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Roma Collatina, storia di una discarica abusiva come tante

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Il rogo della discarica abusiva sulla Collatina è spento, ma il fumo tossico e le polemiche restano sospese nell’aria, legate tra loro dalla gravità della situazione. Ancora nel pomeriggio del 26 aprile, quattro squadre di vigili del fuoco erano a lavoro mentre l’ARPA Lazio ha iniziato l’esecuzione dei primi monitoraggi ambientali.

Le dichiarazione di Antonio Di Maggio sul rogo della discarica

Antonio Di maggio, comandante della polizia locale di Roma, ritiene che l’incendio abbia avuto origine dolosa. Lo definisce un «gesto criminale» messo in atto da coloro che avrebbero voluto continuare a gestire i rifiuti nella zona, sversandoli liberamente, cosa non più possibile dopo il sequestro della discarica abusiva, eseguito nel febbraio 2019.

Storia di una discarica abusiva come tante

L’area a ridosso della stazione Palmiro Togliatti e del suo cavalcavia è di proprietà del Comune di Roma e sarebbe destinata a verde pubblico in base al vigente Piano regolatore. Tuttavia, per la lentezza o l’inerzia delle istituzioni, nel tempo si era lì formato un accampamento consistente di 35 baracche e 6 tende. Circa tre mesi fa, lo sgombero e l’apposizione dei sigilli all’area erano stati motivati proprio dalla contestazione di reati ambientali, ma ancora non si era arrivati a bonificare la discarica abusiva che ha preso fuoco la notte del 25 aprile. Peraltro, nonostante i sigilli, senza neppure particolari cautele, lo sversamento di rifiuti edili, speciali e tossici nell’area continuava incontrastato, sotto gli occhi dei cittadini e in barba alle loro segnalazioni e ai ripetuti solleciti perché la discarica fosse messa in sicurezza e bonificata.

Burocrazia e dichiarazioni sul rogo della discarica

Mentre il personale specializzato lavora ancora sul sito della discarica abusiva andata a fuoco e i residenti del Collatino si chiudono in casa cercando di proteggersi dai fumi tossici, inizia il prevedibile balletto delle dichiarazioni di partito. Antongiulio Pelonzi (Pd) reputa l’attuale giunta capitolina “incapace di amministrare persino un condominio”, Giannini (Lega) evoca “Nerone” mentre la sindaca Virginia Raggi (M5S) definisce Roma “sotto attacco di una criminalità che continua a colpire i cittadini” e ricorda la complessità delle perizie necessarie per la bonifica della zona. Ma la voce più cruda e autorevole è quella dei residenti, riuniti nel comitato di quartiere, che ricordano come i loro solleciti siano caduti nel vuoto e come sia mancato «un piano coordinato (…) per la contestuale bonifica dopo lo sgombero». L’onnipresente burocrazia, si dirà. Ma questo male italico, in questo caso, incide sulla salute della collettività. Al di là di disorganizzazione, complicazioni amministrative e sacche di criminalità attratte dal business dei rifiuti, resta la scarsa consapevolezza di come i problemi ecologici siano cruciali per la salute dei cittadini e la vivibilità dell’Urbe. Intanto il Gruppo di Ricerca Ecologica Lazio ha volontariamente censito le discariche abusive del solo quadrante est di Roma: la mappa è liberamente consultabile e implementabile. Inquietante è pensare che riguarda solo parte di una capitale europea.

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