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Teatro di Pompeo, tra resti nascosti e storie mai dimenticate

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teatro di pompeo insegna

Il rapporto tra gli antichi romani e il teatro è stato a lungo problematico: quel liberare i corpi e le emozioni era qualcosa di troppo greco per il sentire dell’epoca regia e del primo periodo repubblicano. Inoltre in quei consessi era possibile perdere il controllo della folla. I teatri di Roma, quindi, erano in legno: venivano montati presso le aree sacre in occasione delle festività religiose nel corso delle quali si tenevano rappresentazioni e smontati a festa finita. Le strutture in muratura, invece, erano proibite. Ma tra il 61 e il 55 a.C. tutto cambia.

Un balzo avanti nella storia sociale di Roma

Pompeo è stato uno dei primi uomini a testimoniare non solo con la sua politica ma con la sua stessa vita che la repubblica stava morendo, che di fatto era la crisalide di un impero in attesa di dispiegare le ali. Console, uomo politico, valente militare più volte trionfatore, Pompeo continuò quel processo di personalizzazione del potere, che fu calcato ancora di più da Cesare e li portò allo scontro. Nel 61 a.C., anno del suo secondo consolato, Pompeo riuscì ad aggirare i divieti e dispose la costruzione di un teatro in muratura nel Campo Marzio: sarebbe stato il primo della storia di Roma legato alla figura di una sola persona e intitolato a Venere Vincitrice, chiaro riferimento al favore della dea nei confronti del singolo generale. Per lei venne costruito un tempio, la cui scalinata di accesso era la stessa cavea del teatro che così, con questa escamotage, Pompeo poté legittimamente costruire. Fu un colpo da maestro tanto elegante quanto minaccioso per la repubblica.

Grandezza e bellezza del Teatro di Pompeo

Era un monumento splendente e provocatorio, un’alternanza continua di travertino e marmo scuro: poteva ospitare decine di migliaia di spettatori e la cavea aveva un diametro di circa 150 metri. La si può ripercorrere a piedi, oggi, camminando lungo via di Grottapinta e piazza del teatro di Pompeo. Spesso i palazzi, sorti sulla pianta della cavea, custodiscono nelle loro cantine i resti delle arcate e delle colonne, ed è possibile prenotare in almeno due ristoranti per mangiare circondati da ciò che resta del fastoso teatro. Ancora nel V secolo d.C. il teatro era definito “bellissimo” da Teodorico, re goto, incantato da sculture e affreschi. Eppure anche la storia del teatro di Pompeo è tormentata.

Pochi resti, tante storie nel Teatro 

Oltre la cavea, infatti, Pompeo aveva fatto costruire un piacevole porticato, utile in caso di mal tempo o di eccessiva calura. I portici fiancheggiavano uno spazio occupato da boschetti, fontane e con ben quattordici statue poste a rappresentare le nazioni sottomesse da Pompeo nella sua carriera militare.

teatro
Mura del teatro in un ristorante

A chiudere questa cornice c’era un quadriportico, dove il Senato di Roma si riuniva quando le circostanze lo rendevano necessario. E una di queste circostanze si verificò proprio il 15 marzo del 44 a.C.: i lavori in corso nella Curia e Cesare già investito del comando militare per la campagna contro i Parti, resero necessario che l’assemblea senatoriale si tenesse fuori dal confine sacro di Roma, dal pomerium. E fu proprio lì, in un punto di recente identificato tra gli scavi dell’area sacra di largo Argentina e la linea del tram, che Cesare fu ucciso dai congiurati. Di conseguenza Augusto, che di Cesare era pronipote per sangue e figlio per adozione, fece murare il punto in questione rendendolo locus sceleratus. Ma, come da tradizione, lo spettacolo doveva continuare.

La lunga vita del teatro di Pompeo

I restauri e gli abbellimenti del teatro di Pompeo si susseguirono nei secoli, sia per apportare migliorie sia per riparare i danni causati dai frequenti incendi dell’epoca. L’ultimo restauro si deve proprio al barbaro Teodorico, che della cultura romana era un grande ammiratore. Poi il teatro divenne cava di materiale da costruzione, il tempio di Venere Vincitrice fornì le basi per Palazzo Pio Righetti a Campo de’ Fiori e sui resti della cavea sorsero chiese, mentre il corredo statuario superstite è sparso in vari musei. Oggi il teatro di Pompeo è una traccia, come un’orma profonda tra i palazzi. Eppure, con il suo carico di storie vere e interpretate, di vicende umane e architettoniche, è più presente che mai nel cuore di Roma.

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