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Fridays for Future: nuovo sciopero globale per il clima

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piazza gremita

Il movimento ambientalista Fridays For Future sta preparando il terzo sciopero globale per il clima, previsto venerdì 27 settembre. La peculiarità di questo terzo sciopero è l’appello lanciato da Fridays For Future Italia con la sua Lettera aperta a tutte le lavoratrici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali.

Lettera aperta a tutte le lavoratrici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali.

Nel comunicato pubblicato sul sito fridaysforfutureitalia.it, il movimento ambientalista scrive: “Aumento di temperature, innalzamento del livello del mare, desertificazione, eventi climatici estremi distruttivi, scarsità di acqua, cibo, perdita di biodiversità: sono solo alcuni effetti della crisi climatica ed ecologica cui rischiamo di assistere inermi. Settori interi dell’economia, della società e la stessa civiltà umana per come l’abbiamo conosciuta rischiano il tracollo. In questo scenario catastrofico le disuguaglianze sociali si faranno ancora più estreme, poiché il fardello dei costi ambientali resta agli ultimi anelli della piramide: i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i migranti.

Chi si trova in cima a quella piramide sono i governi e circa 100 grandi aziende private e pubbliche che stanno provocando la crisi globale e al contempo minimizzano o negano pubblicamente il problema. Le istituzioni italiane continuano a ignorare la voce degli esperti e trattano la grande mobilitazione sul clima di questi mesi con un misto di irritazione e condiscendenza. Il recente diniego da parte del Senato della Repubblica di dichiarare l’emergenza climatica per lo Stato Italiano è stato solo l’ultimo gesto di una politica che ha scelto di non agire.”

È chiara la volontà di Fridays For Future di unire le forze con il mondo del proletariato, spiegando che chiedono “ai governi investimenti ed incentivi per la transizione ecologica che al contempo rispettino i principi di giustizia sociale, ambientale e climatica. Sappiamo che questa trasformazione socio-economica radicale è l’unica che potrà portare prospettive diverse di occupazione e, contrariamente all’opinione comune, può creare più lavoro. Soprattutto lavoro migliore per tutti, persone e ambiente.”

Proposte concrete che, finalmente, iniziano a dare al movimento ambientalista giovanile un’identificazione politica, oltre che di protesta.

Il tutto in un periodo in cui le mobilitazioni ambientaliste vengono viste dalle istituzioni con freddezza e distacco, salvo dare la proverbiale pacca sulla spalla alle migliaia di persone che hanno occupato le piazze e le strade il 15 marzo e il 24 maggio scorsi. Dai 46 ambientalisti uccisi in Brasile nel 2017 ai manifestanti a cui sono stati spruzzati dritti in faccia dei lacrimogeni il 28 giugno scorso a Parigi, si evince anche un certo astio nei confronti di chi si mobilita pacificamente, sottolineo pacificamente, a favore della salvaguardia del pianeta.
In Italia, la risposta della politica non è certo così repressiva: come spesso accade nel nostro Paese quando si tratta di prendere posizioni radicali in tempi brevi, le istituzioni tacciono, da un lato plaudendo i giovani manifestanti ambientalisti e subito dopo spiegando quanto sia importante fare la TAV per il progresso dell’Italia.

L’unione tra Fridays For Future, i lavoratori e le sigle sindacali può segnare una svolta definitiva nella battaglia ambientalista, per quanto la CGIL ha sempre adottato atteggiamenti di chiusura nei confronti di proteste “non convenzionali”.

Le argomentazioni di Fridays For Future sono piuttosto valide e difficili da non condividere: è necessario un passaggio a un’economia green, con un conseguente impatto sulle aziende e le industrie che dovranno seguire inevitabilmente la conversione ecologica, aumentando così i posti di lavoro, creandone di nuovi e migliorando le condizioni di vita dei singoli lavoratori.

 Attendiamo una risposta dai sindacati.

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