Ludus latrunculorum: un gioco da tavolo nell’antica Roma

Sonia Morganti
Pubblicato il 10 maggio, 2018, 12:10 am

Siete pronti a provare uno dei giochi preferiti dagli antichi romani? Il ludus latrunculorum o latrunculi era un gioco da tavolo che sotto alcuni aspetti può ricordare i nostri scacchi. Per quanto appassionasse la società romana al punto da lasciare tracce sia nella letteratura che nei ritrovamenti, le sue regole non ci sono giunte. Ma per il fascino invincibile di un meccanismo semplice ma stimolante, esistono vari tentativi di ricostruzione dello stesso. Iniziamo quindi il nostro viaggio nel mondo dei latrunculi.

Cosa serve per giocare al ludus latrunculorum?

La componente ludica dell’essere umano è inseparabile da lui in ogni momento storico: giocando si creano e rinforzano legami, si scambiano informazioni e si celebrano ricorrenze, si allena la mente, si passa il testimone generazionale e tanto ancora. Nulla è più semplice e appassionante di un gioco da tavolo. Per il ludus latrunculorum serviva semplicemente una scacchiera, detta tabula lusoria, e delle pedine. A volte i riquadri di gioco venivano incisi sugli scalini di edifici frequentati in modo che, tra un’attesa e l’altra, fosse possibile passare il tempo in agguerrite partite al gioco dei latrunculi. 

Le regole del ludus latrunculorum

Nonostante dl gioco dei latrunculi appaia anche nei testi di autori come Ovidio, Seneca e Varrone, le sue e regole non ci sono giunte. Esistono però varie ricostruzioni possibili, frutto di studi iconografici e della comparazione con giochi simili, come la petteia, un gioco da tavolo greco anch’esso affine ai moderni scacchi. D’altronde, riuscire ad avvicinarsi il più possibile al meccanismo ludico originale è già una sfida divertente e stimolante. La tavola da gioco dei latruncoli era divisa probabilmente in 96 quadrati, tutti dello stesso colore. Ai due estremi venivano schierati gli eserciti di pedine. Non sappiamo il numero esatto dei pezzi per partecipante: le ricostruzioni più accreditate ipotizzano dodici pedine, ma anche sedici o trenta. A queste va aggiunto il dux o bellator, una sorta di “re”. Ancora per analogia con gli scacchi, le singole pedine sono da noi chiamate a volte “pedoni”, altrimenti milites. Tutti i pezzi sulla tabula lusoria possono muoversi ortogonalmente e di quante caselle vogliono. Un miles o pedone viene “mangiato” se affiancato dalle pedine dell’avversario su due lati, ad esempio a destra e sinistra o in alto e in basso. Per questo motivo era importante muovere sempre una pedina a copertura dell’altra, regola di gioco e di buon senso abbastanza suggestiva, tanto da meritare una citazione nei Tristia di Ovidio. Il dux o bellator, invece, viene mangiato se è accerchiato da tutti e quattro i lati. Le regole, quindi, sono semplici. Quel che è difficile, sfidante e intrigante, è applicarle, creando una strategia valida per condurre alla vittoria il proprio esercito.

Il ludus latrunculorum oggi

Negli ultimi anni c’è stata una fiammata di interesse verso il ludus latrunculorum. In fondo, giocare come un antico romano è un modo divertente e solo apparentemente leggerlo per entrare in contatto con la sua cultura. Ci sono state delle edizioni su carta, con regole adattate, del gioco dei latruncoli nonché vari appassionati che si sono costruiti la propria tabula lusoria, mettendo alla prova le proprie abilità manuali e testando le regole. Vivendo, con queste attività, un’autentica scintilla di vita romana. Non mancano delle app per consentire ai possessori di smartphone di cimentarsi nel ludus latrunculorum sullo schermo del loro dispositivo. Magari per passare il tempo mentre si attende il proprio turno, o mentre si è seduti su un gradino a godere del sole… proprio come duemila anni fa. Anche oggi, infine, la narrativa storica riconosce nei latrunculi un gioco fondamentale nella quotidianità romana al punto da suggerire analogie e schemi di pensiero.

In realtà, sulla scacchiera della politica, valevo come una pedina di vetro nel gioco dei Latrunculi che spesso giocavo con mio padre. […] Vincevo spesso e Augusto era deluso come un bambino quando mangiavo la sua pedina, venutasi a trovare tra due di diverso colore.

Antonella Tavassi La Greca, La pedina di vetro, Di Renzo Editore

Foto di copertina tratta da Aerobiological Enginieering
Foto nel testo tratta da Arjelle

Sonia Morganti
Sonia Morganti si è occupata a lungo di strutture ricettive e valorizzazione del territorio, ha una laurea in legge e una grande passione per l’archeologia, l’astronomia e il trekking. Scrive romanzi, soggetti per storie a fumetti, contenuti di siti web e tanto altro, ma è soprattutto una lettrice esigente ed entusiasta.

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