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Ponte Morandi: le macerie potrebbero essere riversate in mare

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esplosione ponte morandi a genova

Un boato assordante ascoltato fino a dentro la città vecchia, sei secondi, e quello che restava del Ponte Morandi è venuto giù. Un’esplosione calcolata e controllata che ha permesso di demolire i piloni 11 e 12. Erano trascorsi poco più di dieci mesi dalla tragedia che costò la vita a 43 persone.

Eppure il Ponte Morandi di Genova continua a esistere in tutte le sue macerie e ancora oggi non è chiaro come potranno essere utilizzate. A sentir parlare Marco Bucci, commissario per la ricostruzione di Genova, la soluzione esiste: “io ho l’intenzione di chiedere di poter utilizzare le macerie anche nel ribaltamento a mare di Fincantieri perché mi sembra una cosa molto logica e intelligente per la città di Genova…”, ma è davvero possibile riversare in mare le macerie di un ponte che hanno riscontrato, se pur in piccola parte, la presenza di amianto? Inoltre, cosa ne pensa Fincantieri di questa soluzione accantonata da un decennio e arrivata ora per caso?

Il raddoppiamento di Fincantieri

La storia del raddoppiamento di Fincantieri a Sestri Ponente è una lungaggine tutta italiana iniziata nel 2009. Non sono bastate le diverse amministrazioni nè i finanziamenti garantiti da Monte dei Paschi di Siena e dai Ministeri dell’economia e delle infrastrutture a sbrogliare il nodo burocratico. Nel marzo 2014 sembrava chiuso l’accordo economico, erano state trovate risorse per circa 70 milioni di euro, l’Autorità Portuale responsabile della delicata operazione di riempimento aveva dato l’ok, ma già nel luglio del 2015 Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, non era per niente favorevole all’operazione così come era stata prevista: “Niente è stato fatto e per i prossimi anni niente sarà fatto. L’opera andava realizzata nel momento di vuoto di lavoro perché mentre abbiamo navi in lavorazione è impossibile. Speriamo almeno che ora non peggiorino lo stato di agibilità del cantiere con nuove iniziative a mare che ci costringerebbero a chiudere”.

Macerie del Ponte Morandi: attesa del parere dell’ISPRA

Tornando all’aspetto ambientale, attualmente la situazione è nelle mani del Ministero dell’Ambiente che ha accolto la richiesta del ribaltamento di Sestri chiedendo il parere tecnico dell’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) per stabilire se le macerie del Ponte Morandi rientrano nei parametri di legge per il “riutilizzo”.

L’assessore comunale Matteo Campora (Ambiente e Rifiuti) ci spiega come avverrà lo smaltimento che costerà circa 80 milioni di euro e vedrà coinvolti dodicimila mezzi pesanti: “Le macerie del ponte saranno sottoposte a una prima riduzione di volume, separando la frazione metallica dal calcestruzzo e poi a una successiva fase di triturazione e frantumazione in un apposito impianto, a secondo di quello che sarà il progetto di riutilizzo”.

La soluzione del riversamento in mare sembrerebbe essere la migliore dal punto di vista economico non solo perché permetterebbe di risparmiare, ma anche perché l’ampliamento di centomila metri quadri di Fincantieri porterebbe, senza alcun dubbio, grandi vantaggi economici alla città di Genova che potrebbe consegnare più velocemente i lavori commissionati.

Macerie del Ponte Morandi: esistono altre possibilità per l’ambiente?

Nel progetto di ricostruzione è prevista la realizzazione di un parco pubblico, esattamente alla destra del torrente Polcevera sotto al futuro viadotto sul lato di ponente. Una parte delle macerie potrebbe essere utilizzata per un ripianamento dell’area. Si tratterebbe di utilizzare circa 10 mila metri cubi creando uno strato di 60 cm che verrebbe ricoperto con altri 40 cm di terra per la vegetazione.

Un’altra ipotesi sarebbe quella di ricavarne materiale inerte per calcestruzzo per realizzare una grossa soletta di copertura alla foce del torrente Polcevera (la cosidetta area Sot).

Adotta una panchina

Prima che sia troppo tardi, ci permettiamo di suggerire la realizzazione di panchine in calcestruzzo. Ogni comune d’Italia potrebbe così scegliere di adottare e sistemare le panchine nei propri giardini pubblici affinché la collaborazione e lo sforzo del Paese possa passare attraverso la realizzazione di strutture utili ai cittadini in una logica di implementazione dei principi dell’economia circolare.

Senza mettere in dubbio quello che sarà il parere delle istituzioni rispetto alla possibilità di riversare in mare così tanto materiale, è bene valutare altre ipotesi. Viviamo la nostra prima emergenza climatica globale e non possiamo rischiare di sbagliare anche questa volta.

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