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Monache buddiste, Kung Fu e bici contro lo sfruttamento delle donne

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monache buddiste

Chiamarle monache, termine che a noi occidentali fa venire in mente solo l’appartenenza ad un ordine religioso femminile, è davvero molto riduttivo: le cinquecento monache buddiste che hanno affrontato una pedalata lunga ben quattromila chilometri per richiamare l’attenzione sul traffico degli esseri umani, sono molto di più e non soltanto per il loro coraggio ma anche per la loro attitudine quotidiana ad affrontare la vita.

Quattro mila chilometri in bici, una rivoluzione silenziosa

Un vero esercito di monache buddiste appartenenti a uno dei più importanti gruppi religiosi del buddismo tibetano, i Drukpa, hanno affrontato un percorso lungo quattromila chilometri dal Nepal all’India, pedalando attraverso la catena Himalayana. Ben equipaggiate in tuta e scarpe da ginnastica, caschetto, occhiali e zaino, hanno voluto richiamare con questo gesto l’attenzione del mondo sullo sfruttamento sessuale delle donne e contro la piaga del traffico degli esseri umani, particolarmente feroce da quelle parti. Un gesto coraggioso e decisamente fuori dal comune per delle monache da sempre considerate inferiori ai loro “colleghi” maschi, abituate, ma non rassegnate, a una sottile forma di violenza che non ha però impedito loro di reagire. In seguito alla riforma di Gyalwang Drukpa (leader spirituale del millenario lignaggio tibetano Drukpa, l’Ordine del Dragone) e per difendersi dai maltrattamenti dei monaci maschi, le monache hanno iniziato una rivoluzione silenziosa introducendo solo due anni fa una nuova attività alternandola a preghiere, meditazione e faccende quotidiane: la pratica del Kung Fu, antica arte da combattimento. Così, come sempre succede con la pratica delle arti marziali, le monache hanno pian piano acquisito più fiducia in se stesse e maggiore consapevolezza nelle proprie capacità che hanno subito speso per gli altri, protestando in modo originale contro il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale.

Monache buddiste in azione dopo il terremoto

La situazione delle donne in Nepal dopo il terremoto dello scorso anno, è divenuta insostenibile: le ragazze povere in particolare, vengono spesso “vendute” dai loro genitori per poter nutrire la famiglia e così le monache Kung Fu nuns si sono schierate apertamente con la popolazione femminile. La lunga pedalata himalayana non è stata la prima bensì la quarta e le monache buddiste hanno colto l’occasione per distribuire cibo ai poveri e cure mediche ma soprattutto hanno incontrato le autorità politiche e religiose per ottenere rispetto e dignità. Dopo il sisma che ha devastato il Nepal, lo sfruttamento delle donne e dei bambini è drammaticamente cresciuto: la prostituzione è stata l’unica via d’uscita dalla fame e un numero sempre maggiore di bambini è scomparso dai centri di accoglienza e le monache buddiste hanno pensato che non sarebbe bastato stare rinchiuse a pregare tutto il tempo, dato che Il Gyalwang Drukpa insegna quanto sia importante “mettere in pratica” la preghiera.

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