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    Coltivare le piante con la tecnica idroponica

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    piante a coltivazione idroponica

    La coltivazione idroponica e quella aeroponica  sono l’affascinante risposta dell’agricoltura del futuro alle richieste degli abitanti delle città, sempre più grandi e popolose, sempre più interessate a prodotti di qualità coltivati senza inquinare e disponibili a prezzi ragionevoli. Dove non c’è spazio, dove la terra costa un occhio della testa e spesso è inquinata dall’eccessiva presenza umana, gli imprenditori agricoli hanno la possibilità di usare una di queste tecniche che permettono, se ben utilizzate, di ottenere grandi soddisfazioni, soprattutto dove non è possibile la coltivazione estensiva.

    Prima di continuare a sperticarmi nelle lodi su sistemi di coltivazione che non usano il terreno come supporto per la coltivazione, permettetemi di spiegare come mai ho scritto ben due articoli sul terreno migliore da usare per coltivare le piante in vaso ed altrettanti sulle annaffiature. Se effettivamente ci sono tanti vantaggi nel coltivare senza terra, chi me lo ha fatto fare di dedicare tante parole ad insegnare alle persone come coltivare le piante nei vasi pieni di terra sui nostri terrazzi? La risposta è semplice e nostalgica insieme: la voglia di riprodurre anche nel piccolo di casa nostra un ambiente il più naturale possibile.

    La tecnica idroponica 

    I vantaggi della coltivazione senza terra, di quella che viene considerata “idrocoltura” (anche se scoprirete che è qualche cosa di più), sono proporzionali alla dimensione di scala, in breve sono massimi se la coltivazione è di tipo professionale. Uno dei miei insegnanti ci ricordava sempre che più il sistema è complesso (non naturale) maggiori sono le possibilità di ottenere dei disastri in caso di mancata manutenzione o di trascuratezza, per questo motivo mi permetto di sconsigliare a chi è capace di far morire un cactus in un vaso con la terra, di provare a coltivarlo senza! È vero che con l’idrocoltura è possibile coltivare ogni tipo di pianta, ma i costi e la cura saranno maggiori di quelli necessari per la coltivazione in terra, questa considerazione in Italia ha un peso notevole. Qualche anno fa, quando ero ancora segretario nazionale della associazione dei succulentofili, assieme al mio amico presidente nazionale dell’UNIFLOV, l’unione dei florovivaisti aderenti alla CIA (la Confederazione Italiana dell’Agricoltura) cercammo di scoprire la differenza tra il verde urbano italiano e quello di altre città straniere.  Ne uscì un risultato apparentemente desolante, ma in realtà molto interessante per i florovivaisti: da noi, salvo alcune eccezioni, sono poche e spesso abbandonate e trascurate le essenze (le specie vegetali) coltivate sui terrazzi nelle nostre città. Proprio la stessa constatazione è stata molto interessante per i florovivaisti che hanno trovato enormi spazi di miglioramento, sia qualitativo che quantitativo. Grazie alla ricerca nacquero decine di concorsi per “il balcone più bello” del quartiere, per il “giardino più curato”, ma molto c’è ancora da fare.

    Cos’è la coltivazione idroponica

    È un tipo di coltivazione in cui il terreno è sostituito da un supporto inerte e sterile (zeolite, argilla espansa, lana di roccia, ecc.) che ha solo la funzione di permettere alle radici della pianta coltivata di svilupparsi quanto basta per ricevere la giusta alimentazione. Le radici, in parte esterne al liquido per evitare fenomeni di asfissia, sono immerse in una soluzione di acqua e nutrienti che possono essere regolati in base alle necessità dell’esemplare e alle esigenze vegetative. In alcuni casi il sostegno meccanico può essere lasciato a telai esterni o a funi di ancoraggio e l’alimentazione delle coltivazioni a gelatine che forniscono alla pianta tutti gli elementi di cui ha bisogno. Se riusciremo a mantenere un buon livello igienico avremo scongiurato tutti quegli impedimenti che in qualche modo limitano o ostacolano la crescita delle piante nella terra:

    • Niente cocciniglia delle radici, nessun nematodo, nessun curculionide nel terreno.
    • Nessun ostacolo fisico allo sviluppo delle radici (terreno duro o pietre).
    • Costante nutrimento ai capillizi radicali che non dovranno subire i cicli irrimediabilmente legati alla periodicità dell’irrigazione e della concimazione delle piante coltivate in terra.
    • Minor sviluppo delle radici che non devono sostenere la pianta, e quindi maggior produzione vegetale aerea.
    • Niente marciumi radicali.
    • Nessun pericolo di salinizzazione del supporto.
    • Minor impiego di fitofarmaci (diserbanti ecc.) spesso indispensabili nelle normali coltivazioni.

    In ambiente protetto, con il giusto supporto integrativo (luminoso e termico) la produzione vegetale può aumentare del doppio e anche di più, rispetto alle normali tecniche di coltivazione. Non è un caso che le maggiori aziende produttrici di ortaggi in Giappone, nella provincia di Tokyo, impieghino metodi di coltivazione idroponiche. 

    I principali vantaggi della coltivazione idroponica

    • Crescita accelerata delle piante in coltivazione.
    • Coltivazioni più sane.
    • Qualità superiore degli esemplari coltivati.
    • Raccolto superiore in quantità e qualità.
    • Risparmio di spazio dedicato alla coltivazione.
    • Risparmio di materie prime (acqua e nutrienti).
    • Minor inquinamento ambientale.
    • Minor dipendenza da variabili ambientali esterne.
    • Possibilità di programmazione economica.
    • Maggior reddito per le aziende produttrici e per gli operatori.

    Un mio amico nippofilo mi ha raccontato che il 70% degli ortaggi a chilometro zero venduti a Tokyo provengono da coltivazione idroponica.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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