redatto una lettera indirizzata a chi aderisce allo sciopero, pensando soprattutto al senso di vulnerabilità e smarrimento dei più giovani. Non è facile immaginare un futuro in cui l’ambiente dove si svolgerà la propria vita è totalmente e violentemente stravolto. Scrive Steffen:

Se i più adulti fossero meno codardi, la crisi ecologica planetaria – cosa implica, cosa fare, come gestire le nostre paure – sarebbe l’argomento principale a ogni eventi pubblico e a ogni cena. Invece, offriamo ai giovani piattezza e silenzio emozionale. Di tutte le ingiustizie intergenerazionali, il silenzio emotivo può essere la peggiore, perché lascia ciascuno di voi a combattere in cerca di contatto durante la più profonda crisi che l’umanità abbia mai affrontato. Ecco perché, quando manifestate, fate qualcosa di meraviglioso: rompete il silenzio…

A fronte di ciò, Emmanuel Macron ha invece rimproverato a Greta Thunberg le posizioni radicali, sostenendo che “le mobilitazioni dei giovani sono utili. Ma ora bisogna fare in modo che si concentrino su coloro che sono più distanti, coloro che tentano di bloccare. Non ho la sensazione che il governo francese o il governo tedesco, oggi, stiano bloccando”. È vero: la gente in Europa è sempre più sensibilizzata e consapevole del problema ambientale. Ma è sempre l’Europa che – per dirne una – attraverso accordi commerciali di pochi scrupoli, chiude un occhio sulla deforestazione in Brasile, pur dichiarando di preoccuparsene. Insomma, i ragazzi dei Fridays for Future e i politici a cui si rivolgono parlano due lingue diverse, che originano in un caso dal cuore, come un grido di amore e dolore per il pianeta, nell’altro caso dalla mente diplomatica e partitica, per cui ogni parola ha un peso traducibile in voti e ricchezza. Il riscaldamento globale lo pagheranno soprattutto le generazioni future e le popolazioni più povere, le decisioni impopolari si pagano in voti subito. Ma non è mai troppo tardi per dismettere il cinismo che ci fa sentire forti e spogliarsi della pigrizia che impedisce di cambiare abitudini e certezze. Non è mai troppo tardi per guardare la Terra e scoprirsi come i ragazzi del Global Strike, magari proprio il 27 settembre.

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