Parco degli Acquedotti, tra cinema e sport

Sonia Morganti
Pubblicato il 15 febbraio, 2018, 12:21 am

Solo nel 1988 quello che oggi conosciamo come Parco degli Acquedotti è divenuto parte integrante del Parco dell’Appia antica e, di conseguenza, tutelato da punto di vista archeologico e naturalistico. È una piccola fetta di territorio se vogliamo – si parla di 240 ettari di terra – ma per più di un motivo incide nell’immaginario collettivo e sul panorama della Capitale.

La storia del Parco degli Acquedotti

Vediamo qual è la sua importanza e quale la sua storia. Quello che oggi è un parco è stato per secoli una fetta di terreno verdeggiate di boschi e pascoli che da Roma si estendeva ininterrotta fino ai Castelli, non ancora delimitata e intaccata dal feroce sviluppo urbanistico. D’altro canto, per decenni, prima che il parco venisse istituito, l’abusivismo era la regola e a ridosso degli archi sorgevano baraccopoli. Il territorio prende il nome dalla presenza di ben sette acquedotti, elevati in arcate suggestive o sotterranei, che hanno rifornito di acqua la Roma antica prima e papalina poi: Anio Vetus (sotterraneo), Marcia, Tepula, Iulia e Felice, Claudio e Anio Novus.

I magnifici sette: descrizione degli acquedotti presenti nel parco

Parco degli Acquedotti foto anticaL’Anio Vetus era lungo 64 km e fu costruito con il bottino delle guerre contro Taranto e Pirro. Partiva dalla zona tra Vicovaro e Mandela e compiva il suo percorso in sotterranea seguendo l’Aniene fino a Tivoli e poi la Via Prenestina. L’Aqua Marcia invece percorreva ben 91 km e convogliava a Roma un’acqua gelida, calcica, molto buona. Viceversa l’acquedotto dell’Aqua Tepula fu chiamato così per la sua acqua dalla temperatura di circa 16° e proveniva dalla zona di Marino, percorrendo quindi “solo” 18km.  La Tepula si unisce poi con l’Aqua Iulia, acquedotto costruito da Agrippa nel 33 a.C. e, più oltre, si sovrappone all’Aqua Marcia. LAcquedotto Claudio, invece, si interseca con gran parte degli acquedotti precedenti e nei pochi chilometri in cui scorre sopraelevato diventa il simbolo del paesaggio del parco. Infine l’acquedotto detto Anio Novus incanalava direttamente l’acqua dell’Aniene, raccolta in zona Subiaco, e si arrampicava sull’Aqua Claudia raggiungendo un’elevazione che gli consentiva di rifornire anche i quartieri più elevati della capitale. In età rinascimentale sull’ossatura dell’Aqua Marcia fu creato l’Acquedotto Felice voluto da papa Sisto V. Il panorama del parco era pronto.

Un paesaggio che ispira e segna

Giorgio Sommers ed Edmund Behles sono i primi fotografi – siamo nella seconda metà dell’Ottocento – a immortalare quel che sarà il parco degli acquedotti, trasformandone l’aspetto in una sorta di cartolina, con lo scopo di far circolare l’immagine in maniera tra un pubblico più ampio. Ma presto è il turno dell’ottava musa. La solitudine di questi edifici, la gittata visiva delle arcate hanno reso i resti presenti nel parco un set a cielo aperto che sul grande schermo riesce a identificare subito Roma e il suo messaggio, ossia lo scarto tra il passato, sedimentato nella bellezza dei ruderi, e il nostro presente fatto di piccoli istanti effimeri. La fissità e la monumentalità dell’immagine degli acquedotti in contrasto con i visi e i corpi ripresi dalla telecamera rende il parco una scenografia quasi connaturata alla natura stessa di Roma.

Il parco degli Acquedotti e l’ottava musa

Il parco degli acquedotti ospita gli esterni di Mamma Roma, coraggioso film di Pier Paolo Pasolini con un’intensissima AnnaParco degli Acquedotti Magnani, al tempo in cui la zona era ancora preda di baraccopoli e case abusive. Ma questo panorama che identifica la Capitale appare anche in film più recenti, come Il giovane Favoloso, opera emozionante che racconta la vita di Leopardi, o ne La grande bellezza: è proprio ai piedi dell’Acquedotto Claudio che un’artista si esibisce lanciandosi contro le arcate sotto lo sguardo perplesso e annoiato di Jep Gambardella. Non manca l’hollywoodiano To Rome with love dove, tra le tante tappe nella Capitale e scorci della città, si fa ammirare anche il Parco degli Acquedotti, lungo l’Acquedotto Claudio e poi a Villa dei Quintili, in Via Appia Antica. Luogo idilliaco e simbolico, il parco degli acquedotti continua la sua lotta con l’abusivismo e il crimine, difendendosi a colpi di bellezza, cultura e sport. Infatti il parco è anche il regno di chi vuole esplorare le vie del tempo e dell’acqua con le scarpe da jogging o in sella a una bicicletta.

L’immagine di copertina è opera di Iessi sotto Creative Commons License
La foto in bianco e nero viene da sito Fondo Romano, risale al 1865 e l’autore non è identificato.

Sonia Morganti
Sonia Morganti si è occupata a lungo di strutture ricettive e valorizzazione del territorio, ha una laurea in legge e una grande passione per l’archeologia, l’astronomia e il trekking. Scrive romanzi, soggetti per storie a fumetti, contenuti di siti web e tanto altro, ma è soprattutto una lettrice esigente ed entusiasta.

Lascia un commento

  • (non sarà pubblicato)