Miyazaki e il conflitto tra uomo e Natura

Il rapporto che esiste tra l'animazione giapponese e il folklore è un legame fortissimo, stabilitosi  grazie a quel grandioso bagaglio culturale ricco di miti e leggende nati nel folto del bosco, dove la Natura regna e ogni uomo ha paura di arrivare.

Pubblicato il 10 marzo, 2018, 4:42 pm

Miyazaki, poetico eppure netto nella sua presa di posizione narrativa, è un artista che ci mostra come il confine tra uomo e Natura sia estremamente labile. Per lui, gli umani non sono nemici ma semplicemente uno dei tanti fattori in grado di influenzare più o meno attivamente la realtà. Approfondendo la poetica di Miyazaki attraverso un’analisi del conflitto tra uomo e Natura ci rendiamo conto che con il passare dei secoli la paura del buio e quella per l’ignoto sono state cacciate dall’avanzare della conoscenza e della tecnologia. Molti dei film di Miyazaki potrebbero essere collocati proprio durante questo passaggio, in un’epoca non ben definita. I luoghi scelti dal regista sono spesso abitati da personaggi che hanno imparato a conoscerne i segreti e a sfruttarne le caratteristiche.

Miyazaki: l’uomo come parte integrante della Natura

Che si parli di Nausicaä della Valle del vento, di Totoro, del mondo di Princess Mononoke o di quello di Kiki, ci troviamo sempre di fronte a protagonisti che, nonostante siano padroni dei mondi surreali che abitano, vengono coinvolti in conflitti che hanno un’origine a loro estranea.       Si prenda un classico della Disney per fare un paragone con l’animazione occidentale, Bamby, ad esempio. Il bosco, e più in generale la Natura e i suoi abitanti, esistono e convivono in armonia lontano dallo sguardo umano. Quando inizia un conflitto tra uomo e Natura in Miyazaki  un uomo arriva a sconvolgere l’equilibrio imperturbabile della Natura; l’uomo si configura immediatamente come nemico, come uno straniero arrivato in una terra che non gli appartiene.

Il confine tra uomo e Natura in Miyazaki è estremamente labile. Gli umani non sono nemici ma semplicemente uno dei tanti fattori in grado di influenzare più o meno attivamente la realtà.

Il conflitto tra uomo e natura nasce dal contrasto

In Princess Mononoke ad esempio ci vengono raccontati conflitti diversi: quello tra la Città di Ferro e i samurai di Asano, quello tra Eboshi e il clan dei cinghiali e infine quello tra l’uomo e il Dio della Natura. Miyazaki struttura la Natura in maniera che ottenga una conformazione più vicina alla complessità del mondo reale ma della quale sia possibile osservarne le contraddizioni. Gli eventi che si susseguono sono un caleidoscopio di temi etici e morali che contrappongono coesistenza e differenza, rancore e amore e ogni personaggio che incarna un’emozione agisce secondo un logico punto di vista che esula dalla definizione di giusto o sbagliato.

Il progresso che alimenta le differenze

Ma se il Male non esiste veramente, qual è il motore portante della storia? Durante una intervista del 2009 all’Università di Berkeley Miyazaki afferma che è l’evoluzione della civiltà che genera conflitto tra uomo e Natura e, proprio grazie a questo contrasto, è possibile affiancare due realtà antitetiche: quella umana, regolata da leggi razionali e quella naturale, imperscrutabile e misteriosa.

L’incantesimo della Natura inoltre, che rimane sconosciuto agli esseri umani, legittima l’esistenza di creature bizzarre o mostruose con il quale ogni uomo può entrare in contatto e ampliare i propri orizzonti: in Nausicaä il mondo è devastato da una giungla tossica abitata da animali e piante mortali, in Ponyo sulla scogliera la protagonista causa un devastante tsunami a causa della sua inesperienza con la magia e Chihiro rimane intrappolata in una città incantata dopo aver perso il suo nome.

Il conflitto tra uomo e Natura viene quindi alimentato dalle stesse differenze che passano tra razionalità, caratteristica fondamentale dell’uomo tecnologico che insegue il progresso, e magia, generatrice di fascino e pericolo. Il risultato finale è un racconto che non ci propone la risoluzione del conflitto ma che anzi, ci aiuta ad esplorarlo, per evitare di perdere una parte importante di noi e della nostra realtà.

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