Home Focus Storia di mia nonna e del diario che incastrò il colonnello

Storia di mia nonna e del diario che incastrò il colonnello

64
0
fotografie degli avi di severin ostara

C’era una volta mia nonna, nata nel 1911 in Italia in un paese lontano quindici chilometri dall’Aquila dove lavorò come contadina fino al giorno del suo matrimonio quando insieme a mio nonno si trasferì a Roma dove continuò a lavorare senza sosta come portiera di un palazzo che doveva anche pulire e dove crebbe due figli maschi e lavò i panni a mano per la sua famiglia e per tutte le famiglie del vicinato che avevano qualche soldo in più per pagare la lavandaia.

Il padre di mia nonna era un uomo violento che picchiava la moglie. In paese la gente ne aveva un timore reverenziale al punto da avergli assegnato il soprannome di “Colonnello”.

A ventisette anni partì da solo per l’America come manovale lasciando ad aspettarlo la moglie e la prima figlia. Tornò dopo diversi anni e poi ripartì di nuovo lasciando ad aspettarlo la moglie incinta, la prima figlia e il secondo figlio.

L’unica foto di famiglia. Mia nonna (la prima da sinistra) pensò di fare un collage inserendo anche il padre nella composizione.

Nacquero due gemelle, mia nonna era una delle due. La gemella più grande morì dopo pochi mesi. La madre di mia nonna quindi scrisse una lettera al marito per comunicargli la morte della figlia, ma a quella lettera non seguì una risposta. In un diario che mia nonna scrisse quando era anziana raccontò di come sua madre chiese molte volte al marito di permetterle di raggiungerlo a New York con tutta la famiglia ma lui non acconsentì mai, motivando che – tradotto nelle parole di mia nonna – «Le donne, all’ America, diventavano tutte prostitute.»

Quando “il Colonnello” tornò al paese mia nonna aveva quasi dieci anni e il padre non l’aveva ancora mai incontrato. Presentata a lui come la figlia questi ne accolse l’esistenza disconoscendola in quanto femmina, quindi prese per mano il figlio maschio e le voltò le spalle.

«Quel giorno» – scrive mia nonna nel suo diario – «è finita la mia bella infanzia».

Nessun membro della mia famiglia, eccetto mia nonna, ha mai avuto l’onestà di descrivere questo mio bisnonno che non ho mai conosciuto con le parole che
gli spettano. Come si narra un mito, mio padre narra che gli uomini del paese si levavano il cappello quando il mio bisnonno passava e sebbene lui sia a conoscenza di tutto il male che suo nonno ha fatto, specialmente alla figlia e alla moglie, insiste nel dire che, personalmente, ne conserva ricordi felici di loro due in giro per il paese a fare commissioni su un carretto trainato da un mulo.

In questa sua volontà di restituire una narrazione parziale in cui chi racconta non si fa carico del problema in quanto non si identifica come parte lesa c’è una connivenza che odora di casa.

Sono passati quasi cento anni da quel 1921 in cui mia nonna vide il padre voltarle le spalle.

Nel suo diario scrive: «Ho capito che le femmine di quei tempi erano molto disprezzate, specie dai padri. Ma di chi era la colpa se un individuo nasceva maschio o femmina?»

Mia nonna, che studiò fino alla quarta elementare, nel suo diario sostiene che le radici di quella misoginia sistemica risiedessero nell’ ignoranza di quel contesto specifico.

La storia ci dimostra che le cose non stanno proprio così, che su quei meccanismi di oppressione, di sfruttamento e di esclusione che investono donne, soggettività LGBTQPI+ e persone di colore, ancora si fondano i sistemi sociali ed economici di buona parte del mondo.

Ma in risposta a una congiuntura storica particolarmente critica e più coscienti della necessità di un approccio intersezionale alla lettura del presente e alle pratiche di attivismo, i movimenti femministi e transfemministi stanno costruendo una rete mondiale coesa e in espansione che è ormai difficile ignorare.

Oggi, 8 Marzo, le lavoratrici e i lavoratori di 48 paesi nel mondo sciopereranno per dire basta alla violenza di genere e del genere, interrompendo il ciclo produttivo e riproduttivo delle disuguaglianze.

Io sciopererò anche per mia nonna, perché questa piazza non le volterebbe le spalle.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here