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Senza api si salverà solo il cibo spazzatura

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Senza api si salverà solo il cibo spazzatura. Proprio così. È questo quanto viene spiegato in uno studio della University of California-Santa Barbara .

“Quando le api si estingueranno, l’uomo scomparirà con loro”. Questo è quello che i media hanno continuamente scritto e detto in riferimento all’ipotesi dell’estinzione delle api. L’implicazione è che senza le api a impollinare i nostri raccolti, l’uomo rimarrà senza colture… e, senza cibo. Ma quanto di vero c’è in questa catastrofica profezia?

Brian Palmer dell’organizzazione Pacific standard ha esaminato quanto influirebbe sulla vita dell’uomo la scomparsa delle api, e conclude che, senza api, “la vita sarebbe sgradevole, brutale e breve”.

Senza api soltanto il cibo spazzatura si salverà

Il 70% dei nostri raccolti necessita della impollinazione da parte delle api, ma non per tutte le colture è così. Per i cereali, infatti, il polline è diffuso soprattutto dal vento, e così gli alimenti a base di cereali come pane, dolci, cereali, pasta non hanno bisogno di api e delle sue zampine appiccicose per la loro produzione. Come i cereali, così la canna da zucchero o le barbabietole da zucchero, non necessitano di impollinazione per rinascere. Ciò significa che bibite, torte, biscotti, ciambelle, pizza, bevande alcoliche, pane, rimarrebbero sulle nostre tavole. Anche gli animali come il pollo potrebbero tutti sopravvivere in un mondo post-api. In sostanza, solo il cibo spazzatura sarà al sicuro. Se “ciccia e brufoli” sono salvi non si può dire lo stesso per frutta e verdura.

“Nel 2011 – sostiene Palmer –  un team di ricercatori della University of California-Santa Barbara in collaborazione con un team internazionale di ricerca interdisciplinare, composto da ecologisti dell’impollinazione e un esperto di nutrizione (provenienti dall’Università Leuphana di Lüneburg, in Germania, l’Università di Berlino, in Germania, l’Università della California, Berkeley e l’Università della California, San Francisco), ha pubblicato uno studio che dimostra che la maggior parte della diversità alimentare della dieta umana proviene da alimenti che sono impollinati da pipistrelli e insetti, come le api. La maggior parte dei lipidi alimentari, calcio, fluoro, ferro, carotenoidi, licopene, beta-criptoxantina, e le vitamine A, C, ed E consumato in tutto il mondo proviene da coltivazioni che richiedono impollinatori. Queste piante sono bacche, arance, limoni, patate, anacardi, broccoli, cavolo… la lista è piuttosto lunga.

Solo i cibi da colture “impollinate” riducono il cancro

Senza questi nutrienti, l’uomo si ridurrebbe ad un vero e proprio “relitto fisico”, facilmente attaccabile da patologie gravissime. Lo scorbuto, per esempio, è incredibilmente raro nel mondo sviluppato per la presenza della vitamina C in cibi fortificati, ma anche grazie alla diffusa disponibilità di frutta ricca di vitamina C come arance e limoni. Carenza di vitamina A è altrettanto rara, ma i sintomi sarebbero sgradevoli e includono la cecità notturna. Carotenoidi, licopene e beta-criptoxantina, che provengono da alimenti impollinati dalle api come le carote, sono ritenuti da molti epidemiologi fondamentali per ridurre l’insorgere del cancro.

Api e altri impollinatori animali stanno vivendo un rapido declino in molte parti del globo. Molti agricoltori di tutto il mondo dipendono dall’ape europea, importata stagionalmente per impollinare i raccolti. Tuttavia, l’ape europea ha subito massicce perdite a causa delle malattie, dei pesticidi e dalla mancanza di risorse alimentari (floreali). Gli animali impollinatori selvatici che forniscono “servizi” di impollinazione gratuita sono anch’essi in rapido declino poiché il loro habitat è distrutto da pratiche agricole intensive come la monocoltura basata sull’agrochimica.

I risultati di questo studio dimostrano l’impatto potenziale di questo declino sulla salute umana. I ricercatori stimano che fino al 40% di alcuni nutrienti essenziali forniti da frutta e verdura potrebbero andare persi senza impollinatori. Questo studio e NCEAS sono sostenuti da un finanziamento della National Science Foundation.

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