Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così, e mi tormento.
(Catullo, carme 85, traduzione di S. Quasimodo)
Leggi questi versi, universalmente noti, e intendi Catullo. Poche parole nitide e dolenti bastano a riassume nella nostra mente l’esperienza umana e letteraria di un poeta che merita di essere raccontata con qualche parola in più.
Catullo e la sua epoca
Non sappiamo con certezza l’anno di nascita di Catullo, abbiamo indizi per individuare quello di morte. Precoce, come spesso accadeva nelle epoche antiche, quando ciò che per noi si risolve con qualche sgradevole iniezione di penicillina, era invece una sfida con la morte dall’esito spesso fatale. Conosciamo però le origini di Catullo, figlio di una ricca famiglia veronese, e il periodo in cui visse, il I secolo a.C. Un secolo breve, si potrebbe dire, in cui la crisi della repubblica giunge alla sua maturazione ed esplode in una serie di guerre civili che si fermeranno solo quando Ottaviano troverà un nome e una forma per il nuovo tipo di governo, che di fatto è già un impero. Un’epoca in cui le certezze, gli schemi e i valori vacillano. Un’epoca in cui le anime più sensibili danno voce all’inquietudine con versi tutt’oggi memorabili.
La poesia di Catullo
Catullo appartiene ai poetae novi, un gruppo di artisti che si ispirano ai modi e alle motivazioni dei poeti alessandrini. Scelgono
volutamente temi disimpegnati, d’amore o di mitologia, e li incorniciano in composizioni cesellate con cura maniacale, come
Odi et amo
Possiamo immaginare questo ragazzo coltissimo, benestante, che giunge dalla tranquilla Verona a quella fucina di sangue e novità che è Roma. Lì avviene l’incontro con una società diversa, confusa, contestatrice, spregiudicata, in palese crisi di valori e punti di riferimento. Lì Catullo incontra l’amore della sua vita, Clodia. Si chiama Claudia, in realtà: sprizza aristocrazia e sesso da tutti i pori, è degna sorella di Clodio, contestatore e agitatore che si fa chiamare “alla plebea”. Catullo la soprannominerà Lesbia, in omaggio a Saffo, raffinata cantrice di sentimenti. Così, tra un’epigramma sarcastico e uno scherzo cialtrone, tra nostalgie in versi e inni all’amicizia, Catullo dedica a questa donna delle poesie dalla bellezza sconvolgente. Non è un amore felice, non sappiamo nemmeno in che termini si svolga realmente il rapporto tra il giovane poeta e la fascinosa matrona, in cui occhi scuri e profondi non lasciavano indifferente nemmeno un avversario tenace come Cicerone. Ma in fondo non è nemmeno questo ciò che conta. Le parole splendide, ammaestrate dall’esercizio dell’arte, esaltano il sentimento.
…Dice, ma ciò che una donna dice all’amante impazzito,
conviene scriverlo nel vento e nell’acqua che fugge via.
… Il sole può tramontare e poi risorgere,
per noi, quando la nostra breve luce si spegne,
c’è una notte eterna da dormire.
Dammi mille baci e ancora cento…
Come riscoprire Catullo? Andando in libreria, acquistando le sue poesie con una bella traduzione che aiuti a conoscerlo, lasciandosi sorprendere. Perché da una pagina all’altra è questo che accade. Al dolore lacerante per un amore finito, segue il racconto del famoso scherzo “davvero divertente” che ha spiazzato gli studenti più curiosi e imbarazzato i loro professori, a un invettiva che trasuda disgusto per gli affaristi della politica seguono versi che esaltano la fedeltà e la fiducia più genuine. Catullo aveva un universo dentro, un cielo stellato. Non priviamoci di alcune costellazione, perché la poesia, in fondo, non è altro che la sintesi perfetta della vita in versi.