La Cina blocca l’import dei rifiuti. Quali conseguenze?

Marta Perinelli
Pubblicato il 25 marzo, 2018, 10:26 am

La Cina è stata per anni il punto di raccolta mondiale dei rifiuti riciclabili. Nel luglio 2017, il governo di Pechino ha annunciato l’imminente blocco dell’import dei rifiuti dalle altre nazioni a partire dal nuovo anno. Infatti, il 1 gennaio 2018 è entrata in vigore la legge che blocca l’import di molti rifiuti.

Perché il blocco  dell’import dei rifiuti?

La decisione è stata presa a seguito degli enormi quantitativi di rifiuti arrivati nel corso degli anni. Precisamente, la quantità di rifiuti che la Cina accoglie ogni anno si aggira intorno ai dieci milioni di tonnellate, per un giro di affari di circa 3,7 miliardi di dollari. Soltanto nel 2016 sono stati importati 7,3 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica e 27 milioni di tonnellate di carta. Nello stesso anno il mercato di questi rifiuti era arrivato ad aggirarsi intorno ai 17 miliardi di dollari.

La Cina prende questi scarti dai Paesi sviluppati, li ricicla in materiali riutilizzabili e ne riesporta circa il 70% nei Paesi di provenienza sotto forma di giocattoli, vestiti e altri oggetti.

Il blocco dell’import dei rifiuti riguarda ventiquattro tipologie di rifiuti solidi, come ad esempio plastica, carta di scarsa qualità, tessuti, ma anche scarti derivanti dalle lavorazioni del ferro e dell’acciaio. Le regole sono chiare anche riguardo quei pochi rifiuti che continueranno a essere importati: da marzo il limite massimo di contaminazione tollerato per ogni carico di rifiuti sarà pari allo 0.5%.

Ulteriore ragione del blocco è legata al fatto che è stato rilevato che gran parte dei rifiuti importati non erano stati propriamente puliti e/o in alcuni casi erano stati mischiati ad altri materiali. Questo significa che grandi quantità di rifiuti erano stati contaminati e mischiati con altri scarti non riciclabili, trasformando i rifiuti stessi in elementi estremamente pericolosi; ciò ha comportato un inquinamento del suolo cinese ancora maggiore.

Da dove provengono tutti questi rifiuti e dove andranno a finire adesso?

I principali Paesi produttori di questi rifiuti sono l’America e l’Europa. Secondo i dati forniti da Greenpeace, l’America da sola invia in Cina 13,2 milioni di tonnellate di rifiuti di carta e 1,42 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica in un anno. Nel 2016 l’Europa ha contribuito al totale dei rifiuti importati per una quantità pari a 8,6 milioni di tonnellate di rifiuti di carta. Tutti questi rifiuti che rimangono ora bloccati nei loro paesi di origine rischiano di inquinare gravemente l’ambiente poiché per eliminarli velocemente vengono spediti nelle discariche o inceneriti. Un’altra possibilità che i Paesi stanno valutando è quella di spostare questo commercio in altri Paesi emergenti come Indonesia, Vietnam, India o Malaysia, ma questi non sono ritenuti in grado di tenere il passo che aveva la Cina.

Le conseguenze dell’import dei rifiuti su persone e ambiente

Come detto prima, l’enorme quantità di rifiuti tossici e pericolosi ha compromesso la salute dell’ambiente. L’immagine che siamo soliti associare alla Cina è quella di una società emergente, fatta di tecnologia, progresso e sviluppo continuo, ma non sempre è così. Riguardo il tema dei rifiuti, l’aspetto che in pochi conoscono è quello umano e sociale: le persone che lavorano per smistare e riciclare questi materiali sono persone molto povere, sia adulti che bambini, che pur di guadagnare quel poco denaro che viene loro dato come salario lavorano e vivono all’interno di questi depositi.

Anche i più piccoli sono costretti a lavorare invece di andare a scuola. Queste persone vivono in un ambiente malsano, smistano a mani nude i nostri rifiuti e ne respirano i gas tossici. Il blocco dell’import dei rifiuti è necessario anche per combattere questa forma di sfruttamento umano intollerabile.

Trasformare il blocco in un’occasione di miglioramento

Il blocco dell’import dei rifiuti imposto dalla Cina non deve necessariamente trasformarsi in un dramma per i Paesi coinvolti. Piuttosto, dovrebbe essere un’occasione per migliorare i sistemi di riciclaggio e anche quelli di riuso. Questa è anche un’ottima occasione per introdurre normative e bloccare l’uso della plastica monouso e di tutti quei materiali impossibili o difficili da riciclare.

Un primo passo in questa direzione è stato fatto dall’Ue che ha dichiarato di voler eliminare le materie plastiche monouso e rendere tutti gli imballaggi di plastica riciclabili entro il 2030. Inoltre, l’Ue ha espresso la volontà di introdurre tasse sulle buste e gli imballaggi di plastica così da scoraggiarne l’uso.

Theresa May, Primo Ministro britannico, ha promesso di eliminare del tutto i rifiuti inutili entro i prossimi venticinque anni e ha incoraggiato tutti i supermercati a introdurre reparti di alimenti completamente senza imballaggi.

Conclusioni

Il problema dello smaltimento dei rifiuti non riguarda la Cina, ma ogni Paese produttore. Inviare i nostri rifiuti alla Cina non è la soluzione al problema, ma significa semplicemente spostare il problema, allontanarlo dalla nostra vista. Inquinare la Cina non è la soluzione e finirebbe comunque per inquinare anche noi, ovunque ci troviamo. L’unico modo per risolvere la problematica dei rifiuti è quello della risoluzione a monte. Ognuno di noi deve cercare di capire come diminuire il proprio contributo a partire dalla propria spazzatura: cosa consumo di più? qual è il materiale che finisce in quantità maggiore nella mia spazzatura? come posso diminuirlo?

È nostro dovere porci queste domande, perché siamo noi, sono le nostre scelte, i nostri acquisti a fare la differenza.

Ruolo fondamentale è anche quello dei governi, dell’economia. Bisogna puntare a modificare i nostri stili di vita, ma anche il sistema economico, passare a un sistema circolare, di condivisione, azzerare i rifiuti.

Sono le nostre scelte quotidiane ad avere conseguenze sulla salute del Pianeta e delle persone.

Marta Perinelli
Marta Perinelli vive a Roma ed è laureata in Sociologia. Ha sempre avuto una passione per la lettura e la scrittura. In questi ultimi anni ha sviluppato un interesse particolare per la tutela ambientale e la sostenibilità, per questa ragione sta seguendo un Master in gestione e comunicazione della sostenibilità a Brescia.

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