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Nella Taranto dell’ILVA: tra manifestazioni e aumento dei tumori infantili

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Se, negli ospedali, il reparto oncologia è il più doloroso, quello di oncologia pediatrica è anche inaccettabile. Questi piccoli, ci si chiede, senza decenni di replicazione cellulare alle spalle, che non fumano e non starebbero mai fermi… perché? «Fare la pediatra qui significa essere impotenti», dice la dottoressa Grazia Parisi, in servizio a Taranto, a due passi dall’ILVA. Qui i bambini nascono già con il cancro.

Tumori infantili e inquinamento: una crudele Via Crucis

Il 4 maggio, a Taranto, si è tenuta la seconda manifestazione in pochi mesi per ricordare l’improrogabilità di azioni decisive circa l’ILVA, mentre le emissioni continuano ad aumentare e, rispetto al resto della regione, si registra un 30% in più di tumori infantili. Duemila persone, riunite nel comitato “Ancora Vivi”, dopo aver portato avanti sulla loro pagina una toccante Via Crucis ispirata al flagello del tumore che colpisce i bambini residenti intorno all’ILVA, hanno manifestato chiedendo bonifica o riconversione, subito. La sfilata di esponenti delle istituzioni continua, le decisioni sono lente da prendere e ancor più da attuare. Ma si continua a morire di cancro. Decisione, ma anche fermezza. C’è il dolore di chi oncologia pediatrica l’ha vista, ma anche l’equilibrio di isolare gli inutili facinorosi. «Ho visto una bottiglia di vetro schiantarsi a due passi da me, lanciata da chissà quale imbecille. […] Scene così fanno davvero male. Alla causa, a tutti. Non è giusto che adesso si parli di questi deficienti e non di chi ci ammazza ogni giorno» dice un manifestante, che potrebbe fare scuola di etica mediatica a tanti esperti.

Danni genotossici risalenti a causare tumori infantili

In marzo, si era già tenuta una sfilata più dolorosa, con croci bianche e fiaccole, per ricordare i bambini e gli adolescenti morti di cancro a Taranto. Quel giorno, il sindaco proclamò simbolicamente il lutto cittadino. Commemorare Giorgio Di Ponzio, morto a 15 anni per un sarcoma manifestatosi quando lui ne aveva 12, è l’occasione per ricordarli tutti. Un tempo, oncoematologia pediatrica era una stanza nell’area pediatria. Ora è un reparto affollato, votato all’eccellenza, ma che non dovrebbe esistere. Emiliano, presidente della Regione Puglia, dice «non possiamo limitarci a portare i feriti in ospedale mentre la mitragliatrice continua a sparare.» alludendo al peggioramento dei dati circa le emissioni dell’ILVA. Da oltre dieci anni, il dottor Giuseppe Merico parla a chiare lettere del causato ai più piccoli a causa dell’inquinamento fuori controllo. «Se un bambino beve il latte della madre inquinato, cosa gli accadrà tra 10-20 anni?» I danni genotossici si trasmettono per più generazioni e colpiscono in particolare chi è vulnerabile, ossia i bambini: qualcuno, addirittura, con il cancro ci nasce.

Riflessioni banali eppure inapplicate

Leggendo le discussioni tra cittadini, un quadro viene fuori chiaro: non in tutti i paesi ci sono situazioni drammatiche nei pressi di fabbriche o strutture simili. Una fabbrica non vale la vita di un bambino, ma l’industria dovrebbe migliorare la vita delle generazioni presenti e future. Cosa si è inceppato? È vero che molti paesi europei hanno una densità abitativa minore e un’orografia più amichevole rispetto all’Italia, ma è anche vero che gli studi prima di costruire qualsiasi stabile servono proprio per minimizzare rischi futuri. Spesso le tecnologie esistono, resta carente la volontà, appesantita da interessi e miopia.

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