Kamikatsu, la città giapponese zero waste

Marta Perinelli
Pubblicato il 05 febbraio, 2018, 11:12 am

La teoria zero waste, ovvero la teoria rifiuti zero di Paul Connet, trova una delle sue più eccellenti applicazioni in un’isola del Giappone, nella città di Kamikatsu.

I cittadini di Kamikatsu hanno cominciato a notare come la grande quantità di rifiuti che producevano ogni giorno inquinasse l’ambiente e quindi la loro salute. Così, per porre fine a questo problema nel 2003 hanno intrapreso la strada dello zero waste. Inizialmente, l’80% dei rifiuti venivano riciclati, riutilizzati o compostati, mentre la restante parte finiva in discarica. L’obiettivo che la città si è posta è di diventare al 100% rifiuti zero entro il 2020.

Kamikatsu: come è organizzata la gestione dei rifiuti?

La gestione dei rifiuti è organizzata attraverso una raccolta differenziata che viene eseguita direttamente dai cittadini. Ogni cittadino differenzia i suoi rifiuti in base alla tipologia, li lava accuratamente e li porta al punto di raccolta finale. In questa maniera i cittadini non hanno più la necessità di avere camion della spazzatura. Affinché venga raggiunto l’obiettivo del riciclo totale dei rifiuti, tutti gli scarti alimentari vengono compostati, mentre per gli altri rifiuti esistono ben trentaquattro differenti cassonetti di raccolta, ognuno per una specifica tipologia di prodotto.

Ad esempio, non esiste un unico secchione per la carta, poiché viene differenziata in base al genere: volantini, giornali, cartone, ecc; lo stesso vale per la plastica, che viene differenziata in: tappi di bottiglia, bottiglie per l’acqua, bottiglie dei succhi, PET, ecc.

Per semplificare la suddivisione dei rifiuti, i secchioni sono numerati e hanno un cartello di riferimento che spiega cosa deve essere gettato al loro interno. Inoltre, il cartello fornisce informazioni rispetto alla destinazione finale di quei prodotti e anche circa il guadagno dal punto di vista dell’impatto ambientale. Il passaggio finale spetta al responsabile del punto di raccolta, il quale verifica che tutto sia stato differenziato in modo corretto.

Kurukuru: il negozio “circular”

Sempre nell’ottica dello zero waste e della circular economy, all’interno del centro di raccolta rifiuti è stato creato un negozio dove tutti i prodotti e i materiali che possono essere riutilizzati o cui può essere data una nuova vita vengono scambiati gratuitamente. All’interno del negozio lavorano anche artigiani che sono in grado di dare nuova vita ad alcuni scarti. Vestiti, borse e pupazzi sono alcuni degli articoli che nascono dal riciclo e riuso di alcuni oggetti e materiali che finiscono al punto di raccolta.

Il punto di vista dei cittadini di Kamikatsu

La popolazione di Kamikatsu ammonta a circa 2000 abitanti, di cui principalmente anziani. Inizialmente non è stato difficile  abituarsi al nuovo stile di vita, ritenuto faticoso e impegnativo, ma con il tempo i cittadini si sono abituati e ora dichiarano di compiere questi gesti in maniera naturale. Questo cambiamento nello stile di vita ha permesso ai cittadini di prendere consapevolezza di come le loro azioni di acquisto si ripercuotano sulla loro salute e su quella dell’ambiente nel quale vivono.

Mentre prima consumavano prodotti imballati e provenienti da altre parti del mondo, ora prediligono alimenti sciolti e comprano all’interno dei mercati locali, supportando le comunità di appartenenza e tutelando l’ambiente.

Il sindaco di Kamikatsu ha invitato i sindaci di tutto il mondo a compiere lo stesso passo e puntare a un futuro zero waste.

Marta Perinelli
Marta Perinelli vive a Roma ed è laureata in Sociologia. Ha sempre avuto una passione per la lettura e la scrittura. In questi ultimi anni ha sviluppato un interesse particolare per la tutela ambientale e la sostenibilità, per questa ragione sta seguendo un Master in gestione e comunicazione della sostenibilità a Brescia.

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