Home Natura Il rinvaso: l’approfondimento di stagione

    Il rinvaso: l’approfondimento di stagione

    249
    0
    arnesi da giardino palette

    Come ho già più volte scritto in altre sedi, il rinvaso è tra le operazioni più importanti e delicate per una corretta crescita delle nostre piante. Ogni coltivatore usa dei particolari accorgimenti e ha i suoi segreti, tuttavia ci sono delle regole che tutti seguono. Qui segnalerò quelle più importanti secondo la mia esperienza e le esperienze delle migliaia di soci che ho avuto la possibilità di conoscere nelle Società e Associazioni specializzate. Cercherò di essere schematico in modo da risparmiare ulteriori approfondimenti o spiegazioni scientifiche ai nostri lettori.

    Quando rinvasare

    Per le nostre piante, un rinvaso equivale a un’operazione chirurgica e, quindi, la miglior cosa è praticarlo in anestesia totale. La parte della pianta più soggetta a lesioni durante il rinvaso è la radice e sappiamo bene che le radici sono addormentate solo durante il riposo vegetativo. C’è un altro fattore di cui tener conto: la possibilità di produrre, con il nostro intervento, piccoli traumi o piccole ferite in cui potrebbero penetrare dei parassiti, in particolare i temutissimi funghi. Quando la pianta è in fase di vegetazione è in grado di riparare da sola questi piccoli traumi e addirittura avvantaggiarsene ma se è in riposo non lo può fare. La corretta mediazione può essere quella di intervenire appena prima del periodo del risveglio. Tutto questo spiega e giustifica la regola del periodo di rinvaso ma ancora non dà indicazioni univoche su quando rinvasare una delle nostre piante. Ci sono diverse teorie, tutte valide: un gruppo di coltivatori preferisce rinvasare solo quando la pianta ha occupato tutta la dimensione del vaso che la ospita e in questo caso userà un vaso più grande di cinque, massimo dieci millimetri di diametro.

    Rinvaso
    Nel vasetto è possibile vedere le tracce bianche lasciate dalla cocciniglia alle radici.

    Un altro gruppo pensa che trapiantare la pianta in tanta terra la faccia crescere più velocemente. La differenza è abbastanza evidente ed è legata al tipo di coltivazione fatta: chi fa crescere la pianta in piccoli vasi la costringe a un maggior sviluppo della parte aerea (considerate che la massa vegetale cresce dove può), a patto che la pianta sia alimentata con costanza e sapienza. Chi frequenta i grandi vivai, dove si pratica la coltivazione intensiva, conosce il rumore che fanno le pompe che distribuiscono i nutrienti, delle vere flebo che fanno arrivare goccioline calibrate ad ogni piantina. Una quantità di terra maggiore avrebbe bisogno di una quantità maggiore di concime e il problema diventa economico: un milione di vasi a cui somministrare una goccia in più al giorno vuol dire un milione di gocce in più al giorno, migliaia di euro al mese in più. Nel caso di coltivazioni amatoriali non c’è la smania o l’esigenza di far crescere la pianta per poi poterla vendere e allora prevale la regola di non disturbare troppo le radici. Un’altra ragione per rinvasare la nostra pianta è che l’abbiamo appena comprata e allora prima di metterla assieme a quelle che già coltiviamo, dovremo almeno ispezionare le radici e cambiare la terra per uniformarla a quella dei nostri vasi. Nel caso di parassitosi evidenti interverremo, altrimenti libereremo le radici presenti lasciando una buona parte del vecchio terreno. Prima di passare al tipo di vasi da usare, ricordo che molti coltivatori, per stabilire quando rinvasare, considerano anche le fasi della Luna, l’umidità dell’aria, l’ora del giorno e altri parametri che, a mio parere, incidono marginalmente sul successo dell’operazione.

    Che tipo di vasi usare

    A meno che non coltiviate in vasi appoggiati direttamente sul terreno nel vostro giardino, vi consiglio vasi di plastica perché presentano diversi vantaggi e prometto da ora che preparerò un approfondimento sulle differenze (vantaggi vs svantaggi) nei vasi, sia nei materiali che nelle forme. Ora usate la plastica come atto di fede ma dopo aver letto gli approfondimenti, deciderete cos’è meglio per voi. Se comunque preferite l’estetica dei vasi di coccio, nessuno vi vieta di inserire la vostra pianta, coltivata in vaso di plastica, in un vaso di terracotta, magari decorato artisticamente. Vi raccomando di usare sempre vasi puliti, se nuovi non c’è nessun problema, se usati dovremo sterilizzarli per non trasmettere malattie alla nuova pianta. È evidente che non usereste mai per voi lenzuola o altri materiali sporchi, provenienti da camere mortuarie. Per quanto sia macabro, i vasi recuperati dalle piante che ci sono morte dentro sono molto simili a quest’esempio, oltre ad essere probabili fonti di infezioni.

    Che tipo di drenaggio

    Il drenaggio è funzionale alle necessità delle specie coltivate. Il concetto base è quello di evitare ristagni d’acqua, è però importante che le radici “sentano” che troveranno l’umidità e i nutrienti in basso. Uno strato di drenaggio, a volte, produce effetti strani sulle radici che potrebbero crescere orizzontali. Un’altra ragione del drenaggio è quello di impedire al terreno di uscire dai buchi del vaso. Per vasetti fino a quindici centimetri di diametro, basterà porre in fondo al vaso un foglio di carta igienica che sparirà in un paio di settimane, in vasi più grandi servirà uno straterello di argilla espansa, facile da trovare nelle rivendite di materiale edile. Anche il drenaggio può portare problemi, se infetto: da evitare pezzi di vecchi vasi di coccio se ci sono morte delle piante (a meno di non sterilizzarli). Molti coltivatori approfittano del rinvaso per prevenire il formarsi di parassiti nel terreno e allora basterà spargere un cucchiaio di polvere di zolfo sul drenaggio prima di mettere la nuova terra, terrà lontano gli insetti dannosi per le radici e anche cani e gatti eviteranno per qualche mese di importunare quella pianta.

    Rinvaso
    Non sempre le tracce bianche nel terreno testimoniano la presenza di parassiti. In questo caso i granuli bianchi sono di agriperlite, usato per areare il terreno e trattenere l’acqua.

    Quale terreno usare

    Il terreno ha diverse funzioni: sostenere fisicamente i nostri esemplari, alimentarli, tenere le radici alla giusta umidità per lungo tempo, offrire la giusta acidità per permettere l’assorbimento dei nutrienti, permettere la respirazione e lo sviluppo delle radici. Ogni specie ha la sua terra ideale che, essendo ideale, poco ha a che fare con la realtà. Considerate che solo tra gli amatori delle piante succulente circolavano trenta tipi di terreni diversi che però non tenevano conto della realtà di chi coltiva in casa o in terrazza. Prometto di insegnare a chi vorrà continuare a seguirmi un certo numero di trucchi per trovare qual è il terreno migliore per lui/lei, ma questo per chi avrà il tempo e la voglia di sperimentare.

    Quando e come bagnare dopo il rinvaso

    Se non abbiamo ferito le radici potremo bagnare subito, altrimenti consiglio di aspettare almeno un giorno; sul come bagnare (almeno la prima volta) non ci sono dubbi: immergeremo la pianta con il nuovo vaso in un recipiente più grande con una quantità d’acqua pari a circa metà dell’altezza del nuovo vaso. Quando l’acqua, per capillarità, avrà imbibito tutta la terra toglieremo il vaso e lo lasceremo scolare bene prima di metterlo nel suo luogo di destinazione.

    Naturalmente questo non è tutto, ma spero che per ora vi basti.

    [the_ad id=”71489″]

    Articolo precedenteIl Kimchi, piatto simbolo della cucina coreana
    Articolo successivoInquinamento ambientale e rischio tumori
    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

    LASCIA UN COMMENTO

    Please enter your comment!
    Please enter your name here