Villa dei Quintili tra arte, cultura e potere

Sonia Morganti
Pubblicato il 03 maggio, 2018, 4:21 pm

Enorme, così vasta che nel passato si credeva che i suoi resti appartenessero a una città, occupa un posto ricco di memorie ancestrali: la Villa dei Quintili oggi è un magnifico insieme di ruderi ricchi di Storia e di storie, tutte da ascoltare

Un luogo significativo per la Villa dei Quintili

Il luogo in cui sorge la villa non fu certo scelto per caso: i Quintili proclamavano di discendere dai Quinctii, una delle famiglie di Alba Longa assimilate a Roma. Inoltre pare che il punto in questione dell’Appia corrisponda proprio all’arcaico confine tra i territori delle due città e fosse il luogo dove ci fu lo scontro tra gli Orazi e i Curiazi. Costruire lì la propria splendida dimora era un modo di affermare: la mia famiglia trae la sua potenza e la sua rispettabilità anche dalle proprie origini. La villa non ne è che il riflesso.

Lo splendore della Villa dei Quintili

“La villa conteneva tutto ciò che una città media può avere”, scriveva l’autore greco Olimpiodoro. Non solo decorazioni ricchissime, marmi, pavimenti a mosaico e statue ma anche un ninfeo di ragguardevoli dimensioni, delle terme private come si confaceva a un’elegante villa d’ozio e persino un ippodromo. Il ninfeo era ricco di fontane alimentate dall’acquedotto e fungeva da ingresso monumentale verso la via Appia. Le terme erano interamente rivestite di marmi: possiamo ancora vedere i fori che servivano a fissare le lastre alle pareti. La parte meglio conservata è quella della grande piscina: sulle pareti si notano ancora i tubuli, i condotti, per il riscaldamento. C’è quindi una zona residenziale, risalente al nucleo originario del complesso architettonico e facilmente databile grazie a dei bolli sul materiale da costruzione, e ci sono abitazioni per il personale addetto alle attività produttive della villa e al mantenimento della stessa. 

Castigo senza delitto nella Villa dei Quintili

Ma chi erano i proprietari della villa? Sesto Quintilio Condiano Massimo e Sesto Quintilio Valeriano Massimo erano fratelli e furono contemporaneamente consoli nel 151 d.C. al tempo di Antonino Pio. Nobili e coltissimi, ricchi, onesti e fedeli alla famiglia imperiale, furono indispensabili a Commodo finché non furono accusati di aver partecipato alla prima congiura ordita contro di lui. Perché Commodo non era proprio una personcina semplice da gestire e più di qualcuno tentò di farlo fuori. Apripista, nel 182, furono Annia Lucilla, sua sorella, il di lei marito, il di lei amante e il marito di un’altra sorella, perché i panni sporchi si lavano in famiglia. La congiura fallì e nella repressione seguente furono coinvolti, probabilmente in modo ingiusto, i fratelli Quintili e il figlio di uno di loro, che forse riuscì a fuggire. Condiano e Valeriano invece vennero uccisi e la loro splendida proprietà fu confiscata dall’imperatore. Commodo amò molto soggiornarvi e restano tutt’oggi tracce dei lavori che fece, ampliando ancora di più la villa dei Quintili, marcandola con le sue scelte estetiche e con lo stile costruttivo dell’epoca.

La sorte della Villa nei secoli

Morto Commodo, la villa venne presa prima dai Severi e poi dai Gordiani. La storia si fa turbolenta, drammatica a tratti e i bolli dei laterizi, i marchi di fabbrica, diciamo così, del materiale da costruzione testimoniano cambi di stile e di proprietà che sono mere conseguenze dell’inquietudine di un impero al tramonto. Gli ultimi bolli risalgono all’epoca di Teodorico, dopo di che la Villa dei Quintili fu abbandonata e andò progressivamente in rovina. Passò poi a famiglie che affondano le proprie radici nell’alto medioevo – nel nome Astalli ad esempio si coglie l’eco del gastaldo, funzionario longobardo – quindi alla Chiesa. Tra una fortificazione e una spoliazione, la villa dei Quintili seduce ancora con l’eco della sua grandezza, che racconta storie lontane di bellezza, amore per la vita e tragedie del potere.

 

La foto di copertina appartiene a Photomarco ed è rilasciata in Creative Commons Licence.
La foto interna all’articolo è opera di Gianfranco nel progetto mAppiaM! – Mapping Via Appia Antica

Sonia Morganti
Sonia Morganti si è occupata a lungo di strutture ricettive e valorizzazione del territorio, ha una laurea in legge e una grande passione per l’archeologia, l’astronomia e il trekking. Scrive romanzi, soggetti per storie a fumetti, contenuti di siti web e tanto altro, ma è soprattutto una lettrice esigente ed entusiasta.

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