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Roghi di rifiuti tossici a Battipaglia e in tutta Italia

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roghi Battipaglia

Brutto risveglio per i cittadini di Battipaglia: un incendio, scoppiato in un’azienda che tratta rifiuti speciali, ha generato una nube tossica. Aria irrespirabile, fumo nero e notizie confuse hanno obbligato i negozi a restare chiusi e suggerito alle famiglie di tenere i bambini a casa.

Il rogo allo Stir di Battipaglia e il blocco del termovalorizzatore di Acerra

Il materiale trattato dallo Stir – acronimo che sta per Stabilimenti di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti – e bruciato nell’incendio consiste in vecchi pneumatici. La loro combustione produce polveri sottili che veicolano composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, incombusti, ossidi di zolfo e carbonio. Restare chiusi in casa è la precauzione minima e indispensabile, ma i cittadini di Battipaglia questa volta non si sono fermati. Un presidio ha bloccato l’ingresso di nuovi camion allo Stir per un giorno e una notte. Anche la sindaca del paese Cecilia Francese si è opposta fisicamente all’arrivo di nuovi rifiuti da trattare, salvo poi firmare un accordo che non soddisfa nessuno perché, non riconoscendo la “forte vocazione agricola” di Battipaglia, non impedisce il trattamento dei rifiuti nella zona e produce solo una moratoria. Peraltro il blocco del ricevimento di nuovi rifiuti  allo Stir di Battipaglia è coinciso con uno stop del termovalorizzatore di Acerra per la manutenzione di una turbina che attendeva il suo turno di revisione dal 2013. La combinazione degli eventi ha fatto temere un’emergenza rifiuti. Perché continuano a essere prodotti e da qualche parte andranno pur messi. E non parliamo (solo) delle nostre bottiglie di plastica, ma di rifiuti tossici e scarti di lavorazione industriale, che richiedono delle cautele speciali nel loro smaltimento.

Non solo Battipaglia: tutti i roghi dello Stivale e i loro motivi

Anche vicino Pisa, il 10 settembre, si è sviluppato l’ennesimo rogo in una ditta di smaltimento rifiuti nel comune di Santa Maria Monte; l’incendio ha interessato rifiuti misti che si trovavano stoccati sotto una tettoia. La Terra dei Fuochi è ovunque e la Guerra dei Fuochi oggi si combatte negli impianti di smaltimento e nei capannoni, perché di recente qualcosa è cambiato. Dal 1° gennaio 2018, quando la Cina ha smesso di importare rifiuti solidi dall’estero – che, in ogni caso, pur trattati sarebbero finiti sempre nell’unica biosfera del pianeta – la frequenza dei roghi tossici in Italia è aumentata, sia in campo aperto, in zone periferiche o industriali, che nelle aziende che trattano rifiuti. Ma quando bruciano gli impianti industriali che si occupano di scarti, la quantità di materiale combusto è maggiore e il suo potenziale tossico è equivalente a quello a di centinaia di roghi singoli. Questi episodi sono più frequenti nelle zone ad alta concentrazione di impianti di smaltimento: la Terra dei Fuochi oggi è diffusa in tutto lo Stivale, con picchi di concentrazione al Nord. Cosa permette questa pericolosa anarchia? Gli scarti industriali non sono tracciabili, a volte la presenza di massicce quantità di rifiuti potrebbe suggerire casi di evasione o elusione fiscale da parte delle aziende coinvolte nella filiera. Infine, il costo e i paletti di un corretto smaltimento vengono aggirati con i roghi. Gli impianti deputati al trattamento dei rifiuti andrebbero sorvegliati costantemente e in maniera coordinata, perché il tempo in cui raggiungono la saturazione è breve. E se l’acqua rischia di essere il nuovo oro, sempre più rifiuti diventano moneta e arma.

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