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L’antica pratica dello Zai “ferma” il deserto

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tecnica zai contro i deserti

È possibile “fermare” il deserto? Un contadino del Burkina Faso c’è riuscito con una tecnica agricola particolare: si chiama Zai e la sua storia è raccontata in un film-documentario.

Lo Zai ferma il deserto

The man who stopped the desert” è il titolo del film del 2010 girato dal regista inglese Mark Dodd che racconta l’incredibile storia di un uomo, Yacouba Sawadogo, un contadino del Burkina Faso che, grazie all’utilizzo di un’antichissima tecnica agricola lo Zai, è riuscito a salvare dall’incombente siccità ettari e ettari di terreno.

Un contadino del Burkina Faso contro la siccità

Il documentario che ha fatto il giro del mondo e raccolto diversi premi, racconta l’incredibile storia di Yacouba. Non si tratta di fiction ma di una straordinaria realtà. Yacouba vive in una zona del Burkina Faso, nel Sahel, una regione semi-arida oppressa dal più grande deserto del mondo, il Sahara che a causa dell’effetto serra continua ad avanzare e a ricoprire con le sue sabbie, savane e terre agricole. Un fenomeno che sembra inarrestabile e che sta mettendo a dura prova la popolazione.

Una tecnica antica come l’uomo

Stanco di combattere inutilmente la siccità che stava affliggendo la sua terra, Yacouba, più di venticinque anni fa, decide di provare con la tecnica antica dello “zai” (“fossa” in lingua mossi). Questa pratica agricola risale alla notte dei tempi e consiste nello scavare all’interno del terreno, all’inizio della primavera, delle fosse profonde trenta centimetri e larghe venti. Prima di essere seminate, le fosse Zai vengono riempite di sterco di capra, cenere e foglie secche. Fondamentale è la partecipazione della popolazione alla semina, questa è infatti chiamata ad ammirare il lavoro e ad aspettare la pioggia. Il sistema delle fosse permetterà di raccogliere ogni minima goccia di acqua senza che nulla vada sprecato.

L’antica tecnica dello Zai sovverte ogni pratica agraria tradizionale

All’inizio la pratica di Yacouba venne vista come una sorta di stregoneria, come un qualcosa di strano e soprattutto inutile. Sovvertiva completamente la tecnica agraria tradizionale, quella del maggese e per di più contravveniva alle regole secondo cui il terreno non va lavorato durante il periodo della stagione secca.

Le accuse da parte della sua gente furono pesantissime, addirittura Yacouba fu liquidato come “pazzo”. Ma nonostante l’avversione della popolazione, il fiducioso contadino ha continuato per anni a praticare il sistema dei suoi antenati fino a quando, una decina di anni fa, cominciarono a spuntare le gemme di sorgo e miglio, sempre più numerose e più forti. Grazie allo Zai, oggi enormi parti di deserto sono terre fertili

È grazie alla tenacia di Yacouba che oggi enormi porzioni di deserto sono terre fertili. Gran parte della popolazione è tornata a casa a coltivare quei terreni che fino a pochi anni prima sembravano persi per sempre.

Quindi non importa se il signor Sawadogo sia uno stregone, un santo o un contadino taumaturgo. Quello che è importante, è che la sua pazienza, la sua tenacia e l’amore per la sua terra, lo hanno aiutato a vincere un’impresa che ha dell’incredibile. Forse, un miracolo alla fine è successo davvero.

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