Stenocereus eruca, la pianta “biscia del deserto”

Stenocereus eruca la pianta detta "biscia del deserto" o “diavolo del deserto”

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 02 luglio, 2018, 9:50 am

Voglio parlarvi di una pianta che ha un comportamento molto particolare che le è valso il nome di “biscia del deserto” o anche “diavolo del deserto” e che quest’anno ha dimostrato di essere una delle piante succulente più coriacee tra quelle che conosco: la Stenocereus eruca. Come dicevo è una pianta succulenta, una di quelle che la maggior parte della gente chiama pianta grassa, che però non contiene grassi, ma succhi.

Stenocereus eruca: indenne dopo un inverno durissimoStenocereus eruca

Quest’anno l’inverno è stato particolarmente duro e la temperatura ha raggiunto il record (per il nostro terrazzo) di cinque gradi sotto lo zero. Di solito, negli spazi dove coltiviamo le nostre piante, ci sono tre gradi di più rispetto alla media romana (e del quartiere), e soprattutto durante i mesi invernali la temperatura scende sotto lo zero solo per pochissimo tempo, un periodo di tempo insufficiente per produrre danni alle nostre piante. La neve gelata quest’anno ha ricoperto tutto, comprese le piante, che di solito anche d’inverno rimangono all’aperto e senza copertura. Sempre la neve ha fatto crollare il tetto di un tunnel che collega due gazebo e che protegge una collezione di Gasteriae. Molte specie di Aloe (le più ricche di succhi sono gelate), hanno sofferto e hanno cominciato a riprendersi solo dopo un paio di mesi. Anche qualche Opuntia (quelle che hanno la forma di fichi d’India, le Platiopuntiae) ha sofferto il freddo. Invece gli esemplari di Stenocereus eruca presenti in terrazza hanno superato senza problemi il grande freddo.

Stenocereus eruca, una specie particolare e affascinante

In realtà, quando ho conosciuto questa specie di pianta, il suo nome scientifico era Machaerocereus eruca, già il nome era intrigante:

Machaero, derivato da Makhaira, traslitterazione del greco μάχαιρα: arma da taglio con lama larga, e il nome è ampiamente giustificato dalla forma della spina centrale che sembra un antico gladio.

Cereus, a forma di cero, cereiforme. La pianta raggiunge delle dimensioni ragguardevoli, supera i due metri di lunghezza mentre la larghezza rimane al massimo contenuta in dieci centimetri.

Eruca ha più significati: come nome di un genere di piante (tra le Cruciferae) Eruca sativa è la ruchetta o rucola, invece come vocabolo vuol dire “bruco”. Questo nome, assiempianta Stenocereus erucae alla sua definizione di “biscia del deserto”, illustra il comportamento in natura di questa pianta che avanza strisciando.

La pianta che cammina nel deserto 

Ho una vecchia immagine in bianco e nero che spiega bene il comportamento di questa specie. È un’immagine che ho usato in molte mostre dell’associazione delle piante succulente, in questa figura (che riporto) si vede uno dei comportamenti caratteristici: la pianta, che vive in zone desertiche, va alla ricerca dell’acqua autoamputando il suo apparato radicale ed emettendo nuove radici dal fusto appoggiato sulla sabbia. Nel suo locus tipico è possibile vederne le tracce, simili alle impronte lasciate dai serpenti. Questa caratteristica di pianta strisciante e la sua forma di cero la rende molto rassomigliante a un bruco. Anche il portamento della specie, con la parte apicale (la testa) elevata rispetto al resto del fusto, rende lo Stenocereus eruca più somigliante a un animale che ad una pianta.

In Natura vince chi riesce a risparmiare energie 

Il comportamento dello Stenocereus eruca è dispendioso per le energie della pianta, anche se probabilmente in natura è salvifico per la specie, così ho potuto verificare che, quando l’acqua è abbondante e l’ambiente salubre, la pianta si limita a crescere allungandosi, emettendo più radici dal fusto, ma senza autoamputazioni. A Montecarlo, nel settore della collezione privata del Principe, che serve per alimentare gli scambi e le mostre legate all’attività espositiva del “Jardin Exotique de Monaco”, ho potuto osservare un esemplare di Stenocereus eruca lungo più di cinque metri, strisciante, come tutti gli esemplari della sua specie, ma perfetto e ben intenzionato a continuare a crescere.machaero cereus

Anche in questo caso, come per la fotosintesi clorofilliana (CAM) caratteristica delle piante succulente, pur essendo il comportamento specifico della specie e sicuramente su base genetica, la pianta tende a perseguire un tipo di crescita opportunistico, e quindi l’esemplare cerca di ottenere il miglior risultato di crescita con il minimo sforzo. Ricordo che il fenomeno è ben documentato nel volume “Corso di ecologia vegetale – ecologia 2” del professor Stefano Leonardi, edito nel 2004 dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Parma. Il fenomeno non è ancora molto noto nel mondo dei coltivatori di piante succulente e ancora meno noto nel mondo amatoriale, al punto che nel web ci sono decine di articoli che consigliano di tenere le piante succulente in camera da letto a causa della loro presunta fotosintesi clorofilliana di tipo CAM. Questo è un esempio di come la scienza progredisca e di quanto dobbiamo ancora imparare, soprattutto nel mondo vegetale

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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