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Cambiamento climatico: l’uragano Dorian colpisce le Bahamas e la Florida

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Dorian uragano Bahamas

L’uragano Dorian ha già colpito le Bahamas: non si hanno notizie di morti, ma la Croce Rossa stima che siano state seriamente danneggiate o distrutte 13.000 abitazioni. Intanto l’uragano si avvicina alla Florida, muovendosi lento – viaggia verso ovest a 2Km/h – e sempre più potente. L’incontro tra la costa statunitense e questa mostruosa formazione tropicale è previsto per domani, 3 settembre. Lo stato di allerta è massimo.

La Florida si prepara per l’uragano Dorian

Alle Bahamas, dice Joy Jibliru, direttrice generale del Ministero del Turismo, la situazione è “difficile da descrivere”, in termini di vento e pioggia dalla violenza “scioccante”. Intanto la Florida si prepara: il governatore Ron De Santis ha attivato i riservisti dell’esercito e altri ancora sono pronti ad agire a chiamata. Il servizio meteorologico segue minuto per minuto l’avanzata dell’uragano e mette in guarda dal rischio di storm surge, un fenomeno marino legato alla combinazione di vento anomalo e bassa pressione: i fortissimi venti provocano uno spostamento verticale dell’acqua marina il cui movimento, in prossimità delle cose, viene bloccato dal fondale. A quel punto, l’acqua si limita a salire e ne risulta un brusco innalzamento del livello del mare. E dopo le Bahamas e la Florida, toccherà al Sud Carolina affrontare questi rischi: il governatore Henry McMaster ha ordinato l’evacuazione dell’area costiera, misura che riguarda circa un milione di persone.

Qualche dettaglio sull’uragano Dorian

Non è facile, per noi che viviamo sul Mediterraneo, comprendere quanto sia vasto il fronte di un ciclone e quale la sua potenza. Sul primo punto, può aiutarci Google Crisis. I layer dedicati ci indicano dove e quando il ciclone ha colpito, quando è previsto il suo passaggio nei prossimi punti critici e ci segnalano la posizione dei rifugi: insomma, Google Crisis è parte di quell’internet amica dell’utilità che spesso i social fanno dimenticare. Dorian ha una potenza pari al livello 5 della scala Staffir-Simpson. È un sistema di misurazione della violenza dei cicloni tropicali, che vengono classificati in base alla velocità del vento e agli effetti causati, in un range che abbraccia il livello 1 – i venti soffiano a 119 km/h – fino al livello 5. Quando questo si verifica, il vento soffia a oltre 300 km/h e apporta danni gravissimi agli edifici, abbattimento delle strutture mobili e degli alberi e inondazione delle zone costiere per chilometri. È il caso di Dorian.

Riscaldamento globale: cicloni più potenti e più lenti nella loro avanzata

Dagli anni Settanta a oggi, la frequenza di uragani di potenza 5 è raddoppiata. Il riscaldamento globale comporta, tra gli effetti meno visibili ma più gravi, un’alterazione delle temperature marine, dovute sia al calore delle acque sia all’immissione di grandi massi d’acqua dolce per via dello scioglimento dei ghiacci. E le correnti oceaniche hanno un grande impatto sui fenomeni metereologici, sono motori invisibili che spostano cicloni e anticicloni causando alterazioni immediate nel clima. Un altro effetto è la maggior lentezza nell’avanzamento dei cicloni tropicali: sono più violenti ma finiscono per indugiare più a lungo sulle zone colpite. Se questo facilita le operazioni di evacuazione, non minimizza certo i danni. Forse, più di ogni descrizione, solo le foto scattate dall’astronauta Luca Parmitano possono tradurre la potenza del vento nell’immagine concreta della nostra piccolezza.  

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